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Perché studiare l'Autismo Fisiologico

Breve Estratto

Vi sono nell’autismo tutto, tra le sue innumerevoli manifestazioni e diversità , alcune forme patologiche . Alcune condizioni in cui l’organizzazione neurologica autistica è SENZA CONTROLLO , eccessiva . Questo eccesso di raffinatezza sensoriale , che determina l’elaborazione di processi percettivi e di pensiero , coinvolge una minima parte di tutta la popolazione autistica.
Eppure parlando di autismo viene in mente sempre e solo quella . Quasi come se l’autismo fisiologico , nemmeno riconosciuto come tale ma considerato addirittura una “forma lieve della condizione patologica” , fosse una minima parte o una condizione variante “accessoria” di quella che viene considerata erroneamente come patologia autistica.
In questo quadro desolante i circa 70 milioni di autistici nel mondo ( cifra che da sola dovrebbe ridimensionare questa distorta credenza di “minoranza malata” attribuita alla condizione ) si inseriscono a carissimo prezzo nel tessuto sbilanciato in cui la cultura tipica impera incontrastata e disfunzionale al punto di ritorcersi contro se stessa . Ad un prezzo sproporzionato dunque gli autistici fisiologici sopravvivono più o meno mimetizzati , compiendo da soli tutto i percorso di sforzo di trasformazione nel percorso di adattamento che dovrebbe essere reciproco . In pratica , laddove un compromesso imporrebbe per etica e per convenienza reciproca un impegno sia da parte dei tipici che degli autistici nel raggiungimento dell’obiettivo “comunicazione e arricchimento” sono solo gli autistici che devono adattarsi . Questo sforzo sleale ovviamente non produce gli obiettivi desiderati : gli autistici sono anhttp:\\/\\/psicolab.netati e depauperati e i tipici privati degli innumerevoli vantaggi che l’integrazione comporta.
Ad ogni modo , per quanto folle e sbilanciato , questo è il sistema attuale : la cultura tipica prevale imponendo tutti i suoi criteri , la cultura mista si adatta più o meno bene , e la cultura autistica arranca se può . Soccombe altrimenti . A soccombere chiaramente sono gli autistici in condizione severa . Quelli che non possono adattarsi e che non potrebbero nemmeno se volessero . E sono sempre loro gli unici che vengono identificati come tali , gli unici che sembra abbiano il “diritto” di essere riconosciuti come autistici : gli autistici a basso funzionamento , quelli che non riescono a fare passi per il compromesso , quelli che non possono essere “accusati di fingere o di cercare scuse”
Per questi autistici ci si ingegna da sempre di trovare presunte cure , soluzioni , strategie per renderli aderenti a quello che nella percezione dell’opinione pubblica appare come l’unico modello possibile di umano sano : il modello tipico.
Il problema è che questa idea è profondamente e PERICOLOSAMENTE scorretta .
Da quando l’acuto dott. Asperger annotò e classificò i tratti di alcune delle condizioni fisiologiche dell’autismo , ingenuamente e sicuramente ignaro della portata delle sue osservazioni , molte persone Asperger si sono raccontate al mondo . Questi racconti dal di dentro hanno finalmente fornito a chi ne ha saputo cogliere la valenza , parametri fondamentali per orientare gli interventi utili agli autistici in condizione patologica .
E’ importante capire che non esiste una condizione fisiologica umana CONTRO le molte e diverse condizioni patologiche . L’essere umano sano può esserlo in molti modi diversi . Uno dei parametri all’interno del concetto di salute ( fisiologia ) è il tipo di organizzazione neurologica che può essere , prima che diversa nei dettagli , diversa nella struttura di base . Questa diversità no ha confini netti tra una condizione e l’altra , ma si distribuisce lungo un continuum che , restando sempre in ambito fisiologico , va dalla condizione tipica a quella autistica , passando per quella mista ( con tratti sia tipici che autistici ) . Ognuna di queste condizioni po’ presentare una forma patologica corrispondente .
