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Corso di Fiaba Terapia

«Avete mai pensato che una fiaba possa aiutarvi a guarire da una malattia? Ebbene può.» Su questa affermazione, contenuta nella presentazione di un corso, occorre essere netti, perché la differenza tra ciò che un esercizio narrativo fa e ciò che non può fare riguarda la salute delle persone. Nota d’archivio e avvertenza. Il corso descritto […]

Psicolab — Corso di Fiaba Terapia
«Avete mai pensato che una fiaba possa aiutarvi a guarire da una malattia? Ebbene può.» Su questa affermazione, contenuta nella presentazione di un corso, occorre essere netti, perché la differenza tra ciò che un esercizio narrativo fa e ciò che non può fare riguarda la salute delle persone.
Nota d’archivio e avvertenza. Il corso descritto si è tenuto nel 2011: date, costi e recapiti non sono più validi. Nessun esercizio narrativo cura una malattia. In presenza di sintomi o di una patologia diagnosticata è indispensabile rivolgersi al medico e non interrompere alcuna terapia in corso.

La proposta

Il corso, di due giornate, era condotto da una psicologa e psicoterapeuta con formazione in medicina psicosomatica, autrice di volumi divulgativi sul tema.

Il programma prevedeva una parte teorica sulla struttura della fiaba e sul suo simbolismo, e una parte esperienziale in cui i partecipanti componevano una propria storia, imparando poi a leggerne gli elementi: protagonista, ostacolo, alleati, percorso, soluzione.

Era prevista anche una sezione su cosa fare quando la storia inventata non arriva a un esito favorevole.

La parte solida

L’impianto dell’esercizio ha una logica riconoscibile, già discussa altrove.

La forma narrativa impone un vincolo: una storia deve arrivare a uno stato diverso da quello iniziale. E richiede di assegnare ruoli (chi ostacola, chi aiuta) che nella vita reale quasi nessuno esplicita.

Anche l’ultima sezione del programma è ben congegnata. Chiedersi cosa fare se la propria storia non finisce bene, e provare a introdurre un nuovo personaggio o a ricostruire il percorso a ritroso, è un esercizio utile: obbliga a individuare cosa mancherebbe perché una situazione si sblocchi.

È spesso una domanda più produttiva di «cosa devo fare».

L’affermazione da correggere

Il problema è nella promessa iniziale, che va affrontata direttamente.

Nessuna pratica narrativa guarisce una malattia. Non esistono prove che l’immaginazione modifichi il decorso di una patologia organica, e affermarlo in un materiale rivolto al pubblico è un’affermazione sanitaria priva di fondamento.

La formulazione va corretta anche in un punto più sottile. Il programma include una sezione sui «rapporti tra immaginario, emozioni e corpo» e su «salute e malattia», e questo richiama l’ambito della medicina psicosomatica, che è una disciplina reale ma il cui contenuto è diverso da ciò che il titolo del corso lascia intendere.

Cosa dice davvero quella disciplina

Le relazioni documentate tra stato psicologico e salute fisica esistono e sono importanti, ma operano attraverso vie identificabili.

  • Lo stress prolungato incide su sistemi di regolazione (asse dello stress, processi infiammatori, sistema immunitario) con effetti misurabili.
  • Lo stato psicologico influenza l’aderenza ai trattamenti, l’alimentazione, il sonno, l’attività fisica, il fumo: sono le vie attraverso cui incide di più.
  • Le aspettative modificano la percezione dei sintomi e producono effetti documentati sul dolore.
  • Alcune condizioni (cefalee, disturbi gastrointestinali funzionali, dermatiti) presentano una componente psicologica riconosciuta nel loro decorso.

Nessuno di questi meccanismi consente di affermare che una storia inventata guarisca. Consentono di dire che il benessere psicologico è una componente della salute, il che è cosa diversa.

Perché la distinzione non è formale

Due ragioni concrete.

La prima: chi crede che un percorso immaginativo possa curare può ritardare accertamenti o trattamenti. Il ritardo diagnostico è, per molte patologie, il fattore che incide di più sull’esito.

La seconda, meno evidente e più crudele: se la malattia può essere guarita con l’immaginazione, chi non guarisce non ha immaginato abbastanza. È il meccanismo per cui teorie di questo tipo aggiungono colpa a chi sta già male.

È la stessa struttura delle affermazioni sul pensiero positivo applicato alle patologie gravi, ampiamente criticate proprio per questo effetto.

Come valutare proposte di questo tipo

Il corso descritto ha elementi che vale la pena riconoscere: è condotto da una professionista abilitata, prevede una parte esperienziale, distingue (in altri materiali della stessa autrice) tra uso personale e uso professionale.

Alcune domande aiutano a orientarsi davanti a offerte analoghe.

  • Il materiale contiene affermazioni sulla salute? Se sì, è il primo segnale a cui prestare attenzione.
  • Viene detto esplicitamente cosa il metodo non fa?
  • Chi conduce ha una qualifica verificabile, e viene precisato che un attestato di partecipazione non abilita ad alcuna professione?
  • Il percorso indica quando rivolgersi altrove?

L’ultima è la più informativa: una proposta seria dice dove finisce.

Cosa si può ragionevolmente aspettarsi

Un esercizio di questo tipo, condotto in un contesto competente, può:

  • chiarire una situazione confusa, rendendo espliciti gli elementi in gioco;
  • far emergere una possibilità non considerata, perché sposta il ragionamento fuori dagli schemi abituali;
  • offrire un modo per esprimere qualcosa di difficile da dire in forma diretta.

Non può modificare una condizione materiale, non sostituisce una psicoterapia dove serve, e non ha alcun effetto su una malattia.

Presentato per ciò che è, resta uno strumento interessante. Presentato come cura, diventa un problema.

Domande frequenti

Una fiaba può guarire una malattia?

No. Non esistono prove che pratiche narrative modifichino il decorso di una patologia organica. Affermarlo in materiali rivolti al pubblico è privo di fondamento.

Allora la mente non incide sulla salute?

Incide, ma per vie identificabili: effetti dello stress prolungato sui sistemi di regolazione, aderenza alle terapie, comportamenti quotidiani, aspettative sulla percezione del dolore. È una componente della salute, non una cura.

Perché queste affermazioni sono dannose?

Perché possono ritardare accertamenti e trattamenti, e perché implicano che chi non guarisce non abbia fatto abbastanza: aggiungono colpa a chi già sta male.

Come si valuta un corso di questo tipo?

Verificando se contiene affermazioni sulla salute, se dice esplicitamente cosa non fa, se la qualifica di chi conduce è verificabile e se indica quando rivolgersi altrove. Una proposta seria dice dove finisce.

L’esercizio proposto ha una logica valida e una sezione particolarmente utile: chiedersi cosa mancherebbe perché la propria storia arrivi a un esito, che è spesso più produttivo di chiedersi cosa fare. Ma l’affermazione iniziale va corretta senza attenuazioni: nessuna pratica narrativa guarisce una malattia. Le relazioni tra stato psicologico e salute esistono e passano per vie identificabili (stress, aderenza alle cure, comportamenti quotidiani, aspettative sul dolore) e nessuna di esse autorizza quella promessa. Il criterio per valutare offerte simili è uno: una proposta seria dice esplicitamente dove finisce.
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