Psicologia Sociale e del Comportamento

La Conflittualità di Coppia ai tempi dei Social Network

Molti tradimenti vengono scoperti attraverso i social network. È vero, e viene spesso letto come prova che quegli strumenti danneggino le coppie. È invece la constatazione che rendono visibile qualcosa che prima restava nascosto: il che è un fatto diverso. Articolo divulgativo, scritto a partire dall’esperienza di chi lavora con coppie in conflitto. Se il […]

Psicolab — La Conflittualità di Coppia ai tempi dei Social Network
Molti tradimenti vengono scoperti attraverso i social network. È vero, e viene spesso letto come prova che quegli strumenti danneggino le coppie. È invece la constatazione che rendono visibile qualcosa che prima restava nascosto: il che è un fatto diverso.
Articolo divulgativo, scritto a partire dall’esperienza di chi lavora con coppie in conflitto. Se il controllo del partner assume forme di sorveglianza, isolamento o intimidazione, non si tratta di gelosia: è violenza. Il numero 1522 è gratuito, attivo ventiquattro ore su ventiquattro, anche solo per un orientamento.

L’osservazione di partenza

Il testo muove da un dato di esperienza professionale: nelle situazioni di conflitto e separazione, i contenuti digitali compaiono con grandissima frequenza, conversazioni, fotografie, contatti ritrovati.

Ne discende l’osservazione che questi strumenti si ritorcano contro chi li usa, e che abbiano in parte sostituito il ricorso a investigatori privati nelle cause di separazione.

Cosa è cambiato davvero

Vale la pena precisare il punto, perché la formulazione corrente confonde due cose.

Ciò che è mutato non è la frequenza dei tradimenti, ma la loro tracciabilità. Un incontro non lascia documentazione; una conversazione scritta sì, con data, ora e contenuto, e resta consultabile anche a distanza di anni.

Ne deriva un effetto secondario meno evidente: cambia anche la natura del sospetto. Prima il dubbio restava indimostrabile e a un certo punto si esauriva; ora esiste sempre un luogo dove si potrebbe verificare, e questo alimenta un controllo che non si conclude mai.

Il punto che richiede una correzione netta

Il testo descrive con leggerezza il gesto di chi si improvvisa «hacker della domenica» per informarsi su qualcuno.

Va detto con chiarezza che accedere agli account altrui (di un partner, di un ex) non è un eccesso di curiosità: costituisce accesso abusivo a sistema informatico, reato previsto dal codice penale italiano.

Sul piano relazionale il punto è ancora più importante. Il controllo sistematico dei dispositivi e delle relazioni del partner è uno degli indicatori riconosciuti di una relazione maltrattante, e la sua diffusione tecnologica ne ha reso più difficile il riconoscimento: si presenta come preoccupazione, e chi lo subisce fatica a nominarlo come abuso.

Se la richiesta di accesso a messaggi e contatti diventa condizione della relazione, non si tratta di trasparenza.

Va aggiunto, sul piano giuridico, che materiale ottenuto violando la corrispondenza altrui può risultare inutilizzabile e configurare a sua volta un reato: un dettaglio che il testo lascia in ombra.

Il conflitto: dove si origina davvero

Il passaggio più solido dell’articolo è quello in cui riconosce che persone nuove risultano attraenti soprattutto in un momento di crisi, di disinteresse e difficoltà, e che l’energia impiegata altrove è energia sottratta alla soluzione del problema.

È la lettura corretta, e va tenuta ferma.

Ciò che una relazione esterna offre non è, di norma, una persona migliore: è una relazione senza storia. Nessun conflitto accumulato, nessuna delusione, nessuna incombenza condivisa. Il confronto è quindi strutturalmente sbilanciato, si paragona il tratto migliore di un rapporto inesistente con la fase peggiore di uno reale.

Il testo lo dice bene quando osserva che ciò che si vede online è un prodotto costruito.

Un limite della spiegazione

Va però evitata la conclusione che il mezzo produca il fenomeno.

Le relazioni parallele esistevano prima e non richiedono tecnologia. Ciò che gli strumenti digitali hanno modificato è la soglia di accesso: rendono più semplice mantenere un contatto continuativo, e più graduale il passaggio da una conversazione innocua a qualcosa d’altro, perché ogni passo appare minimo rispetto al precedente.

È un elemento reale, ma non sostituisce la spiegazione: una coppia che funziona non viene sciolta da una piattaforma.

Il tempo sottratto

L’altro tema è quello delle ore trascorse davanti agli schermi, che riducono l’attenzione disponibile per chi si ha accanto.

La ricerca ha successivamente confermato l’esistenza di un fenomeno specifico: la presenza dello schermo durante una conversazione riduce la qualità percepita dello scambio, anche quando il dispositivo non viene consultato, perché segnala la possibilità di un’interruzione.

Il correttivo praticabile è quindi meno drastico di quanto si creda: non ridurre l’uso complessivo, ma definire momenti e luoghi in cui i dispositivi non ci sono. Pochi spazi protetti valgono più di una riduzione generica del tempo.

Cosa proteggere

La conclusione del testo (dedicare gli strumenti al tempo libero e l’attenzione a chi ci è accanto) è condivisibile ma generica. Alcune indicazioni più operative, e sostenute dalla pratica clinica:

  • concordare esplicitamente cosa costituisce una violazione della fiducia, invece di darlo per scontato: le aspettative implicite sono la causa più comune di conflitto, perché ciascuno presume che siano condivise;
  • trattare il controllo come un sintomo: chi sente il bisogno di verificare ha un problema di fiducia che nessuna verifica risolverà, perché ogni controllo che non trova nulla ne richiede un altro;
  • distinguere ciò che è privato da ciò che è segreto: avere uno spazio proprio è legittimo, nasconderne l’esistenza è un’altra cosa;
  • quando il conflitto è persistente, considerare un percorso di coppia: con l’avvertenza che non è indicato quando nella relazione è presente violenza, perché in quel caso espone la persona che la subisce.

Domande frequenti

I social network causano i tradimenti?

No. Ne hanno modificato la tracciabilità e abbassato la soglia di accesso, rendendo graduale il passaggio da una conversazione innocua a qualcos’altro. Ma una coppia che funziona non viene sciolta da una piattaforma.

Perché una persona nuova sembra più attraente?

Perché offre una relazione senza storia: nessun conflitto accumulato, nessuna incombenza. Si confronta il tratto migliore di un rapporto inesistente con la fase peggiore di uno reale.

Controllare il telefono del partner è accettabile?

Accedere agli account altrui è un reato, e il controllo sistematico dei dispositivi è un indicatore riconosciuto di relazione maltrattante. Chi sente il bisogno di verificare ha un problema che nessuna verifica risolverà.

Come proteggere l’attenzione reciproca?

Definendo momenti e luoghi in cui i dispositivi non ci sono. La sola presenza di uno schermo riduce la qualità percepita di una conversazione, perché segnala la possibilità di un’interruzione.

Gli strumenti digitali non hanno aumentato i tradimenti: ne hanno cambiato la tracciabilità, e hanno reso il sospetto potenzialmente infinito, perché esiste sempre un luogo dove verificare. La lettura corretta resta quella che il testo intuisce: una relazione esterna non offre una persona migliore, offre una relazione senza storia, e il confronto è per costruzione sbilanciato. Va invece corretto con nettezza il tono leggero sul controllo degli account altrui: è un reato, ed è uno degli indicatori riconosciuti di una relazione maltrattante, chi sente il bisogno di verificare ha un problema che nessuna verifica potrà risolvere.
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