Il presupposto: la fiaba come struttura
Il punto di partenza è la psicologia della fiaba: l’idea che le fiabe non siano racconti casuali ma abbiano una struttura ricorrente, e che i loro personaggi funzionino come figure simboliche riconoscibili.
È un terreno con una tradizione consolidata: dagli studi sulla morfologia del racconto popolare alle letture di matrice analitica, l’osservazione che le fiabe di culture lontanissime condividano lo stesso scheletro narrativo è ampiamente documentata.
Da qui la proposta: se quella struttura è condivisa, inventarne una propria può rivelare come una persona organizza inconsapevolmente la propria situazione.
Cosa comprende il metodo
Il percorso proposto (articolato in due giornate di lavoro) si sviluppa su alcuni assi.
Che cos’è una fiaba
Psicologia della fiaba, struttura narrativa, valore attribuito al racconto come strumento di elaborazione.
Immaginario, emozioni e corpo
Il rapporto tra immaginario, vissuto emotivo e dimensione corporea, e le rappresentazioni di salute e malattia.
Su questo punto serve una lettura precisa: che le rappresentazioni mentali influenzino il vissuto della malattia e la qualità di vita è documentato; che possano determinarne il decorso organico è un’affermazione diversa, non sostenuta dall’evidenza, e va tenuta distinta.
La fiaba come strumento
Viene presentata sotto tre profili: come modo di espressione, come forma di conoscenza e come campo di esperimenti, cioè uno spazio in cui provare soluzioni senza conseguenze reali.
L’ultimo è il più interessante. Una narrazione permette di manipolare una situazione, cambiarne le variabili e osservare cosa accade, in condizioni di sicurezza che la realtà non offre.
La pratica
La parte esperienziale riguarda tre momenti: come inventare una fiaba, cosa farne una volta scritta, come utilizzarla rispetto a un problema.
Le tipologie
Le fiabe personali vengono ricondotte a tre famiglie:
- fiabe di realizzazione;
- fiabe sui rapporti;
- fiabe di scoperta dei propri talenti.
La dinamica interna
L’analisi si concentra sui ruoli ricorrenti: il protagonista, il nemico, gli alleati, e sugli altri personaggi, fino a individuare quelle che vengono chiamate le chiavi di volta della soluzione.
Gli strumenti di comprensione indicati sono tre: l’obiettivo e l’ostacolo, il percorso della narrazione, i significati simbolici.
Le strategie di soluzione
Il passaggio conclusivo consiste nel ricostruire il tragitto dall’equilibrio iniziale a quello finale, analizzare la strategia vincente impiegata nel racconto e individuare i riferimenti a sé, cioè come quella strategia si traduca nella situazione reale della persona.
È il punto in cui l’esercizio smette di essere letterario e diventa utile: non conta la fiaba, conta il modo di risolvere che la persona ha spontaneamente scelto.
Quando la fiaba non finisce bene
C’è una parte dedicata al caso in cui il racconto non trovi soluzione, e le tre vie proposte sono istruttive:
- l’arrivo di un nuovo personaggio, cioè l’introduzione di una risorsa che non era stata considerata;
- inventare la storia all’indietro, partendo dal finale desiderato e ricostruendo il percorso che vi conduce;
- le indicazioni provenienti dai sogni.
Le prime due corrispondono a tecniche riconoscibili anche in ambiti molto lontani dal simbolismo: l’ampliamento del campo delle risorse e la pianificazione a ritroso sono strumenti standard nella soluzione di problemi.
A chi si rivolge
Il metodo viene presentato come applicabile su di sé senza preparazione specifica. I professionisti abilitati possono inserirlo tra i propri strumenti di lavoro; altri operatori possono adattarlo alla propria attività.
Resta valida la distinzione fondamentale: un esercizio di auto-conoscenza è una cosa, un trattamento è un’altra, e chi attraversa una difficoltà rilevante ha bisogno del secondo.
Domande frequenti
Cos’è la fiabazione?
Un metodo strutturato che consiste nell’inventare una fiaba personale e analizzarne poi struttura, personaggi e strategia di soluzione, per far emergere il modo in cui si sta organizzando una situazione.
Inventare una fiaba può curare una malattia?
No. Il lavoro sull’immaginario può incidere sul vissuto e sulla qualità di vita, ma non cura patologie e non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. È uno strumento di conoscenza di sé, non una terapia.
Perché la fiaba funziona come strumento?
Perché offre un campo di esperimenti: consente di manipolare una situazione, cambiarne le variabili e osservare cosa accade in condizioni di sicurezza che la realtà non offre.
Cosa si fa se la fiaba non trova una soluzione?
Il metodo propone tre vie: introdurre un nuovo personaggio, cioè una risorsa non considerata; ricostruire la storia a partire dal finale desiderato; utilizzare le indicazioni provenienti dai sogni.