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Salute

Una Sanità da pesare sulla Bilancia

  • Benedetta Cappellini
  • Febbraio 29, 2012
  • 6:27 am

“Grasso è bello”. Questa è il messaggio che hanno voluto far passare al grande pubblico ben due film ed un musical di successo di Brodway; ma forse, più che di bello o brutto, si dovrebbe parlare di ‘complicato’, soprattutto per chi, quei chiletti in più, deve farli andar giù ‘prima facie’ al sistema sanitario inglese.
Si perché l’obesità e soprattutto quella infantile, malattia diffusa tra il 25% della popolazione della Gran Bretagna, con proporzioni di circa 1 bambino su sette, sembra essere diventata, più che un disturbo del comportamento alimentare, un disturbo sociale, quando si sia ritenuti ‘troppo grassi’ anche per rimanere con la propria famiglia. Tutto ciò si è effettivamente verificato nel Dundee, dove una coppia di genitori hanno visto portar via i propri bambini dagli assistenti sociali semplicemente perché incapaci di farli dimagrire. Davvero l’indice di massa corporea è giustificato motivo di allontanamento dei figli dai propri genitori (e contro la loro volontà)? Quando, poi, a parte l’ago della bilancia che va troppo in su, questi non siano accusati di nessun abuso salvo il non essere riusciti a far perdere peso a dei bambini in una situazione di profondo stress? Già, perché prima dell’affidamento definitivo si è giustamente convenuto fosse utile mettere la famiglia in una casa sotto il costante sorvegliamento delle telecamere un po’ alla 1984 di Orwell!
È vero che le visite dietologiche e tutto ciò che ruota intorno alla risoluzione della patologia dell’obesità viene (generalmente) fornito dall’assistenza sanitaria al cittadino, ed è strettamente necessario che continui ad essere così; tuttavia, potrebbe forse proprio a questo livello fermarsi la sanità inglese, tanto per non passare il limite oltre il quale si intentano quasi campagne discriminatorie, oltre il quale si ingerisce indebitamente nel privato.
Ora, è sicuramente conveniente prendere misure risolutive o ancora meglio di prevenzione nei confronti di un problema in larga espansione tra grandi e piccini per il disagio fisico-psicologico che reca con sé, dalle alterazioni metaboliche all’innalzamento del rischio di mortalità in giovane età; è, anzi, un dovere da parte di ogni struttura sanitaria nazionale, ed un dovere consistente non solo nella motivata ma molte volte inutile compagna contro le aziende dei cosiddetti cibi spazzatura, dei vari Mc Donald’s e simili (che, parlando con franchezza, ben poca colpa possono raccogliere contro i motivi che spingono a non fermarsi al cheeseburger del pranzo), ma soprattutto nel cercare di rendere consapevoli in merito a ciò che si mangia, come si mangia e si dovrebbe mangiare, magari partendo da un’ educazione aggiuntiva da impartire a scuola, sin da piccoli, così da far apprendere quei contenuti indispensabili quanto meno, e lo dico con un sorriso amaro, per salvaguardare il proprio nucleo familiare.

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Benedetta Cappellini

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