Psicologia Sociale e del Comportamento

L'Attaccamento nella Famiglia

La teoria dell’attaccamento nasce studiando il rapporto tra un bambino e chi si prende cura di lui. Ma quel legame non esiste isolato: si inserisce in una rete familiare più ampia, con copioni condivisi che si tramandano tra generazioni. Capire come funzionano quei copioni è la chiave per poterli riscrivere. Questo articolo ha finalità divulgative […]

Psicolab — L'Attaccamento nella Famiglia
La teoria dell’attaccamento nasce studiando il rapporto tra un bambino e chi si prende cura di lui. Ma quel legame non esiste isolato: si inserisce in una rete familiare più ampia, con copioni condivisi che si tramandano tra generazioni. Capire come funzionano quei copioni è la chiave per poterli riscrivere.
Questo articolo ha finalità divulgative e presenta modelli teorici della psicologia clinica. Non fornisce indicazioni diagnostiche: la valutazione delle dinamiche familiari e ogni percorso terapeutico spettano a professionisti qualificati.

Perché le relazioni sono costitutive

Fin dall’antichità si è cercato di comprendere l’essere umano in riferimento al contesto sociale, considerando l’isolamento come una condizione estranea alla sua natura: secondo la formulazione aristotelica, chi rifiuta di vivere in comunità è qualcosa di diverso da un essere umano compiuto.

Ogni persona ha bisogno di stare con gli altri: integrazione e socializzazione garantiscono insieme sopravvivenza e benessere.

La famiglia, intesa come istituzione biologica, si è costituita in tempi remotissimi come conseguenza dello stile di accudimento dei primi mammiferi. Le cure richieste dai piccoli non si esaurivano nel sostentamento, ma contribuivano al loro sviluppo psicologico.

Le celebri ricerche di Harry Harlow sui primati hanno mostrato con chiarezza che è la deprivazione delle cure affettuose (e non del cibo) a causare difficoltà motorie, cognitive e sociali durature.

L’etimologia di “relazione”

Il termine racchiude due nuclei di significato. Re-ligo rimanda al legare, in senso concreto e astratto, con una radice condivisa con parole che indicano scrupolo, coscienza, fede. Re-fero comprende una gamma ampia: riportare, ricambiare, riferire, rinnovare, rievocare.

Il prefisso comune suggerisce qualcosa di importante: la relazione non solo avvicina chi vi partecipa, ma prosegue, si rilancia e si recupera in un’interazione circolare.

Oltre la diade

Sebbene la teoria dell’attaccamento si sia concentrata sul legame primario, fin dall’inizio è stata rilevata l’importanza del sistema più ampio. Mary Ainsworth parlava già nella sua tesi di dottorato di “sicurezza familiare”, non limitandosi alla coppia bambino-caregiver.

Esistono anzi buone ragioni per affermare che la teoria dell’attaccamento affondi le radici nella teoria generale dei sistemi. L’idea che il comportamento del bambino e quello della figura di attaccamento siano reciprocamente regolati attraverso meccanismi di retroazione è di natura squisitamente sistemica.

Ne discendono due elementi:

  • i modelli di attaccamento sono una proprietà della relazione, non del singolo individuo;
  • i modelli operativi interni non sono stabili e immutabili, ma processi in continuo aggiustamento in base a fattori di rischio e protezione lungo il ciclo di vita.

Lo stesso Bowlby, già in un articolo del 1949 dedicato alle reazioni circolari nella famiglia, sottolineava l’importanza di osservare i nuclei familiari al completo: anche se nella pratica clinica si concentrò sulle diadi.

Il campo emozionale familiare

La prospettiva ampliata suggerisce che il bambino non si leghi soltanto alla propria figura di riferimento, ma attraverso di essa all’intero campo emozionale della famiglia: il funzionamento della coppia genitoriale e la natura delle relazioni con gli altri membri costituiscono la rete complessiva a cui si lega.

Attorno alla relazione di accudimento primaria si muovono infatti altre figure (l’altro genitore, i nonni, i fratelli, gli amici di famiglia) che vengono progressivamente incluse nel mondo di significati del bambino e strutturate nella sua mente come fondazione relazionale del Sé.

Una conseguenza pratica: la sicurezza dell’attaccamento può venire meno di fronte a modificazioni importanti dell’assetto familiare, come accade in occasione di eventi critici del ciclo di vita.

