Psicoterapia e Psicoanalisi

Caduta di una Dittatura

Abbattere le statue è quasi sempre il primo gesto collettivo dopo la caduta di un regime. È un comportamento ricorrente, e la psicologia sociale ha strumenti per spiegarlo senza ricorrere all’idea di un popolo che passa dall’adesione al risveglio. Articolo divulgativo di psicologia sociale e politica. Non prende posizione su singole vicende contemporanee. Una premessa […]

Psicolab — Caduta di una Dittatura
Abbattere le statue è quasi sempre il primo gesto collettivo dopo la caduta di un regime. È un comportamento ricorrente, e la psicologia sociale ha strumenti per spiegarlo senza ricorrere all’idea di un popolo che passa dall’adesione al risveglio.
Articolo divulgativo di psicologia sociale e politica. Non prende posizione su singole vicende contemporanee.

Una premessa da riformulare

Il testo originale descrive un percorso lineare: il popolo aderisce all’ideologia, poi avverte l’oppressione e si ribella. La ricerca sui regimi autoritari indica qualcosa di diverso, e più interessante.

Il fenomeno centrale è l’ignoranza pluralistica: molte persone non condividono privatamente il consenso ufficiale, ma ciascuna crede di essere una delle poche, perché tutte le altre si comportano come se aderissero.

Si aggiunge la falsificazione delle preferenze: in condizioni di rischio si dichiara pubblicamente ciò che è sicuro dichiarare. Il consenso apparente non misura il consenso reale.

Ne deriva la spiegazione di ciò che rende quei crolli così improvvisi. Quando qualcuno esprime pubblicamente il dissenso senza essere immediatamente punito, la soglia di rischio percepito si abbassa per altri, che a loro volta si espongono. È un effetto a cascata, che spiega perché regimi in apparenza solidi cadano in pochi giorni, e perché quasi nessuno riesca a prevederlo.

Perché le statue

Gli oggetti simbolici hanno una funzione specifica.

Sono segnali pubblici e collettivi: abbatterli comunica a tutti, simultaneamente, che il rischio è cambiato. È il modo più rapido di rendere di dominio comune ciò che ciascuno pensava in privato.

Sono inoltre bersagli che consentono di esprimere l’ostilità senza colpire persone, in un momento in cui la violenza sarebbe altrimenti probabile.

E svolgono una funzione di riorganizzazione dell’identità collettiva: segnano un confine fra un prima e un dopo, e permettono di collocarsi dalla parte giusta di quel confine.

Il capitolo scomodo

Il punto che le narrazioni celebrative tendono a omettere.

Dopo la caduta di un regime si osserva regolarmente una ricostruzione retrospettiva della memoria: il numero di persone che ricordano di aver dissentito supera largamente quello di chi dissentiva effettivamente.

Non si tratta necessariamente di menzogna. La memoria autobiografica viene riorganizzata alla luce di ciò che si sa dopo (lo stesso meccanismo del senno di poi) e le proprie azioni passate vengono reinterpretate in modo coerente con l’identità attuale.

Ne segue una conseguenza che ha rilievo pratico: la rimozione dei simboli può sostituire l’esame di responsabilità anziché avviarlo. È molto più semplice abbattere una statua che ricostruire chi ha fatto cosa.

Sull’obbedienza

Va corretto anche un riferimento implicito frequente in questi discorsi.

Gli studi classici sull’obbedienza all’autorità sono stati sottoposti a revisione critica: la lettura secondo cui le persone eseguono passivamente ordini è stata sostituita da un modello di seguito impegnato, in cui i partecipanti aderiscono quando ritengono di contribuire a uno scopo che valutano legittimo.

È una differenza sostanziale. Non descrive automi, ma persone che si convincono, e questo rende la questione più inquietante, non meno.

Analogamente, gli esperimenti sul conformismo mostrano un dato spesso trascurato: la presenza di un solo alleato dissenziente riduce drasticamente l’adeguamento al gruppo. Il dissenso visibile ha un effetto sproporzionato rispetto al suo peso numerico.

Cosa succede dopo

La transizione non finisce con il crollo, e la ricerca sulle società post-autoritarie indica alcune regolarità.

La nostalgia per il regime precedente è frequente, e si accentua quando la transizione porta insicurezza economica: si tratta più di un rimpianto per la prevedibilità che di adesione all’ideologia.

Le società che affrontano il passato attraverso processi pubblici di ricostruzione dei fatti mostrano esiti migliori di quelle che scelgono la rimozione, sebbene tali processi siano dolorosi e spesso impopolari nell’immediato.

E la fragilità principale è documentata: le condizioni che avevano reso possibile l’autoritarismo (insicurezza percepita, sfiducia nelle istituzioni, ricerca di un responsabile identificabile) non scompaiono con il monumento.

Domande frequenti

Perche i regimi cadono all’improvviso?

Perche il consenso apparente nasconde dissensi privati diffusi: quando qualcuno si espone senza essere punito, la soglia di rischio si abbassa per altri e si genera una cascata.

Perche si abbattono le statue?

Sono segnali pubblici che comunicano a tutti simultaneamente che il rischio e cambiato, e permettono di esprimere ostilita senza colpire persone.

Tutti erano davvero contrari?

No. Dopo la caduta il numero di chi ricorda di aver dissentito supera largamente quello reale: la memoria viene riorganizzata alla luce di cio che si sa dopo.

Le persone obbediscono passivamente?

La revisione degli studi classici indica un modello di adesione impegnata: si segue quando si ritiene di contribuire a uno scopo legittimo. E la presenza di un solo dissenziente riduce molto il conformismo.

I regimi non cadono perche un popolo si risveglia: cadono perche il consenso apparente nascondeva dissensi privati che nessuno sapeva condivisi, e basta che qualcuno si esponga impunemente perche la soglia crolli a cascata. Le statue sono il segnale pubblico piu rapido di quel cambiamento. Ma la memoria collettiva si riorganizza subito dopo, e abbattere i simboli puo sostituire l’esame delle responsabilita. Le condizioni che avevano reso possibile l’autoritarismo restano.
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