Vi sono presumibilmente geni di controllo che impediscono alla mutazione della iperspecializzazione autistica di non eccedere , e ve ne sono presumibilmente anche per la condizione tipica e quella mista .
L’ipotesi di manifestazione patologica della condizione mista sembra essere la condizione schizofrenica. Una condizione in cui tratti a funzionamento tipico e tratti a funzionamento autistico non sono organizzati in armonia e sembrano non comprendersi reciprocamente , determinando percezioni distorte che assumerebbero prevalenza di sintomi negativi ( sfera affettiva piatta o poco accentuata, scarsità a provare emozioni, povertà del linguaggio – alogia -, incapacità di provare piacere –anedonia -, mancanza di desiderio di formare relazioni – asocialità – e la mancanza di motivazione –abulia – ) in corrispondenza di maggioranza di tratti autistici e viceversa prevalenza di sintomi positivi ( come deliri , pensieri disordinati e di parola e allucinazioni tattili , uditive , visive , olfattive propriocettive e gustative, in genere considerate come manifestazioni di psicosi ) in maggioranza di tratti tipici . Vedremo in seguito come mai infatti i primi sembrano rispondere peggio ai farmaci rispetto ai secondi .
La manifestazione patologica dell’organizzazione tipica è la psicosi ( escluse alcune condizioni incluse tra le psicosi a causa delle loro caratteristiche manifeste ma che , a causa delle dinamiche , possono interessare sia la struttura tipica che quella autistica , come la depressione ad esempio ) . Perché le psicosi sono da considerare un eccesso patologico della condizione tipica ?
Perché nelle condizioni psicotiche vi è un eccesso di quella che è la competenza tipica per eccellenza , ossia compensare il deficit sensoriale attraverso calcoli e lettura dei segnali sociali impliciti e non verbali .
Spiego : Il sistema sensoriale tipico NON è raffinato ma al contrario è estremamente grossolano . La persona tipica avverte e di conseguenza percepisce solo pochissimi stimoli ambientali . Per poter rendere utile una quantità tanto insignificante di stimoli compensa “creando” le connessioni in base a calcoli statistici e lettura di segnali ambientali che però provengono da fonti particolari : i propri simili . La struttura sociale del gruppo umano tipico è infatti costituita da un insieme complesso e fittissimo di continui segnali . Questa rete di segnali è il binario sul quale l’intero sistema culturale tipico si è costituito e sul quale si muove .
Quando vi è , nel cervello , un eccesso di questa competenza la persona è portata a percepire situazioni prevalentemente elaborate attraverso questo processo di “riempimento” piuttosto che attinenti agli stimoli reali . In pratica la competenza di riempimento assume patologicamente una connotazione di eccesso .
L’importanza della diagnosi e soprattutto della conoscenza del funzionamento e delle dinamiche di interazione dei neuroni , della loro soglia di attivazione e del ruolo della risposta emotiva è fondamentale .
Un cervello bombardato da input in quantità e qualità immense è sottoposto a tali e tante continue reazioni da non riuscire a svilupparsi a livello cognitivo a volte . In questi casi non va somministrato un farmaco che attenua le competenze di riempimento , al limite se proprio necessario , può essere somministrato un farmaco che attenui le risposte emotive, come un antidepressivo . Ma non è necessario spesso arrivare al farmaco , in quanto basta agire sull’ambiente attenuando gli stimoli e fornendo indicazioni leggibili dal ricevente . Diminuendo intensità e quantità di stimoli l’elaborazione percettiva ne è favorita e il sistema sensorio iper reattivo non sollecitato eccessivamente . Tutto questo permette uno sviluppo cognitivo e progressi che sono misurabili in termini di miglioramento della qualità della vita .
