Psicologia Clinica e Psicopatologia

La Disabilità della Famiglia

Alle famiglie con un figlio disabile vengono attribuiti tassi elevati di separazione, depressione e disturbi nei fratelli. Le ricerche disponibili raccontano qualcosa di diverso, e il quadro che ne esce è più utile. Articolo divulgativo. Le espressioni «handicap», «portatore di handicap» e «anormale» presenti nel testo originale sono superate: qui si usa «disabilità» e «bambino […]

Psicolab — La Disabilità della Famiglia
Alle famiglie con un figlio disabile vengono attribuiti tassi elevati di separazione, depressione e disturbi nei fratelli. Le ricerche disponibili raccontano qualcosa di diverso, e il quadro che ne esce è più utile.
Articolo divulgativo. Le espressioni «handicap», «portatore di handicap» e «anormale» presenti nel testo originale sono superate: qui si usa «disabilità» e «bambino con disabilità». Nulla di quanto segue costituisce indicazione clinica.

Cosa dicono i dati

Tre affermazioni ricorrenti vanno verificate.

Sulle separazioni. Le rassegne non confermano un aumento generalizzato. Alcuni studi rilevano differenze modeste, altri nessuna, e in alcuni gruppi la stabilità è superiore. La formulazione «alte percentuali di separazioni» non è sostenuta.

Sui genitori. Livelli di stress mediamente superiori sono documentati, in particolare in presenza di problemi comportamentali del figlio. Ma la distribuzione è ampia: molti genitori riportano un adattamento buono e alcuni riferiscono benefici, maggiore coesione, revisione delle priorità.

Sui fratelli. Le sintesi indicano effetti piccoli, con esiti in media leggermente peggiori su alcuni indicatori e in alcuni casi migliori su empatia e responsabilità. L’affermazione di «costanti situazioni di nevrosi» non ha riscontro.

Perché la correzione conta

Non è un’attenuazione consolatoria.

Presentare la disabilità di un figlio come causa inevitabile di disgregazione familiare produce due effetti: comunica a chi ci si trova che l’esito è già scritto, e sposta l’attenzione dai fattori che fanno la differenza.

Perché la differenza c’è, ed è ampia. Ciò che la determina è però in larga parte identificabile.

Cosa pesa davvero

I fattori associati all’adattamento sono documentati, e solo uno riguarda la condizione del bambino.

  • I problemi comportamentali incidono più della gravità della disabilità in sé. È il predittore più forte, ed è anche quello su cui gli interventi funzionano.
  • Il sostegno pratico ricevuto: non i consigli, ma la sostituzione effettiva: qualcuno che tenga il bambino, che accompagni, che permetta di dormire.
  • Le condizioni economiche e la disponibilità di servizi, che determinano quanta parte del carico ricade sulla famiglia.
  • Il carico burocratico: pratiche, ricorsi, valutazioni ripetute. È una fonte di stress raramente considerata e spesso citata dalle famiglie come la più logorante.
  • La distribuzione del carico all’interno della coppia, che è nettamente diseguale nella maggior parte dei casi.

Il lutto per il figlio atteso

L’osservazione del testo su questo punto è corretta e vale la pena precisarla.

Ciò che viene elaborato non è una perdita reale ma la rappresentazione del figlio che si era immaginato. È un lutto senza oggetto socialmente riconosciuto, e per questo difficile da esprimere: dirlo sembra un rifiuto del bambino che c’è.

Va aggiunto che non si esaurisce una volta per tutte: tende a riattivarsi nei momenti in cui la differenza diventa visibile, l’ingresso a scuola, l’adolescenza dei coetanei, i passaggi che gli altri compiono.

Sapere che è ricorrente e non progressivo evita di leggere ogni riacutizzazione come un fallimento dell’elaborazione.

Cosa aiuta

Gli interventi con riscontro sono pochi e concreti.

I programmi di formazione ai genitori sulla gestione dei comportamenti, che agiscono sul predittore più forte e riducono lo stress familiare.

Il sollievo effettivo, che è la misura più richiesta e fra le meno disponibili.

Il sostegno tra pari, che riduce l’isolamento e fornisce informazioni pratiche che i servizi non trasmettono.

E l’attenzione ai fratelli: spazi di ascolto separati, informazioni adeguate all’età, e la possibilità di esprimere ambivalenza (inclusi risentimento e imbarazzo) senza che venga giudicata.

Una nota sul futuro

La preoccupazione più riferita dai genitori non riguarda il presente ma cosa accadrà quando non ci saranno più.

È una preoccupazione fondata, e l’ordinamento italiano prevede strumenti: la normativa sul «dopo di noi» del 2016, con agevolazioni per trust e vincoli di destinazione a favore di persone con disabilità grave.

Affrontarla concretamente riduce un carico che altrimenti resta costante e non elaborabile.

Domande frequenti

Le coppie con un figlio disabile si separano di più?

Le rassegne non confermano un aumento generalizzato: alcuni studi rilevano differenze modeste, altri nessuna, e in alcuni gruppi la stabilità è superiore.

I fratelli hanno più problemi?

Gli effetti sono piccoli, in media leggermente sfavorevoli su alcuni indicatori e favorevoli su altri. L’idea di conseguenze inevitabili non ha riscontro.

Cosa incide di più sullo stress familiare?

I problemi comportamentali più della gravità della disabilità, e poi sostegno pratico, condizioni economiche, carico burocratico e distribuzione del carico nella coppia.

Il lutto per il figlio immaginato si supera?

Non una volta per tutte: tende a riattivarsi nei momenti in cui la differenza diventa visibile. Sapere che è ricorrente evita di leggerlo come un fallimento.

Le affermazioni su separazioni frequenti e disturbi inevitabili nei fratelli non sono sostenute, e ripeterle comunica a chi si trova in quella situazione che l’esito è già scritto. La differenza fra le famiglie esiste ed è ampia, ma dipende da fattori identificabili: i problemi comportamentali pesano più della gravità della disabilità, e poi contano sostegno pratico, risorse, carico burocratico e come è distribuito il lavoro nella coppia. Il lutto per il figlio immaginato, infine, non si chiude: si riattiva, ed è normale.
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