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Un Giorno questo Dolore ti sarà utile

Un adolescente convinto di essere fatto diversamente dagli altri descrive un’esperienza comune. Il problema non è quella sensazione: è quando l’ambiente la trasforma in una diagnosi. Articolo divulgativo, non diagnostico. Il testo originale riportava l’orientamento sessuale fra le ipotesi di anomalia attribuite al protagonista: si tratta della lettura dei personaggi, non di un dato clinico, […]

Psicolab — Un Giorno questo Dolore ti sarà utile
Un adolescente convinto di essere fatto diversamente dagli altri descrive un’esperienza comune. Il problema non è quella sensazione: è quando l’ambiente la trasforma in una diagnosi.
Articolo divulgativo, non diagnostico. Il testo originale riportava l’orientamento sessuale fra le ipotesi di anomalia attribuite al protagonista: si tratta della lettura dei personaggi, non di un dato clinico, e la precisazione è sviluppata oltre.

La sensazione di essere fatti diversamente

È fra le esperienze più riferite in adolescenza, e ha una spiegazione precisa.

Interviene un fenomeno documentato: si confronta la propria esperienza interna (dubbi, imbarazzo, incertezza) con il comportamento esterno degli altri, che quelle cose non mostrano.

Il confronto è strutturalmente sbilanciato, e produce la conclusione che gli altri siano a proprio agio mentre solo noi non lo siamo.

È lo stesso meccanismo dell’ignoranza pluralistica: ciascuno crede di essere l’unico, e il silenzio di tutti conferma a ciascuno l’eccezione.

Perché è più intenso a quell’età

Si aggiunge un secondo effetto: la sensazione di essere costantemente osservati e giudicati, che è massima in adolescenza e si attenua con l’età.

E un terzo: la convinzione che la propria esperienza sia unica e incomprensibile agli altri, anch’essa tipica di quel periodo.

Nessuno dei tre è patologico. Sono caratteristiche del passaggio, e sapere che sono comuni ne riduce il peso: motivo per cui i coetanei che le nominano aiutano più degli adulti che le spiegano.

La patologizzazione dell’introversione

Il punto centrale della vicenda narrata.

Preferire poche relazioni intense a molte superficiali, trovare faticoso il contesto sociale numeroso, avere bisogno di tempo solitario per recuperare energie sono caratteristiche di temperamento, non sintomi.

La distinzione clinicamente rilevante è con l’ansia sociale: chi è introverso non desidera l’interazione e non ne soffre; chi ha ansia sociale la desidera e la evita per timore del giudizio.

È una differenza semplice e regolarmente confusa, con la conseguenza che ragazzi introversi ricevono pressioni a comportarsi diversamente da come funzionano, mentre ragazzi con ansia sociale (che avrebbero indicazioni di trattamento efficaci) vengono considerati semplicemente riservati.

Un’osservazione sul contesto

Va aggiunta perché riguarda la scuola.

La partecipazione orale in classe è valutata come indicatore di impegno e comprensione, e questo penalizza sistematicamente chi elabora prima di parlare.

Le modalità che consentono di formulare per iscritto o dopo una pausa riducono lo svantaggio senza abbassare le richieste.

Sull’orientamento sessuale

Il testo originale riporta che il protagonista viene considerato «persino gay» dal padre, in un elenco di presunte anomalie.

Va detto esplicitamente: l’orientamento sessuale non è una condizione clinica, e non lo è dal 1973 nella classificazione psichiatrica statunitense e dal 1990 in quella dell’OMS.

Ciò che è documentato è l’opposto: i giovani appartenenti a minoranze sessuali mostrano tassi più elevati di ansia, depressione e ideazione suicidaria, e il fattore associato non è l’orientamento ma l’esperienza di rifiuto, in particolare familiare.

Il dato più netto riguarda proprio quello: il rifiuto da parte della famiglia in adolescenza è associato a un rischio molto aumentato di esiti gravi, mentre l’accettazione familiare è il fattore protettivo più forte.

Non è un tema laterale del racconto: è il tema.

Domande frequenti

Perché in adolescenza ci si sente diversi da tutti?

Perché si confronta la propria esperienza interna con il comportamento esterno degli altri, che non mostra dubbi e imbarazzo. Il confronto è strutturalmente sbilanciato.

L’introversione è un problema?

No, è una caratteristica di temperamento. Va distinta dall’ansia sociale: chi è introverso non desidera l’interazione, chi ha ansia sociale la desidera e la evita per timore del giudizio.

L’orientamento sessuale è una condizione clinica?

No, e non lo è dagli anni Settanta nella classificazione psichiatrica statunitense e dal 1990 in quella dell’OMS.

Cosa protegge i ragazzi appartenenti a minoranze sessuali?

L’accettazione familiare è il fattore protettivo più forte; il rifiuto in adolescenza è associato a un rischio nettamente aumentato di esiti gravi.

Sentirsi fatti diversamente dagli altri è un’esperienza comune in adolescenza e ha una spiegazione: si confronta il proprio interno con l’esterno altrui. Il problema nasce quando l’ambiente trasforma una caratteristica in un difetto, ed è il caso dell’introversione, che va distinta dall’ansia sociale perché le due richiedono risposte opposte. Sull’orientamento sessuale il punto è netto: non è una condizione clinica, e ciò che produce sofferenza è il rifiuto, con l’accettazione familiare come fattore protettivo più forte.
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