Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il Colpo del Nagual: Considerazioni gestaltiche

L’osservazione da cui parte questo testo è preziosa: adattarsi può significare rinunciare a sé stessi. Le spiegazioni che le vengono affiancate (emisferi, menti bicamerali, sciamani) non reggono, e vale la pena separarle. Articolo divulgativo. Le opere citate sono richiamate per autore, senza riproduzione di brani. Il nucleo valido L’idea richiamata attraverso Winnicott è clinicamente solida […]

Psicolab — Il Colpo del Nagual: Considerazioni gestaltiche
L’osservazione da cui parte questo testo è preziosa: adattarsi può significare rinunciare a sé stessi. Le spiegazioni che le vengono affiancate (emisferi, menti bicamerali, sciamani) non reggono, e vale la pena separarle.
Articolo divulgativo. Le opere citate sono richiamate per autore, senza riproduzione di brani.

Il nucleo valido

L’idea richiamata attraverso Winnicott è clinicamente solida e vale la pena formularla con precisione.

Un bambino che deve costantemente adeguarsi alle esigenze di chi lo accudisce (anziché essere accolto in ciò che spontaneamente esprime) può sviluppare una modalità di funzionamento organizzata attorno a ciò che ci si attende da lui.

Il costo descritto non è la sofferenza acuta: è un senso di futilità. La vita funziona, gli obiettivi si raggiungono, e nulla sembra importante.

È una configurazione riconoscibile e che chi la vive fatica a portare in terapia, perché non corrisponde a un sintomo: non c’è nulla che non vada, ed è precisamente il problema.

Cosa vi corrisponde nella ricerca

Il concetto ha corrispettivi verificabili.

La distinzione fra comportamenti sostenuti da ragioni fatte proprie e comportamenti sostenuti da pressione esterna o senso di colpa: i secondi sono associati a minore benessere e minore persistenza, anche quando producono gli stessi risultati.

Il lavoro emotivo: mantenere un’espressione discrepante da ciò che si prova è associato a esaurimento, e la discrepanza fra il sé mostrato e quello percepito è a sua volta associata a disagio.

Sono formulazioni più modeste dell’originale e hanno il vantaggio di poter essere misurate.

Le spiegazioni da scartare

Tre elementi del testo vanno corretti.

Gli emisferi. L’idea che uno sia razionale e l’altro creativo, e che l’educazione ne privilegi uno, è una semplificazione senza riscontro. Le funzioni complesse coinvolgono entrambi, e le differenze individuali nella lateralizzazione non corrispondono a stili di pensiero.

La mente bicamerale. L’ipotesi che fino a tempi storici recenti gli esseri umani non avessero coscienza e udissero le decisioni come voci è una proposta affascinante e non accettata: non è verificabile con i dati disponibili e la comunità scientifica non la considera sostenuta.

Il riferimento sciamanico. L’opera da cui deriva l’immagine richiamata nel titolo è stata oggetto di verifiche che ne hanno mostrato la natura di invenzione letteraria: l’informatore descritto non è mai stato documentato, e i contenuti non corrispondono alle tradizioni delle popolazioni cui vengono attribuiti.

Non è una questione di rispetto per la letteratura: presentare un’invenzione come testimonianza etnografica attribuisce a popolazioni reali contenuti che non sono i loro.

Perché la separazione conta

Un’osservazione clinica valida, se sostenuta da spiegazioni infondate, diventa indifendibile: chi ne riconosce la fragilità tende a scartare anche il nucleo.

E indica interventi sbagliati: se il problema fosse un emisfero inibito, la soluzione sarebbe una tecnica per attivarlo. Se il problema è aver imparato a esistere in funzione delle aspettative altrui, la soluzione riguarda una relazione in cui questo non sia richiesto.

Cosa si può fare

Alcune indicazioni con supporto.

Distinguere, per le proprie attività ricorrenti, quali siano sostenute da ragioni riconosciute come proprie e quali dall’evitamento di una conseguenza. È un esercizio scomodo e informativo.

Verificare le priorità sul comportamento anziché sulle dichiarazioni: a cosa si rinuncia quando il tempo non basta.

Osservare dove si prova interesse senza scopo: non ciò che dà soddisfazione, ma ciò che assorbe. È un indicatore più affidabile della soddisfazione dichiarata.

E, sul piano relazionale, riconoscere i contesti in cui esprimere un disaccordo comporta un costo: la loro quantità è la misura più concreta di quanto spazio resti.

Domande frequenti

Cos’è il senso di futilità descritto?

Una condizione in cui tutto funziona e nulla sembra importante, associata a un funzionamento organizzato attorno alle aspettative altrui. Fatica a essere portata in terapia perché non è un sintomo.

L’educazione privilegia un emisfero?

No. La divisione fra emisfero razionale e creativo è una semplificazione senza riscontro: le funzioni complesse li coinvolgono entrambi.

La teoria della mente bicamerale è accettata?

No. È una proposta suggestiva ma non verificabile con i dati disponibili, e non è considerata sostenuta.

Come si verifica se si vive in funzione degli altri?

Distinguendo quali attività siano sostenute da ragioni proprie e quali dall’evitare una conseguenza, e osservando a cosa si rinuncia quando il tempo non basta.

L’osservazione di partenza è valida e clinicamente riconoscibile: si può funzionare bene organizzando la propria vita attorno alle aspettative altrui, con un costo che non è sofferenza acuta ma senso di futilità. Vanno però scartate le spiegazioni che l’accompagnano (la divisione fra emisferi, la mente bicamerale, il riferimento sciamanico che è invenzione letteraria) perché rendono indifendibile un nucleo che regge, e indicano interventi sbagliati. Ciò che aiuta è più prosaico: verificare le proprie priorità su cosa si rinuncia, non su cosa si dichiara.
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