La proposta
Il testo annunciava un seminario di tre giorni condotto da un autore statunitense attivo nell’area cosiddetta pre e perinatale.
La premessa dichiarata: le difficoltà relazionali sarebbero influenzate in modo determinante dalle dinamiche della propria nascita, che stabilirebbero il percorso di vita successivo.
Il lavoro proposto consisteva nell’accedere agli «schemi della propria nascita», esplorarne gli stress e liberare un’«energia traumatica», in piccoli gruppi organizzati per rispecchiare diverse dinamiche di parto.
Il caso presentato
L’esempio riportato riguarda una donna nata con una complicanza ostetrica (la spalla trattenuta dopo l’uscita della testa) con ricorso al forcipe e compressione del cordone, quindi con riduzione dell’ossigenazione.
Le corrispondenze proposte sono quattro.
- Essere rimasta senza ossigeno alla nascita spiegherebbe l’attrazione per uomini che le tolgono il respiro.
- Il blocco della spalla spiegherebbe il bloccarsi durante le riunioni di lavoro.
- L’uso del forcipe spiegherebbe il sentirsi bisognosa di essere salvata, e il perdere le chiavi dell’auto perché il compagno intervenga.
- La carenza di ossigeno spiegherebbe la perdita di energia negli eventi sociali e l’addormentarsi durante i rapporti.
Il problema del ragionamento
La costruzione è affascinante e, dal punto di vista logico, priva di valore. Le ragioni sono tre e conviene esplicitarle.
La prima è che le corrispondenze si basano su giochi di parole. «Restare senza respiro» in senso metaforico non ha alcun rapporto con l’ipossia neonatale; «bloccarsi» in una riunione non ha nulla in comune con un impedimento meccanico durante il parto se non il verbo italiano usato per descriverli.
La seconda è che il ragionamento procede a ritroso. Conoscendo insieme il parto e i sintomi, si costruiscono collegamenti, ed è sempre possibile costruirne, perché ogni nascita ha caratteristiche e ogni vita ha difficoltà.
La terza è l’assenza di controllo: nessuno verifica quante persone nate con la stessa complicanza non presentano nulla di simile, e quante persone con quegli stessi sintomi sono nate senza alcuna complicanza. Senza questo confronto, qualunque associazione appare significativa.
È il meccanismo per cui funzionano anche le interpretazioni astrologiche: la spiegazione si adatta ai fatti dopo che li si conosce.
Cosa è invece documentato
Va riconosciuto che le complicanze ostetriche gravi possono avere conseguenze reali, ma sono di natura diversa da quella suggerita.
Una sofferenza da carenza di ossigeno rilevante alla nascita può produrre danno neurologico documentabile, con conseguenze motorie o cognitive misurabili. Sono effetti biologici e verificabili, non simbolici, e non assumono la forma di corrispondenze metaforiche con le vicende della vita adulta.
Quanto alla memoria: gli eventi della nascita non sono ricordabili, perché le strutture che formano la memoria autobiografica maturano nei primi anni di vita. Ciò che emerge nelle sedute di regressione sono ricostruzioni, non recuperi, e le tecniche suggestive sono documentate come capaci di produrre ricordi vividi e sinceramente creduti di eventi mai accaduti.
Il punto che preoccupa di più
Non è teorico. Riguarda i sintomi descritti nel caso.
Una persona che si blocca ripetutamente parlando in pubblico al punto di rischiare il posto di lavoro presenta un quadro riconoscibile e trattabile, per il quale esistono interventi con prove solide di efficacia.
Una persona che perde energia e si addormenta in situazioni sociali e durante l’attività sessuale presenta sintomi che richiedono anzitutto un accertamento medico: disturbi del sonno, condizioni endocrine o neurologiche, effetti di farmaci vanno esclusi prima di qualunque interpretazione psicologica.
Ricondurre tutto questo a un evento avvenuto alla nascita significa non porre le domande che andrebbero poste, ed è questo, più della debolezza teorica, il danno concreto: il ritardo nell’accesso a una valutazione appropriata.
Perché queste proposte attraggono
Vale la pena capirlo, perché la risposta non è l’ingenuità di chi vi si rivolge.
Un racconto che collega difficoltà sparse a un’origine unica offre due cose che la spiegazione scientifica raramente fornisce.
La prima è la coerenza: sintomi diversi e apparentemente scollegati diventano un’unica storia, e questo riduce il senso di caos.
La seconda è l’assoluzione: se l’origine è un evento subito prima ancora di poter fare qualsiasi cosa, nulla è colpa propria.
Sono bisogni legittimi, e vanno riconosciuti. Il problema è che a soddisfarli si rinuncia all’unica cosa che serve davvero: capire cosa mantiene oggi quelle difficoltà, che è la sola parte su cui si può intervenire.
Domande frequenti
Le complicanze del parto influenzano la vita adulta?
Le complicanze gravi possono produrre effetti neurologici documentabili e misurabili. Non producono corrispondenze simboliche con le vicende della vita adulta.
Perché il caso descritto non dimostra nulla?
Perché si basa su giochi di parole, procede a ritroso conoscendo già l’esito, e non verifica quante persone con lo stesso parto stiano bene né quante con quei sintomi siano nate senza complicanze.
È possibile ricordare la propria nascita?
No. Le strutture della memoria autobiografica maturano nei primi anni di vita. Ciò che emerge nelle regressioni sono ricostruzioni, e le tecniche suggestive producono ricordi vividi di eventi mai accaduti.
Perché queste spiegazioni risultano convincenti?
Perché danno coerenza a difficoltà sparse e assolvono da ogni responsabilità, essendo l’origine anteriore a qualunque scelta. Sono bisogni legittimi, ma il prezzo è rinunciare a capire cosa mantiene il problema oggi.