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Arriva il terzo Festival del Fundraising

Nel non profit si investe volentieri nei progetti e molto meno nella formazione di chi li rende possibili. Eppure la raccolta fondi è una professione, con metodi propri e un aggiornamento continuo, ed è ciò che gli appuntamenti formativi del settore hanno progressivamente reso visibile. Un luogo di incontro professionale Il Festival del Fundraising è […]

Psicolab — Arriva il terzo Festival del Fundraising
Nel non profit si investe volentieri nei progetti e molto meno nella formazione di chi li rende possibili. Eppure la raccolta fondi è una professione, con metodi propri e un aggiornamento continuo, ed è ciò che gli appuntamenti formativi del settore hanno progressivamente reso visibile.

Un luogo di incontro professionale

Il Festival del Fundraising è nato come principale punto di incontro in Italia per chi lavora nella raccolta fondi e più in generale nel terzo settore.

La formula è quella delle sessioni parallele, con decine di appuntamenti tra incontri frontali, laboratori e analisi di casi concreti. È un formato che riflette la natura del campo: non esiste un percorso unico, ma competenze diverse (comunicazione, relazione con i donatori, digitale, rendicontazione) che ciascuno combina secondo il proprio ruolo.

L’iniziativa nasce in ambito universitario, collegata a un percorso di formazione specialistica in fundraising. È un dettaglio non secondario: segnala che la raccolta fondi ha acquisito uno statuto accademico, con una letteratura e una metodologia proprie.

Come è strutturato

L’articolazione tipica di questi appuntamenti prevede due livelli.

Alcune sessioni plenarie, dedicate a fare il punto sullo sviluppo della professione e sulle tendenze generali della raccolta fondi. Servono a fornire una cornice comune e a segnalare i cambiamenti in corso.

E numerose sessioni formative, in cui vengono discusse in modo interattivo le tematiche specifiche: le nuove tendenze, gli strumenti, le campagne di maggior successo realizzate nel paese.

Quest’ultimo elemento: l’analisi delle campagne riuscite: è particolarmente prezioso in un settore in cui i risultati sono spesso difficili da confrontare e dove il passaparola tra organizzazioni sostituisce spesso una vera trasmissione di metodo.

Il ruolo delle linee guida

Un’altra funzione che questi appuntamenti hanno svolto riguarda la presentazione di indirizzi normativi e di buone pratiche elaborate dagli organismi di riferimento del settore.

È un aspetto rilevante, perché il non profit opera in un quadro di regole che riguardano trasparenza, rendicontazione, uso dei dati e modalità di sollecitazione. Conoscerle non è un adempimento formale: la fiducia è la risorsa principale di un’organizzazione che chiede sostegno, e si costruisce anche attraverso la correttezza delle procedure.

Il nodo: chi paga la formazione

La questione più interessante sollevata dall’esperienza di questi anni riguarda però il finanziamento della formazione.

Nel settore si è consolidata una tendenza: alcune aziende e società di consulenza hanno offerto la partecipazione a membri di organizzazioni non profit con cui collaborano. E in alcuni casi una fondazione ha scelto di sostenere in modo strutturato la partecipazione di tutte le organizzazioni di cui finanzia i progetti.

La differenza tra le due modalità è sostanziale. La prima è un gesto occasionale; la seconda riconosce esplicitamente che la formazione è parte del sostegno, non un extra.

È una posizione che merita di essere sottolineata, perché tocca un problema strutturale del settore: si finanziano volentieri i progetti, molto meno la capacità dell’organizzazione di realizzarli e di sostenersi nel tempo. Un’organizzazione con progetti eccellenti e nessuna competenza di raccolta fondi resta dipendente dal singolo finanziatore, il che non è nell’interesse di nessuna delle due parti.

L’auspicio espresso dagli organizzatori va esattamente in questa direzione: che altre fondazioni affianchino al sostegno dei programmi l’attenzione verso la formazione e l’aggiornamento continuo degli operatori.

Perché la raccolta fondi è una professione

Vale la pena esplicitare cosa comporti considerarla tale.

Significa che esistono metodi verificabili: la costruzione di una base di donatori, la cura della relazione nel tempo, la segmentazione dei messaggi, la misurazione dei risultati, la gestione dei canali digitali.

Significa che i risultati non dipendono principalmente dalla bontà della causa (se così fosse, le cause più giuste sarebbero automaticamente le più finanziate, e non è così) ma dalla qualità del lavoro di chi la comunica.

E significa che, come ogni professione, richiede aggiornamento: gli strumenti cambiano rapidamente, e ciò che funzionava cinque anni fa può non funzionare oggi.

Domande frequenti

Cos’è il fundraising?

L’attività professionale di raccolta fondi per organizzazioni non profit, con metodi propri: costruzione della base di donatori, cura della relazione nel tempo, segmentazione dei messaggi, misurazione dei risultati e gestione dei canali.

Perché serve un appuntamento formativo dedicato?

Perché permette di trasmettere metodo anziché affidarsi al passaparola tra organizzazioni, e di analizzare campagne riuscite in un settore dove i risultati sono spesso difficili da confrontare.

Perché è importante che i finanziatori sostengano anche la formazione?

Perché finanziare solo i progetti lascia le organizzazioni prive della capacità di sostenersi autonomamente, mantenendole dipendenti dal singolo finanziatore. La formazione è parte del sostegno, non un extra.

La bontà della causa basta a raccogliere fondi?

No: se fosse così le cause più giuste sarebbero automaticamente le più finanziate. I risultati dipendono in larga misura dalla qualità professionale del lavoro di comunicazione e relazione.

La raccolta fondi è una professione con metodi propri, e appuntamenti formativi dedicati ne hanno progressivamente consolidato lo statuto: anche accademico. Il formato tipico alterna sessioni plenarie sulle tendenze generali e sessioni specialistiche, con particolare valore nell’analisi di campagne riuscite, che trasmette metodo là dove di solito opera solo il passaparola. Vi si presentano anche indirizzi normativi e buone pratiche, essenziali perché la fiducia è la risorsa principale di chi chiede sostegno. La questione più rilevante riguarda però chi finanzia la formazione: sostenere solo i progetti lascia le organizzazioni dipendenti dal singolo finanziatore, mentre investire sulle competenze le rende capaci di sostenersi.
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