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Pubblica su Psicolab e Vinci il Master Marketing & Impresa

Nel 2011 questa pagina annunciava un concorso: pubblica un articolo, ottieni una borsa per un master in marketing. L’iniziativa è chiusa da tempo, ma il meccanismo che la reggeva è ancora la via più efficace per un neolaureato che debba farsi riconoscere. Nota d’archivio. Il concorso e il percorso formativo descritti si sono conclusi nel […]

Psicolab — Pubblica su Psicolab e Vinci il Master Marketing & Impresa
Nel 2011 questa pagina annunciava un concorso: pubblica un articolo, ottieni una borsa per un master in marketing. L’iniziativa è chiusa da tempo, ma il meccanismo che la reggeva è ancora la via più efficace per un neolaureato che debba farsi riconoscere.
Nota d’archivio. Il concorso e il percorso formativo descritti si sono conclusi nel 2011: date, importi e modalità di candidatura non sono più validi. Il testo che segue ne conserva la memoria e ne discute il principio.

Di cosa si trattava

L’iniziativa, promossa insieme a un polo scientifico e tecnologico e a una scuola di formazione aziendale, si rivolgeva a giovani laureati interessati all’area marketing.

Il meccanismo era semplice: chi inviava un articolo giudicato idoneo alla pubblicazione otteneva una riduzione sul costo di iscrizione a un master a tempo pieno; all’autore del contributo ritenuto migliore era riservata una borsa di importo consistente.

Il percorso formativo prevedeva circa 340 ore di lezione concentrate in tre mesi primaverili, seguite da un tirocinio in azienda, con testimonianze dirette di imprese nazionali e internazionali di settori diversi: grande distribuzione, industria, arredamento, alimentare, ospitalità.

Gli articoli richiesti erano originali, di lunghezza compresa tra le quattromila e le ottomila battute, su temi ampi: marketing, comunicazione, management, ambiente digitale, gestione della relazione con il cliente. Potevano essere ricavati dalla propria tesi. A parità di qualità, venivano privilegiati i contenuti innovativi.

Perché il meccanismo funzionava

Vale la pena esplicitare la logica, perché è ciò che resta utile oggi.

Un neolaureato ha un problema preciso: possiede competenze non verificabili dall’esterno. Il titolo di studio certifica un percorso, non una capacità di ragionamento su un problema concreto. Il colloquio di selezione dovrebbe colmare la distanza, ma è breve e si basa sulle dichiarazioni del candidato.

Un testo pubblicato risolve esattamente questo. Non dice che si sa scrivere e analizzare: lo mostra, in una forma consultabile prima ancora dell’incontro.

Il vantaggio asimmetrico

C’è un secondo effetto, meno evidente.

Un curriculum viene letto solo se qualcuno lo cerca. Un testo pubblicato è invece reperibile in modo indipendente: continua a esistere e può essere trovato da persone che non stavano cercando quella persona.

È la differenza tra candidarsi e essere trovati, e la seconda condizione produce opportunità che la prima non genera.

La tesi come materiale

L’indicazione che gli articoli potessero derivare dalla tesi di laurea merita attenzione, perché tocca uno spreco sistematico.

La tesi è, per molte persone, il lavoro più impegnativo mai svolto: mesi di ricerca, un problema circoscritto, una documentazione ampia. E resta quasi sempre illeggibile per chiunque non l’abbia valutata: troppo lunga, scritta in una forma accademica, senza una versione accessibile.

Ricavarne un testo di poche migliaia di battute non è un ripiego. È un esercizio difficile e formativo di per sé, perché costringe a individuare qual è davvero il punto (cosa si è capito che prima non si sapeva) e a dirlo a chi non conosce il contesto.

Chi non riesce a compiere quell’operazione, di solito, non ha ancora chiaro cosa abbia trovato.

Cosa significa “contenuto innovativo”

Il criterio di valutazione dichiarato privilegiava l’innovatività. È un termine ambiguo che conviene tradurre.

In un testo breve, innovativo non significa scoprire qualcosa di inedito: condizione irrealistica per un neolaureato. Significa piuttosto una di queste cose:

  • portare un dato o un caso che il lettore non conosce;
  • collegare due ambiti che di solito vengono trattati separatamente;
  • mettere in discussione un’affermazione data per acquisita, spiegando su cosa si fonda il dubbio.

La terza è la più efficace e la meno praticata, perché richiede di prendere una posizione: cosa che chi si affaccia a un settore tende a evitare per prudenza.

L’errore più comune

È il testo che riassume correttamente ciò che si trova ovunque.

Un riassunto accurato dimostra diligenza, non capacità di analisi, e non lascia traccia in chi legge. Meglio un contributo circoscritto con una tesi discutibile che una panoramica ineccepibile e priva di attrito.

Cosa resta trasferibile

Il concorso non esiste più, ma il principio è replicabile senza alcuna iniziativa che lo organizzi.

Scrivere pubblicamente su ciò che si sta studiando produce tre effetti indipendenti dal riconoscimento ottenuto:

  • obbliga a chiarire il proprio pensiero, perché la scrittura rende visibili i passaggi che non si reggono;
  • lascia una traccia consultabile, che lavora nel tempo;
  • attira interlocutori interessati agli stessi temi, che è il modo in cui si costruisce una rete professionale reale: non raccogliendo contatti, ma rendendosi riconoscibili per qualcosa di specifico.

Un’ultima annotazione critica, doverosa: iniziative come questa hanno anche una funzione promozionale per chi le organizza, una riduzione sul prezzo resta pur sempre un incentivo commerciale, e un master a costo elevato va valutato per ciò che offre, non per lo sconto. Il che non toglie nulla al valore dello scrivere, che è indipendente dal premio.

Domande frequenti

Il concorso descritto è ancora attivo?

No. L’iniziativa si è conclusa nel 2011: scadenze, importi, modalità di invio e prove di selezione non sono più validi. La pagina ha oggi valore documentale.

Perché pubblicare conta più di dichiarare le proprie competenze?

Perché un titolo certifica un percorso, non una capacità di ragionare su un problema. Un testo pubblicato mostra direttamente come si analizza qualcosa, ed è consultabile prima del colloquio.

Ha senso ricavare un articolo dalla propria tesi?

Sì, e non è un ripiego: condensare mesi di lavoro in poche migliaia di battute costringe a individuare qual è realmente il punto. Chi non riesce a farlo, in genere, non ha ancora chiaro cosa abbia trovato.

Cosa rende interessante un contributo di un giovane autore?

Portare un dato o un caso poco noti, collegare ambiti trattati separatamente, oppure mettere in discussione un’affermazione data per acquisita. L’errore più comune è il riassunto corretto di ciò che si trova ovunque.

L’iniziativa è chiusa dal 2011, ma il meccanismo resta valido e non richiede alcun concorso per essere applicato: un neolaureato possiede competenze che nessuno può verificare dall’esterno, e un testo pubblicato è il modo più diretto per renderle visibili. Ha anche un vantaggio che il curriculum non ha: continua a esistere e può essere trovato da chi non stava cercando. Vale in particolare per la tesi di laurea, il lavoro più impegnativo mai svolto da molte persone e quasi sempre illeggibile per chiunque non l’abbia valutata.
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