Psicologia Clinica e Psicopatologia

La “Madonin” brilla di nuova Luce: Benvenuti al Sud

Un film del 2010 ha fatto ridere milioni di italiani su un pregiudizio che nessun discorso serio era riuscito a scalfire. Vale la pena capire perché abbia funzionato, e perché la commedia sia insieme lo strumento più efficace e il più ambiguo per affrontare uno stereotipo. La trama e il suo meccanismo Un impiegato postale […]

Psicolab — La “Madonin” brilla di nuova Luce: Benvenuti al Sud
Un film del 2010 ha fatto ridere milioni di italiani su un pregiudizio che nessun discorso serio era riuscito a scalfire. Vale la pena capire perché abbia funzionato, e perché la commedia sia insieme lo strumento più efficace e il più ambiguo per affrontare uno stereotipo.

La trama e il suo meccanismo

Un impiegato postale lombardo, dopo aver tentato un espediente per ottenere un trasferimento a Milano, viene punito con un trasferimento in un paese della costa campana.

Parte convinto di andare incontro al peggio (clima insopportabile, criminalità, arretratezza) con un abbigliamento e un equipaggiamento adeguati a quelle aspettative. Trova invece un luogo accogliente, colleghi affettuosi e una vita che finisce per apprezzare, al punto che il ritorno diventa un problema.

Il film è il rifacimento di una commedia francese di grande successo, in cui la stessa vicenda si svolge in direzione opposta: un impiegato del Sud viene trasferito nel Nord del Paese, con gli stessi timori rovesciati.

Il dettaglio più interessante

Il confronto tra le due versioni dice qualcosa di preciso: la struttura del pregiudizio è la stessa, la direzione geografica no.

In Francia si teme il grigiore del Nord e si desidera il sole del Mediterraneo; in Italia la discesa geografica viene associata a un arretramento civile.

È la dimostrazione più economica possibile che questi stereotipi non descrivono i luoghi: descrivono una relazione tra un centro e una periferia, e si adattano alla geografia disponibile.

Perché la commedia funziona su questo tema

Il meccanismo del film corrisponde a un’ipotesi classica della psicologia sociale: il pregiudizio si riduce attraverso il contatto diretto con i membri del gruppo verso cui è rivolto.

L’ipotesi è tra le più studiate della disciplina, e le verifiche condotte su un’ampia mole di ricerche ne hanno confermato l’effetto. Ma hanno anche mostrato che il contatto funziona a determinate condizioni, e il film, curiosamente, le rispetta quasi tutte.

  • Il contatto deve essere prolungato, non occasionale: il protagonista deve restare due anni.
  • Deve avvenire tra persone in posizione paritaria: sono colleghi dello stesso ufficio.
  • Deve prevedere una cooperazione su obiettivi comuni: il lavoro quotidiano, e la vicenda sentimentale di un collega.
  • Deve essere sostenuto dal contesto, non ostacolato.

Ne mancherebbe una (la volontarietà) e il film ne fa il proprio motore comico: il protagonista è lì contro la propria volontà, e questo rende credibile il cambiamento, perché nessuno può attribuirlo a una disposizione favorevole di partenza.

Un limite da ricordare

Il contatto riduce il pregiudizio verso le persone conosciute più di quanto lo riduca verso il gruppo nel suo insieme.

È il fenomeno per cui si continua a diffidare di una categoria facendo eccezione per chi si conosce personalmente. La generalizzazione dall’individuo al gruppo non è automatica: avviene solo quando la persona conosciuta è percepita come rappresentativa e non come eccezione.

È un limite che il film, per esigenze narrative, non può mostrare.

L’ambiguità della commedia

Qui va aggiunto ciò che il testo originale, entusiasta, non affronta.

Una commedia che smonta uno stereotipo deve prima metterlo in scena. E per farlo ridere deve renderlo riconoscibile, cioè riprodurlo.

Il film è pieno di elementi che confermano un’immagine folkloristica del Meridione: l’ospitalità travolgente, la madre iperprotettiva, il rapporto disinvolto con le regole, la lingua incomprensibile. Sono presentati come positivi, ma restano una rappresentazione per tipi.

Il rovesciamento riguarda dunque il giudizio, non il contenuto: le stesse caratteristiche attribuite prima diventano simpatiche invece che spregevoli. È un progresso reale, ma parziale, e lascia intatta l’idea che esista un modo di essere meridionale.

Va aggiunto un secondo punto: il film sostituisce un pregiudizio negativo con uno affettuoso, che ha comunque una funzione. Un Sud caloroso, accogliente e un po’ fuori dal tempo è un’immagine gradevole che rimuove ciò che di quel divario è economico e politico, infrastrutture, servizi, occupazione, criminalità organizzata dove esiste davvero.

Rendere simpatico un divario non è lo stesso che affrontarlo.

Cosa è successo dopo

La parte più notevole della vicenda è quella extra-cinematografica, e il testo la documenta bene.

I sindaci dei due comuni coinvolti (appartenenti a schieramenti politici opposti) si sono scritti proponendo un gemellaggio, con lo scopo dichiarato di trasformare l’attenzione ricevuta in uno scambio reale.

Nella lettera del primo cittadino campano compare un’osservazione che vale la pena riportare: si dice certo che anche l’altro territorio sia valorizzato dall’operosità degli abitanti e da amministratori capaci di dare importanza alle azioni più che ai luoghi comuni.

Al netto della cortesia formale, il passaggio contiene l’unica risposta seria al problema: gli stereotipi si contrastano con fatti verificabili, non con controrappresentazioni.

L’effetto turistico

Il paese è diventato meta di visitatori che cercano i luoghi del film: compreso un ufficio postale che non esiste, essendo in realtà un bar, e una stazione ferroviaria mai esistita.

È un dettaglio istruttivo: ciò che attira è la versione narrata del luogo, non il luogo. E quando la finzione diventa il motivo della visita, il rischio è che il territorio finisca per adeguarsi all’immagine che ne è stata data.

Domande frequenti

Perché il contatto riduce il pregiudizio?

Perché sostituisce una rappresentazione generica con persone concrete. Funziona però a condizioni precise: contatto prolungato, posizione paritaria, cooperazione su obiettivi comuni e sostegno del contesto.

Basta conoscere qualcuno per superare uno stereotipo verso il suo gruppo?

No. Si tende a fare eccezione per chi si conosce mantenendo la diffidenza verso la categoria. La generalizzazione avviene solo se la persona è percepita come rappresentativa e non come caso isolato.

Perché il confronto con la versione francese è significativo?

Perché la struttura del pregiudizio è identica ma la direzione geografica è opposta: in Francia si teme il Nord. Segno che questi stereotipi non descrivono i luoghi, ma una relazione tra centro e periferia.

Qual è il limite di una commedia su un pregiudizio?

Che per smontarlo deve renderlo riconoscibile, cioè riprodurlo. Il rovesciamento riguarda il giudizio più del contenuto, e un’immagine affettuosa rimuove ciò che di un divario è economico e politico.

Il film mette in scena, quasi alla lettera, le condizioni che la psicologia sociale indica perché il contatto riduca il pregiudizio: durata, parità, cooperazione, sostegno del contesto, e ne rovescia la mancante, la volontarietà, rendendola il motore comico. Il confronto con l’originale francese è però la prova più economica che questi stereotipi non descrivono i luoghi: la struttura è identica e la direzione geografica opposta. Resta l’ambiguità della commedia, che per smontare un pregiudizio deve riprodurlo e finisce per rovesciarne il giudizio più che il contenuto, con il rischio di rendere simpatico un divario che è economico e politico.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.