La musica e davvero solo uno strumento di piacere?
Nel senso comune la musica viene spesso considerata uno strumento di piacere, qualcosa di secondario rispetto alle esigenze fondamentali della vita, un ornamento gradevole ma accessorio. Una lettura del fenomeno in chiave evoluzionistica ci aiuta pero a comprendere quasi l’opposto: la musica ha una storia lunga e tenace, e questa persistenza chiede una spiegazione.
Il punto di osservazione decisivo e il concetto di adattivita. Secondo questo principio, tutto cio che non serve all’essere umano per sopravvivere, almeno fino all’eta della riproduzione, tende con il passare del tempo a essere eliminato dal repertorio dei comportamenti. Se la musica fosse stata un prodotto puramente non adattivo, nel giro di poche generazioni sarebbe andata perduta. Non e andata cosi: la musica non solo e sopravvissuta, ma si e evoluta di pari passo con le societa che la producono.
Perche la musica si e conservata nell’evoluzione
Gli esseri umani sono stati a lungo cacciatori e raccoglitori, e vivevano in gruppi. E’ proprio questa condizione sociale che ha probabilmente favorito, sul piano evolutivo, l’affermarsi della musica. I tentativi di spiegare perche il comportamento musicale si sia mantenuto attraverso l’evoluzione hanno prodotto diverse ipotesi, che non si escludono a vicenda.
Coesione sociale
La musica puo aver contribuito a incrementare la capacita di compiere azioni coordinate collettive orientate a un obiettivo comune. Cantare o suonare insieme sincronizza i comportamenti e rafforza il senso di appartenenza al gruppo.
Rafforzamento del gruppo
La musica puo facilitare la coordinazione del lavoro collettivo, per esempio nello strutturare la difesa dai predatori o nel preparare un’azione comune. Il ritmo condiviso diventa uno strumento di organizzazione.
Selezione sessuale
Nel mondo animale la capacita di esibire piumaggi vistosi o comportamenti elaborati segnala una buona forma fisica e aumenta le probabilita di accoppiamento. In modo analogo, nell’essere umano la capacita di produrre musica puo aver funzionato come segnale di abilita e di risorse. Per un approfondimento su questi temi si veda il volume di Moretti e Nistri, “L’Uomo Artista”, Ed. Idest, 2004.
Il piacere: la funzione piu immediata
Alle molteplici funzioni adattive che spiegano la sopravvivenza della musica nel tempo se ne aggiunge almeno un’altra, la piu evidente e immediata: il piacere. La musica da piacere ed e fonte di gratificazione. Il suo ascolto coinvolge numerose aree cerebrali, sia della corteccia sia, soprattutto, del sistema limbico, il centro delle emozioni.
E’ proprio in questa regione che la musica trova un terreno fertile, innescando la produzione di endorfine che contribuiscono al piacere che proviamo ascoltando un brano a noi gradito. Ecco perche una melodia amata puo commuoverci, rilassarci o darci energia: la risposta non e soltanto estetica, ma neurochimica.
Comunicazione Emotiva Musicale e musicoterapia
Da queste osservazioni nasce il concetto di Comunicazione Emotiva Musicale, spesso indicato con la sigla CEM. L’idea di fondo e che l’informazione possa essere trasmessa anche attraverso canali comunicativi non convenzionali, diversi dal linguaggio parlato o scritto. La musica diventa cosi un vettore di significati emotivi capace di raggiungere l’ascoltatore in modo diretto.
Questo principio trova applicazione anche nel campo della psicoterapia, e in particolare della musicoterapia, che utilizza il canale sonoro per stabilire e coltivare la relazione tra paziente e terapeuta. Dove le parole faticano ad arrivare, la musica puo aprire un varco comunicativo prezioso.
Non e un caso che la musica venga impiegata in contesti tanto diversi tra loro: dall’accompagnamento dello sviluppo infantile al sostegno nelle situazioni di disabilita o di sofferenza psichica, fino alla riabilitazione. In tutti questi ambiti si sfrutta la capacita del suono di regolare gli stati emotivi, di creare sintonia tra le persone e di attivare risorse che il linguaggio verbale, da solo, non riuscirebbe a mobilitare. La sua efficacia rimanda proprio alle radici biologiche ed evolutive di cui abbiamo parlato.
Cosa troverete nella rubrica Biomusicologia
In questa rubrica, che abbiamo chiamato Biomusicologia, Alessandro Bertirotti e i suoi collaboratori approfondiranno questi temi. L’obiettivo e mostrare quanto la musica ricopra in realta un ruolo fondante nella vita dell’essere umano, un ruolo che si articola su tre piani intrecciati: quello cognitivo, quello emotivo e quello comportamentale. Un percorso che unisce evoluzione, neuroscienze e cultura per raccontare la musica come esperienza profondamente umana.
Firenze, 30 agosto 2004
Domande frequenti
Che cos’e la biomusicologia?
E’ l’ambito di studio che indaga il rapporto tra musica e biologia umana, mettendo in relazione l’esperienza musicale con l’evoluzione, il funzionamento del cervello e i comportamenti sociali. Considera la musica non come un semplice ornamento culturale, ma come un fenomeno radicato nella nostra natura.
Perche la musica non e scomparsa nel corso dell’evoluzione?
Perche ha svolto funzioni adattive: ha favorito la coesione sociale, la coordinazione del gruppo e ha potuto agire come segnale nella selezione sessuale. A queste si aggiunge il piacere che procura. Se fosse stata puramente non utile alla sopravvivenza, secondo il principio di adattivita sarebbe andata perduta.
Quali aree del cervello sono coinvolte nell’ascolto musicale?
L’ascolto coinvolge sia la corteccia sia, in modo particolare, il sistema limbico, sede delle emozioni. Qui la musica stimola la produzione di endorfine, sostanze legate alle sensazioni di piacere e gratificazione, spiegando l’intensa risposta emotiva che proviamo di fronte a un brano amato.
Che cos’e la Comunicazione Emotiva Musicale?
E’ l’idea, sintetizzata nella sigla CEM, che la musica trasmetta informazione ed emozioni attraverso un canale comunicativo non verbale. Questo principio trova applicazione nella musicoterapia, dove il suono viene usato per costruire la relazione tra paziente e terapeuta.