Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Jeffrey Gitomer: l’Uomo della Vendita

«Alla gente non piace che le vengano vendute le cose, ma adora comprare.» Da questa osservazione elementare (e verificabile da chiunque) Jeffrey Gitomer ha costruito un’intera impostazione della vendita. Il punto non è la tecnica: è chi sta al centro della transazione. Un’osservazione che ribalta la prospettiva La frase che apre il pensiero di Gitomer […]

Psicolab — Jeffrey Gitomer: l’Uomo della Vendita
«Alla gente non piace che le vengano vendute le cose, ma adora comprare.» Da questa osservazione elementare (e verificabile da chiunque) Jeffrey Gitomer ha costruito un’intera impostazione della vendita. Il punto non è la tecnica: è chi sta al centro della transazione.

Un’osservazione che ribalta la prospettiva

La frase che apre il pensiero di Gitomer è di quelle che sembrano ovvie solo dopo averle sentite.

Per molti avere un appuntamento con un venditore è un fastidio, mentre andare a fare acquisti è un’esperienza piacevole. E vale anche per chi dichiara di detestare lo shopping: cambia espressione quando si tratta di comprare qualcosa che gli interessa davvero.

La differenza non sta nell’oggetto né nella spesa. Sta in chi guida il processo: nel primo caso lo subiamo, nel secondo lo conduciamo.

Da qui la riformulazione: vendere significa anzitutto dare valore, non collocare un prodotto.

Valore prima di tutto

Il principio del valore è il criterio con cui Gitomer misura ogni altra scelta, compreso lo stile personale.

A chi gli chiedeva quanto contasse il suo modo di presentarsi fuori dagli schemi, ha risposto in modo netto: se dai valore puoi permetterti di essere stravagante; se non ne dai, sei semplicemente una persona bizzarra.

È un criterio applicabile ben oltre la vendita. L’originalità non è di per sé una qualità: lo diventa quando accompagna una sostanza. Senza, resta rumore.

Che l’autore applichi ciò che sostiene lo dimostra il suo modo di lavorare: invia settimanalmente contenuti utili a una lista molto ampia di potenziali clienti, senza condizionarli all’acquisto. Se poi qualcuno compra, bene; altrimenti va bene comunque. È il valore dato in anticipo e senza contropartita.

Farsi cercare

Sul tema del networking l’impostazione è altrettanto controintuitiva: non conta quante persone conosci, conta quante persone conoscono te.

È un rovesciamento con conseguenze pratiche. Se il criterio è il primo, la strategia consiste nell’accumulare contatti: un’attività dispendiosa e a rendimento decrescente. Se è il secondo, la strategia consiste nel produrre qualcosa che valga la pena conoscere, e lasciare che siano gli altri ad avvicinarsi.

Soddisfatti o fedeli?

La provocazione più efficace riguarda la misurazione dei risultati.

Gitomer (che di vendita si è occupato direttamente per oltre quarant’anni, e proprio per questo si permette di criticare chi valuta i venditori senza aver mai fatto quel lavoro) pone una domanda diretta: vuoi clienti soddisfatti o clienti fedeli?

Il punto è metodologico e vale in qualsiasi ambito: se un cliente è davvero contento non lo si scopre da un questionario di soddisfazione, ma dal fatto che acquista di nuovo.

È la differenza tra un’opinione dichiarata e un comportamento osservabile. Le opinioni sono influenzate dalla cortesia, dal contesto, dal desiderio di chiudere la conversazione; il comportamento no.

Allocare, non gestire

Un’altra distinzione interessante riguarda il tempo. Gitomer parla di allocazione anziché di gestione.

La sfumatura non è casuale. “Gestire” il tempo suggerisce di ottimizzare ciò che già si fa, incastrando meglio le attività. “Allocare” implica invece una decisione preliminare su dove il tempo debba andare, e quindi anche su cosa non farà parte della giornata.

La parte inattesa: la filosofia

L’aspetto che colpisce di più, in una figura di questo tipo, è la profondità del ragionamento di fondo. I venditori sono spesso percepiti come persone superficiali, interessate solo al risultato economico, e qui emerge altro.

Da uno dei suoi maestri, Jim Rohn, Gitomer riprende una catena causale precisa:

  • l’atteggiamento determina le azioni;
  • le azioni determinano i risultati;
  • i risultati determinano lo stile di vita.

Con la conseguenza operativa: se il tuo stile di vita non ti piace, non cominciare dalle azioni, cambia la tua filosofia, perché è quella che ispira l’atteggiamento.

La domanda che ne segue è quasi provocatoria: senza una filosofia, quali azioni si possono mai compiere?

Perché la filosofia è operativa

Il punto merita di essere esplicitato, perché non è affatto astratto. La filosofia (nel senso qui inteso) si occupa di tre cose:

  • il perché delle cose;
  • l’identità di chi le fa;
  • il per chi vengono fatte.

Avere questi livelli allineati è ciò che rende una persona difficile da fermare, e, più ancora, ciò che le permette di fare davvero ciò che ama.

È una struttura riconoscibile: quando ciò in cui si crede, chi si è e per chi si lavora puntano nella stessa direzione, la motivazione smette di essere una risorsa da procurarsi. Quando invece divergono, nessuna tecnica compensa quella frattura.

Il criterio finale

La chiusura è la formulazione più semplice e più esigente di tutte: per chi ama ciò che fa, tutti i giorni sono uguali, e sono tutti giorni di festa.

È insieme un augurio e un criterio di verifica. Se il lunedì e la domenica hanno per noi un colore radicalmente diverso, forse il problema non è nell’organizzazione della settimana.

Domande frequenti

Cosa significa “alla gente piace comprare, non essere venduta”?

Che la differenza tra un’esperienza fastidiosa e una piacevole non sta nell’oggetto ma in chi guida il processo: nel primo caso lo si subisce, nel secondo lo si conduce. Da qui l’idea che vendere significhi dare valore, non collocare un prodotto.

Meglio clienti soddisfatti o clienti fedeli?

Fedeli, perché la soddisfazione dichiarata in un questionario è un’opinione influenzabile dalla cortesia e dal contesto, mentre il riacquisto è un comportamento osservabile. Il secondo è un indicatore molto più affidabile.

Cosa cambia tra “gestire” e “allocare” il tempo?

Gestire suggerisce di ottimizzare ciò che già si fa; allocare implica una decisione preliminare su dove il tempo debba andare, e quindi anche su cosa escludere dalla giornata.

Perché partire dalla filosofia e non dalle azioni?

Perché l’atteggiamento determina le azioni, che determinano i risultati e lo stile di vita. Se il risultato non soddisfa, intervenire sulle azioni è inefficace: va cambiato ciò che ispira l’atteggiamento, il perché, l’identità e il per chi.

L’impostazione di Jeffrey Gitomer parte da un’osservazione elementare: alle persone non piace che venga loro venduto qualcosa, ma amano comprare (perché nel secondo caso guidano il processo. Ne discende che vendere significhi dare valore, criterio con cui misurare anche lo stile personale: senza sostanza, l’originalità è solo rumore. Sul networking il rovesciamento è netto) non conta quante persone conosci ma quante conoscono te. E sulla misurazione: meglio clienti fedeli che soddisfatti, perché il riacquisto è un comportamento osservabile mentre la soddisfazione dichiarata è un’opinione. Alla base, una catena precisa: la filosofia ispira l’atteggiamento, che determina azioni, risultati e stile di vita.
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