La trasmissione tra generazioni

Uno studio longitudinale condotto tra la metà degli anni Ottanta e i primi Novanta ha esaminato i modelli di attaccamento in famiglie con persone in carico psichiatrico, valutando insieme la qualità dei legami e lo scambio affettivo tra i membri.

I dati hanno evidenziato un’associazione tra attaccamento disturbato dei genitori verso i propri genitori e affettività negativa espressa verso i figli: suggerendo una trasmissione intergenerazionale di fattori di rischio psicosociale.

L’ipotesi sostenuta è che attraverso l’espressione degli affetti e la qualità del legame avvenga una trasmissione inconsapevole lungo le generazioni: le famiglie tenderebbero a ricreare le proprie storie di attaccamento e a riproporle nelle interazioni quotidiane.

Tre tipologie familiari

Dallo studio è emersa una classificazione:

  • Famiglie ad alta intensità: attaccamento positivo tra genitori e figli, interazioni a elevata intensità emotiva, tendenza all’invischiamento. I genitori descrivono le proprie famiglie d’origine come ipercoinvolte e ne offrono immagini idealizzate, non coerenti con i dati anamnestici. Proprio la scarsa coerenza narrativa rende discutibile classificarle come sicure.
  • Famiglie a bassa intensità: attaccamento positivo con clima affettivo pacato, senza ipercoinvolgimento né distacco. Le narrazioni sulla famiglia d’origine appaiono coerenti e capaci di integrare aspetti positivi e negativi. Sono le meno numerose nel campione, le più facili da accompagnare, e le uniche realmente riconducibili a un attaccamento sicuro.
  • Famiglie scollegate: attaccamento negativo verso almeno un genitore, con interazioni sia ipercoinvolte sia distaccate, un modello di rifiuto che sembra perpetuarsi di generazione in generazione. Sono risultate le più frequenti.

Un dettaglio metodologicamente prezioso: ciò che distingue le famiglie realmente sicure non è la positività del racconto, ma la sua coerenza, la capacità di tenere insieme luci e ombre senza idealizzare né demolire.

I copioni familiari

Un modello particolarmente fecondo è quello elaborato da John Byng-Hall, che introduce nella terapia familiare il concetto di copione (script): una rappresentazione mentale di un comportamento di attaccamento.

I singoli copioni convergono in copioni familiari, definiti come le aspettative condivise su come i ruoli debbano essere interpretati in contesti differenti. La loro esistenza permette alla vita familiare di scorrere senza intoppi, attraverso azioni di routine quasi automatiche.

L’analogia è teatrale: ogni personaggio ha un ruolo e proprie motivazioni, che insieme costruiscono una trama familiare.

Un chiarimento importante: che un copione sia condiviso non significa che tutti lo approvino. Significa che tutti si limitano a non infrangerlo, così che le aspettative su ciò che accadrà restino stabili.

Come si riconoscono

Quando un episodio della vita familiare viene riconosciuto da tutti come tipico, costituisce uno scenario rappresentativo del copione in quel contesto. Di fronte a un compito, la famiglia mette in scena un intreccio in cui si esplicano ruoli e motivazioni.

Il risultato determina poi la sorte del copione: se un esito è particolarmente temuto sulla base dell’esperienza passata, i membri si adopereranno per impedirne il ripetersi a qualunque costo.

In questo la narrazione delle memorie è fondamentale: nelle storie raccontate emergono aspetti da emulare e da evitare, e la ripetizione rassicura sul fatto che l’immagine resti condivisa.

Perché è difficile cambiare

Ed ecco il passaggio più illuminante del modello.

Quando un vecchio copione non è più adeguato alla situazione attuale, servirebbe improvvisare: abbozzare gli elementi di uno scenario nuovo. Ma per improvvisare occorre una base sicura, tale da poter correre il rischio di non affidarsi alle esperienze consolidate.

Quando quella base manca, si finisce per ripetere lo stesso copione: la necessità di cambiare è forte, ma altrettanto forte è l’impossibilità di farlo. Il copione vecchio ha infatti un vantaggio decisivo, la ragionevole certezza di poterne prevedere gli esiti, per quanto disastrosi. E l’esito disastroso ma noto risulta preferibile all’incertezza.

