Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Perché la Domotica ci aiuta a Vivere meglio

Il termine viene da domus, casa. Ma l’obiettivo della domotica non è automatizzare per il gusto di farlo: è ridurre il numero di operazioni che richiedono attenzione, e questo la rende interessante ben oltre la comodità. Articolo divulgativo, scritto nel 2011. Il settore è successivamente cambiato in modo significativo con la diffusione dei dispositivi connessi: […]

Psicolab — Perché la Domotica ci aiuta a Vivere meglio
Il termine viene da domus, casa. Ma l’obiettivo della domotica non è automatizzare per il gusto di farlo: è ridurre il numero di operazioni che richiedono attenzione, e questo la rende interessante ben oltre la comodità.
Articolo divulgativo, scritto nel 2011. Il settore è successivamente cambiato in modo significativo con la diffusione dei dispositivi connessi: lo segnaliamo dove rilevante. Non contiene raccomandazioni commerciali.

Cosa fa

La domotica fornisce soluzioni tecnologiche per la gestione dell’abitazione o dell’ambiente di lavoro.

Gli esempi riportati sono semplici e chiari: il riscaldamento che si attiva prima del rientro, le luci che si spengono contemporaneamente all’inserimento dell’antifurto, la temperatura che si abbassa automaticamente per evitare consumi inutili.

Gli ambiti di intervento indicati sono quattro:

  • il risparmio energetico;
  • l’abitabilità e il comfort;
  • l’automazione di operazioni quotidiane;
  • il controllo da remoto.

Il risparmio energetico

È l’ambito in cui i benefici sono più facilmente quantificabili, e per questo il più rilevante: soprattutto negli edifici dove i consumi incidono in misura consistente.

Le funzioni descritte comprendono lo spegnimento automatico dei dispositivi nelle ore notturne e la gestione dei carichi per evitare interruzioni quando si supera la potenza disponibile.

Il principio che le riassume è che l’energia venga utilizzata solo quando serve.

Il testo segnala inoltre l’esistenza di normative che quantificano il risparmio ottenibile in funzione del livello di automazione adottato: passaggio importante, perché sposta la valutazione da una promessa generica a un parametro verificabile.

Il comfort

Vengono citate applicazioni come vetri che si scuriscono in presenza di troppa luce, o schermature che si aprono e chiudono per regolare l’ingresso del sole e l’isolamento termico.

Un aspetto interessante è che le configurazioni possano essere modificate nel tempo, anche da remoto, senza interventi invasivi: il che rende il sistema adattabile a esigenze che cambiano.

L’applicazione più significativa

Il testo dedica poche righe a quello che è probabilmente l’impiego con il valore maggiore: il supporto all’autonomia delle persone con disabilità.

Vale la pena espandere il punto, perché la formulazione «corre in soccorso» non rende giustizia a ciò che accade.

Un ambiente in cui luci, serrature, tapparelle, comunicazioni e chiamate di emergenza sono comandabili con un unico dispositivo (vocale, tattile o adattato) non offre un aiuto: rimuove una barriera.

La differenza è sostanziale. Nel primo caso l’autonomia resta dipendente da qualcuno che interviene; nel secondo la persona compie l’azione da sé, e questo modifica il rapporto con il proprio spazio e con chi lo condivide.

È lo stesso principio che vale per una rampa d’accesso: non è un servizio, è la rimozione di un ostacolo che non doveva esserci.

La questione dei costi

Il testo indica correttamente il vincolo che determina la diffusione di queste tecnologie.

Se dispositivi che semplificano la vita e riducono le spese energetiche costano troppo, restano riservati a una minoranza, e il beneficio sociale non si realizza.

Il punto è particolarmente rilevante per l’applicazione appena descritta: una tecnologia che rimuove barriere ma è accessibile solo a chi ha disponibilità elevate sostituisce una disuguaglianza con un’altra.

Le ragioni demografiche

Il testo individua due fattori che spingono verso questi sistemi: l’invecchiamento della popolazione e la riduzione del tempo disponibile per la gestione domestica.

Il primo è quello con le implicazioni maggiori: molte funzioni domotiche (controllo dei consumi, rilevamento di anomalie, chiamata automatica in caso di caduta) sono esattamente ciò che consente a una persona anziana di continuare a vivere nella propria casa più a lungo.

È un obiettivo che ha valore anche sul piano psicologico, dato che il trasferimento in una struttura comporta la perdita di riferimenti che sostengono l’orientamento e l’identità.

Il ruolo dell’integratore

La figura del system integrator ha il compito di far dialogare impianti diversi, creando funzionalità che nessuno di essi possedeva singolarmente.

La competenza indicata come essenziale non è tecnica ma interpretativa: saper tradurre un’esigenza in un progetto.

È un’osservazione corretta e spesso trascurata: la maggior parte delle installazioni deludenti non fallisce per problemi tecnici, ma perché automatizza ciò che era possibile anziché ciò che serviva.

Gli standard

Il testo segnala una scelta strategica: l’adozione di uno standard aperto, condiviso da produttori diversi, con prodotti interscambiabili.

Il riferimento è a KNX, standard riconosciuto a livello europeo e internazionale.

La ragione per cui questo conta è concreta: un sistema legato a un unico fornitore vincola per tutta la durata dell’impianto, e diventa un problema quando quel fornitore cambia politiche o cessa l’attività.

È una preoccupazione che il tempo ha confermato ampiamente, con la diffusione di dispositivi connessi il cui funzionamento dipende da servizi remoti che possono essere dismessi.

Una nota sul presente

Rispetto al 2011 il quadro è cambiato: i dispositivi connessi si sono diffusi enormemente, spesso a costi ridotti e senza necessità di impianti dedicati.

Sono però emerse due questioni allora non considerate: la protezione dei dati raccolti da apparecchi che registrano abitudini domestiche, e la sicurezza informatica di sistemi che controllano accessi fisici.

Sono aspetti che oggi fanno parte della valutazione tanto quanto il risparmio energetico.

Domande frequenti

Cos’è la domotica?

L’insieme delle soluzioni tecnologiche per la gestione integrata di un edificio, con quattro ambiti principali: risparmio energetico, comfort, automazione di operazioni quotidiane e controllo da remoto.

Qual è l’applicazione più rilevante?

Il supporto all’autonomia delle persone con disabilità e degli anziani: un ambiente comandabile con un unico dispositivo non offre un aiuto, rimuove una barriera, e permette di compiere l’azione da sé anziché dipendere da qualcuno.

Perché conta l’adozione di standard aperti?

Perché un sistema legato a un unico fornitore vincola per tutta la durata dell’impianto, e diventa un problema se quel fornitore cambia politiche o cessa l’attività.

Cosa è cambiato rispetto al passato?

I dispositivi connessi si sono diffusi a costi ridotti, ma sono emerse questioni allora non considerate: la protezione dei dati sulle abitudini domestiche e la sicurezza informatica di sistemi che controllano accessi fisici.

La domotica si articola su quattro ambiti (energia, comfort, automazione, controllo remoto) ma l’applicazione con il valore maggiore è quella meno sviluppata nel testo: il supporto all’autonomia di persone con disabilità e anziani. Un ambiente comandabile autonomamente non fornisce un aiuto ma rimuove una barriera, e la differenza non è terminologica: nel primo caso l’autonomia dipende da qualcuno, nel secondo no. Da qui l’importanza del vincolo di costo, perché una tecnologia che abbatte barriere solo per chi può permettersela ne crea un’altra. E resta valida l’osservazione sugli standard aperti, confermata dai dispositivi il cui funzionamento dipende da servizi dismissibili.
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