Di cosa si tratta
Con formazione esperienziale si indicano i percorsi in cui l’apprendimento passa attraverso un’attività svolta dai partecipanti (una simulazione, un compito di gruppo, un gioco di ruolo) anziché attraverso l’esposizione di contenuti.
L’assunto è che comprendere un principio dopo averne sperimentato gli effetti produca un apprendimento diverso da quello ottenuto ascoltandolo.
L’assunto è fondato, con una condizione precisa.
La condizione: il debriefing
Le rassegne sulle simulazioni convergono su un risultato netto: l’attività da sola produce poco. Ciò che genera apprendimento è la rielaborazione strutturata che la segue.
Le simulazioni con debriefing mostrano effetti nettamente superiori a quelle senza, e le seconde possono addirittura consolidare interpretazioni errate, perché ciascuno resta con la lettura che si è dato.
Le caratteristiche che rendono efficace la rielaborazione sono identificate.
- Avviene subito dopo, quando i dettagli sono ancora accessibili.
- Segue una sequenza: cosa è successo, perché è successo, cosa se ne ricava per la pratica reale. Saltare la prima fase è l’errore più comune.
- È condotta con domande, non con la spiegazione di ciò che l’esercizio doveva dimostrare.
- È dichiarata come analisi della situazione, non valutazione delle persone.
Come ordine di grandezza, il tempo dedicato alla rielaborazione dovrebbe essere pari o superiore a quello dell’attività. Nella pratica è quasi sempre il contrario.
Il trasferimento
Il problema di fondo della formazione non è l’apprendimento in aula: è il suo utilizzo dopo.
Le stime disponibili indicano che una quota minoritaria di quanto appreso viene applicata al lavoro, e i fattori che determinano la differenza sono in gran parte esterni all’aula: il sostegno del responsabile diretto, l’esistenza di occasioni per applicare, e il fatto che l’organizzazione non penalizzi il nuovo comportamento.
È un dato scomodo per chi progetta corsi, perché sposta la responsabilità dell’esito su condizioni che il formatore non controlla, ed è la ragione per cui un buon corso in un contesto ostile produce nulla.
Le cautele necessarie
Le attività esperienziali non sono neutre, e vanno maneggiate con alcune avvertenze.
L’esposizione è reale: chi partecipa lo fa davanti a colleghi con cui condivide un contesto e talvolta una gerarchia. Ciò che accade in aula viene ricordato fuori.
La volontarietà è spesso formale: quando l’iniziativa è aziendale e la partecipazione è osservata, il rifiuto ha un costo. Va detto esplicitamente che astenersi è possibile, e va reso vero.
Va evitata la conduzione in presenza di chi ha potere sulla valutazione dei partecipanti, perché rende impossibile la condizione che rende utile l’esercizio.
E va tenuta ferma la distinzione fra formazione e intervento clinico: attività che sollecitano contenuti personali possono far emergere materiale che eccede il perimetro professionale. In quel caso il compito è orientare verso chi ha titolo, non approfondire.
La condizione che rende possibile tutto
Il fattore che predice l’apprendimento nei gruppi è quello studiato come sicurezza psicologica: la convinzione condivisa che ammettere un errore o dichiarare di non sapere non comporti conseguenze.
Non si ottiene dichiarandola. Si costruisce con comportamenti verificabili: chi conduce si espone per primo, gli errori vengono trattati come informazione, la riservatezza è dichiarata e rispettata.
In assenza di quella condizione le persone partecipano recitando ciò che ritengono atteso, e l’esercizio misura la loro capacità di intuirlo, non altro.
Domande frequenti
Basta far fare un’esperienza perché si apprenda?
No. Le simulazioni senza rielaborazione strutturata producono poco e possono consolidare interpretazioni errate. È il debriefing a generare l’apprendimento.
Come si conduce una buona rielaborazione?
Subito dopo l’attività, seguendo la sequenza cosa è successo, perché, cosa se ne ricava; con domande anziché spiegazioni, e dichiarando che si analizza la situazione, non le persone.
Perché la formazione spesso non produce cambiamenti?
Perché il trasferimento dipende soprattutto da fattori esterni all’aula: sostegno del responsabile, occasioni di applicare e assenza di penalizzazioni per il nuovo comportamento.
Quali cautele servono con le attività di gruppo?
L’esposizione davanti ai colleghi è reale e ricordata; la volontarietà va resa effettiva; chi valuta i partecipanti non dovrebbe essere presente; e ciò che eccede il perimetro professionale va orientato altrove.