La rigidità degli schemi interattivi, in altre parole, è il risultato del privilegiare la sicurezza sull’esplorazione.

Da qui il concetto centrale di base familiare sicura: una rete affidabile di protezione che garantisce a ciascun membro la sicurezza necessaria per esplorare nuove modalità relazionali, insieme alla consapevolezza che le figure di riferimento possono prendersi cura anche di altri senza che ciò comporti perdite o dimenticanze.

Tipi di copione

I copioni si classificano secondo criteri diversi:

  • per relazione: tra i genitori, tra fratelli, oppure intergenerazionali;
  • transgenerazionali, provenienti dalle generazioni precedenti, distinti in ripetitivi e correttivi: questi ultimi tentativi deliberati di fare l’opposto di quanto sperimentato;
  • per funzione: dai copioni di problem solving a quelli di soluzione del conflitto, tra cui i copioni di triangolazione, in cui un conflitto tra due persone viene gestito attraverso l’intervento di una terza come pacificatore, senza però risolverlo mai davvero;
  • per aspettativa sulla direzione degli eventi: ottimistici, tragici, di successo;
  • per strategia: di evitamento, di sostituzione.

Distinzioni utili

Il copione va distinto da concetti simili:

  • i rituali familiari: rappresentazioni simboliche che celebrano funzioni particolari, spesso nei momenti di transizione; ne sono una sottocategoria;
  • i miti familiari: le credenze che la famiglia ha su sé stessa, che a volte contengono un autoinganno capace di negare l’evidenza dei fatti;
  • le storie familiari: spiegano il passato, mentre i copioni prescrivono l’azione presente e futura;
  • le leggende familiari: storie condensate e ripetute di frequente, il cui materiale contiene implicazioni su come la famiglia dovrebbe agire.

Copioni, storie, miti e riti sono comunque intrecciati tra loro.

Cosa se ne ricava

Il valore di questo approccio è superare il dualismo tra famiglia rappresentata e famiglia concreta, considerando lo sviluppo psicologico come un processo interpersonale.

Per chi non lavora in ambito clinico, due indicazioni restano utili. La prima: nelle famiglie che funzionano meglio, i racconti sulle generazioni precedenti sono coerenti, non idealizzati, sanno tenere insieme il bene e il male ricevuto. La seconda: cambiare uno schema relazionale richiede una base sufficientemente sicura da poter tollerare l’incertezza del nuovo. Chi non ce l’ha continuerà a scegliere il disastro prevedibile.

Domande frequenti

L’attaccamento riguarda solo il rapporto con un genitore?

No. Il bambino si lega, attraverso la figura di riferimento primaria, all’intero campo emozionale della famiglia: la coppia genitoriale, i fratelli, i nonni e le altre figure vengono progressivamente incluse nel suo mondo di significati.

Cosa distingue una famiglia con attaccamento sicuro?

Non la positività del racconto ma la sua coerenza: la capacità di integrare aspetti positivi e negativi della propria storia, senza idealizzazioni né immagini incoerenti con i fatti.

Cos’è un “copione familiare”?

L’insieme delle aspettative condivise su come i ruoli debbano essere interpretati nei diversi contesti. Che sia condiviso non significa che tutti lo approvino: significa che nessuno lo infrange, così che le aspettative restino stabili.

Perché è difficile cambiare uno schema familiare?

Perché improvvisare un copione nuovo richiede una base sicura sufficiente a tollerare l’incertezza. Quando manca, si preferisce ripetere uno schema dagli esiti prevedibili (anche negativi) piuttosto che affrontare l’ignoto.

La teoria dell’attaccamento, nata dallo studio della diade, si estende naturalmente al sistema familiare: il bambino si lega, attraverso la figura primaria, all’intero campo emozionale della famiglia. Studi longitudinali documentano una trasmissione intergenerazionale inconsapevole dei modelli di legame, e distinguono tipologie familiari in cui (dato metodologicamente prezioso) ciò che caratterizza l’attaccamento sicuro non è la positività del racconto ma la sua coerenza. Il modello dei copioni familiari spiega perché sia tanto difficile cambiare: improvvisare richiede una base sicura, e senza di essa si preferisce ripetere uno schema dagli esiti prevedibili anche se negativi. La rigidità è il risultato del privilegiare la sicurezza sull’esplorazione.
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