Psicologia Clinica e Psicopatologia

Per il Centenario del Futurismo

Sta seduto sul divano di casa, eppure è connesso a più realtà e presente in più luoghi contemporaneamente. Non ha poteri paranormali: si muove semplicemente nel mondo di tecnologia e dinamismo che i futuristi avevano prefigurato ed esaltato. Quel futuro è ormai la quotidianità, e proprio per questo, sostiene una lettura provocatoria, celebrare il Futurismo […]

Psicolab — Per il Centenario del Futurismo
Sta seduto sul divano di casa, eppure è connesso a più realtà e presente in più luoghi contemporaneamente. Non ha poteri paranormali: si muove semplicemente nel mondo di tecnologia e dinamismo che i futuristi avevano prefigurato ed esaltato. Quel futuro è ormai la quotidianità, e proprio per questo, sostiene una lettura provocatoria, celebrare il Futurismo significa celebrarne il funerale.

Una tesi scomoda

Il ragionamento parte da un paradosso. Quando si arriva a commemorare un’avanguardia, si sta in realtà celebrando il funerale di tutto ciò che essa aveva profetizzato. Se ricordiamo il Futurismo: nato nel 1909 con il manifesto firmato da Filippo Tommaso Marinetti e pubblicato su Le Figaro: è perché ha esaurito le proprie possibilità di sviluppo ed espansione.

Di più: cercare ancora nel Futurismo stimoli di attualità e modernità, indicandolo come fenomeno forte a cui adeguarsi, sarebbe l’operazione più passatista possibile. Il che, per un movimento che aveva fatto dell’antipassatismo la propria bandiera, è la contraddizione più radicale.

Siamo davvero veloci?

La domanda giusta, secondo questa lettura, non è se oggi siamo veloci (lo siamo) ma cosa significhi vivere nel futuro quando il futuro è già arrivato. Occorre saper vedere oltre il segno del proprio tempo, ormai condiviso da tutti, e individuare dove possano annidarsi i segni premonitori di un’avanguardia nuova.

L’errore più diffuso, osservano alcuni, è immaginare che se i futuristi esistessero oggi sarebbero tutti in rete. Per questa posizione nella rete non c’è nulla di dirompente, nulla di paragonabile alla rottura futurista: il web è un luogo in cui siamo tutti immersi, e le riflessioni che genera somigliano più a speculazioni che a rivoluzioni.

La rete come compimento, non come rottura

C’è però anche la lettura opposta: la rete sarebbe la fase ultima di quella profezia sul primato della velocità e sulla civiltà delle macchine. Un compimento, non un tradimento, anche se molto poco legato ad atti eroici o di rottura.

Su un punto le due posizioni convergono: il mondo digitale tende all’uniformazione del pensiero, abbassa i picchi, offre pochi spunti poetici. È la riproposizione di un uomo contemporaneo che può concepire se stesso non solo legato a circostanze concrete, ma distribuito e diviso in più entità spazio-temporali.

Sono, secondo l’autore, gli ultimi frammenti di un lampo di civilizzazione che aveva al centro l’uscita dal mondo vecchio e il trionfo di un vitalismo capace di prolungare l’uomo oltre le proprie capacità sensoriali.

Il vero valore del futuro: fermarsi?

La provocazione finale è la più interessante. Se velocità e dinamica non funzionano più come chiave rivoluzionaria, perché sono ormai il presente: allora il vero valore del futuro potrebbe essere l’opposto: essere il più fermi possibile, e semmai moltiplicarsi in tante possibilità di esistenza.

È un’intuizione che il tempo ha in parte confermato: le riflessioni successive su attenzione, rallentamento, disconnessione e sovraccarico cognitivo si muovono esattamente in quella direzione. In un contesto di accelerazione permanente, il gesto controcorrente non è correre di più.

La domanda che resta aperta è metodologica: quali sono oggi le formule per uscire dal mondo in cui si vive, come i futuristi le individuarono nei loro gesti di contrapposizione ai modelli dominanti?

Chiudere il sepolcro per guardare avanti

Da qui la conclusione: viviamo quotidianamente il futuro, come nell’avverarsi dei film di fantascienza. Il maggior omaggio al Futurismo sarebbe allora una gioiosa cerimonia di chiusura, perché finché il movimento non finisce non è possibile guardare oltre.

La vera celebrazione del centenario, insomma, non sta nel ripetere le formule del 1909, ma nel fare oggi ciò che i futuristi fecero allora: cercare cosa viene dopo il futuro che stiamo vivendo. È l’unico modo coerente di essere fedeli a un’avanguardia, non imitarla, ma ripeterne il gesto.

Domande frequenti

Quando nasce il Futurismo?

Nel 1909, con la pubblicazione del manifesto firmato da Filippo Tommaso Marinetti sul quotidiano francese Le Figaro. Il movimento esaltava velocità, dinamismo, tecnologia e la rottura con il passato.

Perché celebrare un’avanguardia ne sancirebbe la fine?

Perché la commemorazione arriva quando un movimento ha esaurito la propria spinta propulsiva. Cercare ancora nel Futurismo modelli di modernità a cui adeguarsi sarebbe un gesto passatista, in contraddizione con il suo stesso principio ispiratore.

Internet è l’erede del Futurismo?

Le posizioni divergono. Per alcuni la rete è il compimento della profezia sul primato della velocità; per altri non contiene nulla di dirompente, essendo un ambiente in cui siamo tutti immersi. Entrambe le letture concordano però sulla tendenza all’uniformazione del pensiero.

Qual è la proposta finale dell’articolo?

Che se velocità e dinamismo sono ormai il presente, il valore controcorrente potrebbe essere l’immobilità unita alla moltiplicazione delle possibilità di esistenza, e che la vera celebrazione del centenario consiste nel cercare cosa viene dopo il futuro che già viviamo.

A cent’anni dal manifesto di Marinetti del 1909, una lettura provocatoria sostiene che celebrare il Futurismo significhi celebrarne il funerale: le commemorazioni arrivano quando un’avanguardia ha esaurito la propria spinta, e cercarvi ancora modelli di modernità sarebbe il gesto più passatista possibile. Sul rapporto con la rete le posizioni divergono (compimento della profezia sulla velocità per alcuni, ambiente privo di dirompenza per altri) ma convergono sulla tendenza all’uniformazione del pensiero. La provocazione finale: se velocità e dinamismo sono ormai il presente, il valore controcorrente potrebbe essere la fermezza, unita alla moltiplicazione delle possibilità di esistenza. La vera fedeltà a un’avanguardia non è imitarla, ma ripeterne il gesto: cercare cosa viene dopo.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.