Informazioni sull'autore

Disponibile Solo versione Premium

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Disponibile Solo versione Premium

Corde Alte e Formazione Esperienziale

Breve Estratto

Le esperienze outdoor a corde alte presentano una elevata componente di sfida a livello individuale, di coppia, di team, ed offrono l’opportunità affrontare i propri limiti (percepiti o autoimposti) e le proprie paure (vertigini, paura del vuoto, ecc). Le attività sono tutte in altezza, a circa 10/12 metri dal suolo (le principali sono: Trapezio, Muro sospeso mobile, Beam, Giant Swing, Ponte tibetano, Ponte birmano).
L’attività a corde alte è utilizzata nelle situazioni formative dove è richiesto un forte coinvolgimento emotivo ed esperenziale. Le persone vivono situazioni limite dove si confrontano con le proprie paure, ma anche con le proprie potenzialità. Ideale per il potenziamento della leadership, per la gestione del cambiamento e per il lavoro per obiettivi.
Poco tempo fa ho avuto modo di provare, nell’ambito del master in formazione esperienziale che sto frequentando (non si smette mai di imparare!!), questa disciplina applicata alla formazione aziendale. Devo ammettere che sono partito per quest’avventura con un certo scetticismo, per quanto dato il mio background dovrei essere più che aperto ad ogni sperimentazione.
Il punto sta nel fatto che non riuscivo, prima della mia partenza, a contestualizzare pienamente lo strumento formativo “corde alte” all’interno delle dinamiche aziendali.
Ma ovviamente mi sbagliavo…
Come in ogni percorso esperienziale che si rispetti, l’approccio è stato molto graduale. La prima giornata è passata sulle corde “baby”, per permetterci di prendere confidenza con la struttura e le procedure di sicurezza in primo luogo e poi per abituarci all’idea di camminare “a mezz’aria”.
L’esercitarci sul percorso semplice non ha precluso l’inserimento di alcuni elementi di interesse e di sfida. Già dopo il primo “giro di prova” siamo passati dalla “passeggiata distensiva” ad un bel percorso da compiere bendati con l’unico ausilio della voce guida di un nostro compagno.
Per quanto consapevoli di essere a pochi metri (a volte centimetri) di altezza, ciò non ha impedito di innalzare notevolmente il livello dello stress (non necessariamente in chi era bendato) e di verificarne le reazioni.
Girellare bendato su un percorso sospeso, affidandomi a sistemi di sicurezza non miei e alla voce altrui come unica guida, mi ha portato a fine giornata a riflettere seriamente sui temi della fiducia (nei sistemi di sicurezza, metafora dell’organizzazione aziendale), della leadership (intesa come guida, capacità di prendersi la responsabilità dell’altrui sicurezza e operato) e della delega (delega della funzione “vista” ad una terza persona).
Un’interessante osservazione fatta da una delle mie colleghe è stata questa: “Girare bendata in realtà mi ha fatto rilassare, mi sono messa nelle mani della mia guida e mi sono lasciata condurre”. Come dire, a volte è quasi bello perdere il controllo e fidarsi di qualcun altro… Fine del primo giorno, decisamente più positivo del previsto.
Il secondo giorno è partito subito in modo decisamente più dinamico. Percorso di media difficoltà, fra i 5 e i 10 metri di altezza, con alcuni passaggi piuttosto ostici sia per l’impegno fisico richiesto, sia per la maggiore pressione psicologica data la maggiore altitudine, sia per la misurata “cattiveria” dei nostri formatori (eh, sì… anche i formatori hanno i loro formatori) che non hanno esitato a metterci in difficoltà con bendaggi, camminate all’indietro e altre prove (il tutto, c’è da dire, nella più totale sicurezza, contesto permettendo).
I temi della fiducia e del controllo tornano alla ribalta più che mai. Provare a lasciarsi andare appeso ad un braghino a 10 metri dal suolo affidandosi ai moschettoni ed al cavo d’acciaio (per quanto spesso), fa il suo effetto. Senza fiducia non c’è modo di stare calmi. Senza abituarsi a perdere il controllo, non c’è modo di riuscire a recuperarlo.
Questo perché se per combattere l’eventuale caduta ci si affida alle nostre braccia e alla nostra forza, anziché ai sistemi di sicurezza, si è destinati a soccombere alla forza di gravità. La nostra forza ha un limite, poi si esaurisce, quella del moschettone no (metaforicamente, la nostra organizzazione ha le spalle più grosse di noi soli).
In sostanza, prendersi carico di tutto prima o poi comporta perdere il controllo di buona parte di esso, che noi lo si voglia o no. Tanto vale perdere il controllo quando lo vogliamo noi e in modo, come dire, controllato!
Durante uno dei briefing sono emersi altri due concetti chiave: la ricerca del proprio limite e l’empowerment. Definire l’obiettivo, realistico ma sfidante, definire le regole entro cui muoversi e provare. E osare. Molte volte riuscire, qualche volta capire che l’obiettivo è fuori dalla nostra portata. Ma almeno ci abbiamo provato.
Un altro tema fondamentale della seconda giornata è stato la collaborazione. Ho visto persone con problemi di vertigini e abituate alla vita di ufficio più che al “tree climbing“, superare limiti fino a poco prima impensabili grazie al supporto del gruppo, sia fisico che morale. Ecco quindi emergere due capisaldi dell’empowerment: essere messi nelle condizioni di osare e avere il supporto del sistema di cui si fa parte.
L’ultimo esercizio affrontato è stato quello che credevo, a torto ovviamente, essere veramente inutile: la teleferica sopra la valle con l’unico ausilio dell’imbrago. Ho pensato fra me e me: “un giro di piacere per chi ama l’altezza, di terrore per gli altri”. Utilità zero.
Invece anche qui il tema del controllo torna alla ribalta. Lasciarsi andare, affidarsi all’attrezzatura (al sistema) ci permette di godere il viaggio. Volere controllare qualcosa che non possiamo materialmente controllare, rischia di essere addirittura controproducente. Infatti se si usa troppa forza con la teleferica tenendosi troppo stretti c’è il rischio di attorcigliare i cavi dell’imbrago e di farsi del male. Da far riflettere.
Insomma, se già dopo il primo giorno i miei dubbi hanno iniziato a dissolversi, anche se non completamente, dopo il secondo giorno non ne ho più. Le corde alte possono essere un valido strumento formativo, se applicato nei giusti contesti e con i presupposti del caso.
Questi i temi fondamentali che abbiamo trattato:
* Essere Leader
* Gestire lo stress
* Avere Fiducia
* Delegare e cedere il controllo
* Ricercare e riconoscere il proprio limite
* Abilitare l’Empowerment
* Collaborare
Sicuramente ce ne sono altri che mi sono sfuggiti o che nella nostra esperienza non sono emersi. In ogni caso mi sento di dire che ce n’è abbastanza per promuovere le corde alte a pieni voti, purché ovviamente tutte le attività siano seguite da briefing specifici e contestualizzati. O almeno questa è la mia impressione.

Condividi questo Post
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
ARTICOLI RECENTI
ARTICOLI CORRELATI
Iscriviti alla Newsletter