Perché il genere non tramonta
All’interno del filone gangsteristico e poliziesco esiste un intricato sistema di parentele. Il genere resiste perché i problemi che affronta sono da sempre al centro dell’esperienza americana.
Non si scosta dagli aspetti più sgradevoli e crudi della vita statunitense, e nel suo insieme presenta l’America come luogo di eterno e violento conflitto.
Il gangster funziona come paradigma del mito americano: risponde al desiderio di vedere le proprie fantasie prendere forma, conservando il registro dell’immaginario ma dando corpo a un protagonista che le realizza.
La struttura ricorrente
Il genere presenta una struttura tipica, articolabile in tre elementi.
- Un individuo o un gruppo si oppone alla società o ad altri gruppi; da questa opposizione nasce il conflitto e si scatena la violenza.
- Il conflitto è di natura sociale: il gangster viola un sistema di norme che regola la vita di una collettività.
- Il genere nasce dalla comparsa storica del gangster e individua un mondo sotterraneo, ostile alla società legale.
Ne emergono indicazioni sulla natura della società e sul tipo di individuo che essa produce: il film di gangster è uno scorcio dell’America, avendo creato situazioni e personaggi perfettamente inseriti nei suoi aspetti più vistosi.
Il nodo del successo
Il tema più ricorrente del cinema americano è il successo: ricchezza, posizione sociale, potere.
Il genere gangsteristico ne mostra la versione estrema (la vita sulla cresta dell’onda e la morte brutale) con una particolarità: il successo è ottenuto con le proprie forze, ma attraverso un atto criminale esplicito o implicito.
Da qui la funzione più interessante del personaggio: il gangster fa da capro espiatorio di quell’aspirazione. Permette di rappresentare il desiderio di arrivare a ogni costo attribuendolo a qualcun altro, e poi punendolo.
La sua forza sta nell’assenza di rimorsi: non c’è separazione tra ciò che dichiara di essere e ciò che è e fa. È la coerenza, non la violenza, a renderlo affascinante.
La contraddizione di fondo
Nel pensiero americano convive una contraddizione: l’idea di un paese che offre a ciascuno la possibilità di riscatto, e la percezione di una società rigidamente divisa in classi.
Il gangster è il veicolo con cui questo problema viene messo in scena.
La città
La metropoli è lo scenario fondamentale, ed è descritta come una trappola mortale: immorale, e la prosperità della malavita ne è la dimostrazione.
Il rapporto tra gangster e città però cambia nel tempo. Agli inizi il delinquente urbano è ancora un discendente diretto del fuorilegge di frontiera; col tempo acquisisce dimestichezza con lo spazio urbano, muovendosi con disinvoltura tra strade e vicoli, e gli scontri a fuoco si spostano dalle periferie all’uscita dei locali notturni.
La svolta degli anni Sessanta
È qui che il genere si trasforma, e il testo individua con precisione i termini del cambiamento.
Prima
Fino agli anni Quaranta e Cinquanta i film erano storie di sconfitte a carattere edificante: il gangster ispirava timore reverenziale ed era grandioso persino nella morte. Il conflitto si risolveva sempre con la sua eliminazione.
Il presupposto era che il gangster potesse essere separato dalla società e contrapposto ad essa.
Dopo
Dagli anni Sessanta è la società a essere cattiva, non il gangster.
Il personaggio diventa più vicino allo spettatore, perché la corruzione viene presentata come condizione ordinaria del vivere. Il gangster non muore più: si inabissa nella gente, entra dentro la società, e profondamente.
Cambiano anche i termini narrativi: il malvivente sopravvive in un mondo che prosegue come prima, appena modificato dall’azione violenta che ha compiuto.
Polizia e criminalità vengono poste sullo stesso piano: tecnicamente opposte, ma parte dello stesso sistema, con organizzazioni condotte su basi analoghe.
Il problema della violenza
Va segnalata un’osservazione critica del testo, che non è di poco conto.
In passato il dettaglio truculento serviva a dare tensione al racconto. Dalla fine degli anni Sessanta la ferocia diventa gratuita e prolungata, assumendo carattere prevalentemente estetico.
È lo scarto tra violenza che significa qualcosa e violenza che vale in quanto tale.
Il Padrino e la sintesi
Con il film del 1972 i conflitti del genere si fondono nella presentazione di un mondo unico, quello della malavita.
La saga segna insieme un ritorno alla tradizione (per le ambientazioni) e un rinnovamento nei temi. Tre elementi in particolare:
- la malavita non è più un mondo estraneo all’esperienza comune, ma una struttura organizzata che tende a confondersi con il potere e la politica;
- i boss non sono più psicopatici ma appaiono anzitutto come padri di famiglia;
- pur eliminando ferocemente gli avversari, non sono destinati a finali tragici: la morte può raggiungere il vecchio gangster in giardino, mentre gioca con un nipote.
Quest’ultimo punto è il più significativo. La sanzione narrativa scompare, e con essa la rassicurazione morale che il genere aveva sempre offerto.
Cosa resta
Il genere ha cambiato assunti e contenuti, ma proposito e strutture restano intatti.
Il gangster non è più al centro dell’interesse perché rappresenta solo un aspetto di una società con cui lo spettatore si ritrova mescolato. E i film più recenti impediscono deliberatamente l’illusione di guardare un mondo reale.
Due tratti distintivi del genere rinnovato: l’uso del colore e l’affermazione di un cinema d’autore, con Coppola e Scorsese come principali esponenti.
Domande frequenti
Perché il film di gangster è considerato un genere disprezzato?
Non per inferiorità artistica né per rischio di emulazione, ma perché mette in scena desideri e impulsi che lo spettatore preferirebbe non riconoscere come propri.
Qual è la funzione narrativa del gangster?
Fa da capro espiatorio dell’aspirazione al successo a ogni costo: permette di rappresentare quel desiderio attribuendolo a un altro e punendolo. La sua forza sta nella coerenza tra ciò che dichiara di essere e ciò che fa.
Cosa cambia nel genere dagli anni Sessanta?
Il gangster smette di essere separabile dalla società e vi si inabissa; non muore più e sopravvive in un mondo che prosegue come prima. Polizia e criminalità vengono poste sullo stesso piano.
Perché Il Padrino è considerato uno spartiacque?
Perché la malavita diventa struttura organizzata confusa con potere e politica, i boss appaiono anzitutto come padri di famiglia e scompare la sanzione narrativa finale, e con essa la rassicurazione morale del genere.