Psicologia Sociale e del Comportamento

Donne non corrisposte e Sindrome di Stalking

Le condotte persecutorie non sono una sindrome e non sono maschili per costituzione cerebrale. Questa pagina corregge alcune affermazioni diffuse su chi perseguita dopo un rifiuto, e distingue ciò che è documentato da ciò che non lo è. Numero antiviolenza e stalking 1522, gratuito e anonimo, 24 ore su 24; in emergenza 112. Articolo divulgativo, […]

Psicolab — Donne non corrisposte e Sindrome di Stalking
Le condotte persecutorie non sono una sindrome e non sono maschili per costituzione cerebrale. Questa pagina corregge alcune affermazioni diffuse su chi perseguita dopo un rifiuto, e distingue ciò che è documentato da ciò che non lo è.
Numero antiviolenza e stalking 1522, gratuito e anonimo, 24 ore su 24; in emergenza 112. Articolo divulgativo, non diagnostico. Il testo originale del 2012 conteneva affermazioni non corrette, indicate esplicitamente più avanti.

Prima correzione: non è una sindrome

L’espressione «sindrome di stalking» non esiste in nessun sistema diagnostico.

Gli atti persecutori sono un comportamento (e in Italia un reato, previsto dall’articolo 612-bis del codice penale) non una condizione clinica.

La distinzione ha conseguenze pratiche. Chi agisce queste condotte, nella maggioranza dei casi, non ha una diagnosi psichiatrica: le rassegne indicano che il quadro più frequente è quello di persone senza patologia maggiore, mosse dal rifiuto o dal risentimento.

Presentare il fenomeno come malattia produce due errori: attenua la responsabilità di chi lo agisce, e alimenta lo stigma verso le persone con disturbi psichici, che sono più spesso vittime che autrici di reati.

Seconda correzione: il sistema limbico

Il testo originale afferma che il sistema limbico sia più grande nelle donne e che questo produca un’amplificazione emotiva.

Va detto con chiarezza: questa affermazione non è sostenuta.

Il sistema limbico non è una struttura unitaria misurabile come un organo, le differenze medie di volume fra i sessi nelle strutture che vi appartengono sono piccole e in gran parte spiegate dalla differenza di volume cerebrale complessivo, e non esiste una relazione stabilita fra quelle misure e l’intensità emotiva.

Più in generale, la ricerca su grandi campioni indica che i cervelli non si dividono in due categorie: le caratteristiche si distribuiscono in configurazioni individuali che non corrispondono a un tipo maschile e uno femminile.

Attribuire a una differenza anatomica un comportamento fornisce a quel comportamento una spiegazione che lo rende inevitabile, ed è precisamente ciò che si vuole evitare quando si parla di condotte dannose.

L’erotomania

Il testo la descrive correttamente nei suoi tratti, e vale la pena precisarne la collocazione.

È un disturbo delirante, in cui la persona ha la convinzione, non modificabile con l’evidenza, di essere amata da qualcuno: spesso di status più elevato, talvolta sconosciuto.

La caratteristica descritta nel testo è esatta e clinicamente rilevante: qualunque risposta, compreso il rifiuto esplicito e l’ostilità, viene reinterpretata come conferma. È il motivo per cui spiegazioni, chiarimenti e tentativi di ragionare sono inefficaci e talvolta controproducenti.

Va però sottolineato che l’erotomania è rara e rappresenta una minoranza dei casi di persecuzione. La maggior parte delle condotte segue la fine di una relazione reale e non comporta alcun delirio.

Non è nemmeno prevalentemente femminile: la descrizione classica come condizione delle donne risale a una letteratura ottocentesca, mentre le casistiche cliniche successive mostrano una distribuzione più equilibrata.

La distribuzione reale

Che gli autori siano in maggioranza uomini è documentato. Ma i due dati che contano di più sono altri.

Il primo: le condotte agite da donne esistono e sono sottostimate, anche perché chi le subisce denuncia meno, per timore di non essere creduto o di essere deriso.

Il secondo: la gravità degli esiti differisce. Il rischio di violenza fisica grave è nettamente più elevato quando l’autore è un ex partner di sesso maschile, ed è questo, non la frequenza, il dato che orienta la valutazione del rischio.

Sull’uscirne

La chiusura del testo originale (volersi bene, non umiliarsi, aspettare il momento giusto) è rivolta a chi subisce e va sostituita.

Chi subisce condotte persecutorie non ha un problema di autostima: ha un problema di sicurezza. Le indicazioni pertinenti sono interrompere ogni contatto, documentare tutto, informare le persone vicine e rivolgersi al 1522 o a un centro antiviolenza per una valutazione del rischio.

Per chi agisce queste condotte esistono percorsi specifici: i programmi per autori di violenza, con protocolli strutturati, mostrano effetti modesti ma reali sulla recidiva. Il punto di partenza è riconoscere il comportamento come tale, e la responsabilità non è condivisa con chi lo subisce.

Domande frequenti

Lo stalking è una malattia?

No. È un comportamento e in Italia un reato. Nella maggioranza dei casi chi lo agisce non ha una diagnosi psichiatrica: il quadro più frequente è quello del rifiuto non accettato.

Le donne provano emozioni più intense per ragioni cerebrali?

No. Le differenze medie nelle strutture limbiche sono piccole e spiegate dal volume cerebrale complessivo, e non esiste una relazione stabilita con l’intensità emotiva.

Cos’è l’erotomania?

Un disturbo delirante in cui la convinzione di essere amati non è modificabile dall’evidenza: qualunque rifiuto viene reinterpretato come conferma. È raro e riguarda una minoranza dei casi.

Anche le donne perseguitano?

Sì, ed è sottostimato perché chi lo subisce denuncia meno. Ciò che differisce è la gravità: il rischio di violenza fisica grave è nettamente più alto quando l’autore è un ex partner uomo.

Tre correzioni reggono questa pagina. Le condotte persecutorie non sono una sindrome ma un comportamento e un reato, e chi le agisce nella maggior parte dei casi non ha una diagnosi. La spiegazione basata su un sistema limbico più grande nelle donne non è sostenuta, e attribuire un comportamento all’anatomia lo fa apparire inevitabile. L’erotomania esiste ma è rara e non è prevalentemente femminile. Infine: chi subisce non ha un problema di autostima ma di sicurezza, e il riferimento è il 1522.
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