Nella condizione speculare invece , purtroppo , non basta agire sull’ambiente . Le psicosi , a cui basta un minimo stimolo per innescar una risposta deduttiva a cascata che inficia la percezione in modo a volte severissimo , richiedono un intervento farmacologico volto ad attenuare questa iper competenza di riempimento . Questo conferma la teoria della schizofrenia ( nelle sue molteplici manifestazioni ) come manifestazione patologica della condizione mista : nella schizofrenia infatti i sintomi positivi ( psicotici ) rispondono meglio ai farmaci rispetto a quelli negativi .
Le condizioni patologiche dell’autismo e della tipicità sono dunque agli antipodi come funzionamento . Ecco perché un antipsicotico , che è un farmaco che attenua la competenza di “riempimento” ha effetti disastrosi sull’autismo : perché ne amplifica i tratti . Il cervello autistico NON ha competenza di riempimento , o ne ha scarsissima . Così come il cervello tipico Non ha competenza sensoriale raffinata . Lo stesso dicasi per gli interventi che pongono come modello di riferimento la condizione tipica : non aiutano , ma aggravano il quadro clinico e comportamentale .
Io sono autistica . Fisiologicamente autistica . Cioè sono sana . Non ho patologie neurologiche . L’autismo non è una patologia come non lo è la condizione tipica Se intendessi organizzare un intervento utile per la persona psicotica ( condizione tipica nella manifestazione patologica , cioè eccessiva ) utilizzando come modello il mio commetterei un gravissimo errore .
Ebbene questo errore viene commesso costantemente ancora oggi nei confronti delle persone autistiche in condizione severa .
La comprensione reale e profonda delle diverse letture dei veicoli della comunicazione tra il cervello tipico e quello autistico è difficile . Comunicare senza impliciti è difficile per i tipici quanto adeguarsi al contrario è difficile per gli autistici . Solo comprendendo veramente il funzionamento sano dell’autismo si può organizzare un intervento utile per le persone autistiche a basso funzionamento . Non ci può essere un intervento corretto per l’autismo a basso funzionamento che non tenga conto NEL PARTICOLARE del funzionamento dell’autismo sano .
Come non può esistere nessun intervento funzionale relativo all’autismo e all’integrazione che non preveda lo stesso percorso , speculare , sia per la persona autistica che per le persone tipiche della rete sociale ristretta e allargata : famiglia, e scuola /società .
L’unico obiettivo sostenibile può essere solo l’integrazione che non può prescindere da un compromesso reciproco la cui proporzione di impegno dipende da innumerevoli fattori , ecco perchè non ha senso pretendere di insegnare SOLO all’autistico come relazionarsi con i tipici , senza fare lo stesso identico di lavoro ANCHE sui tipici che , di fatto , ignorano completamente la realtà che la cultura tipica non sia l’unica possibile e l’unica giusta .
MENTRE IL MONDO SEMBRA RICONOSCERE L’AUTISMO SOLO NELLA MANIFESTAZIONE A BASSO FUNZIONAMENTO IGNORANDO L A POPOLAZIONE AUTISTICA SANA , LA POPOLAZIONE AUTISTICA SANA CONTINUA A “URLARE NEL DESERTO DEL NON ASCOLTO” PROPONENDO L’UNICO MODELLO POSSIBILE : L’UNICO MODO PER L’INCLUSIONE E IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITà DELLA VITA DEGLI AUTISTICI A BASSO FUNZIONAMENTO è CONOSCERE E RICONOSCERE L’AUTISMO SANO .
Autismo non vuol dire Rainman come tipico non vuol dire Baby Jane ( “Che fine ha fatto baby Jane ?” ) o Annie Wilkes ( “Misery non deve morire” ) . Se ci sono tanti Rainman e tante Baby Jane e Annie Wilkes nel mondo non rappresentano l’autismo o la normalità/tipicità , ma solo alcune delle loro manifestazioni estreme . Nemmeno tutti gli autistici a basso funzionamento sono come Rainman come nemmeno tutti gli psicotici sono violenti e pericolosi .
Autismo non vuol dire genialità , non vuol dire handicap , non vuol dire essere buoni e santi e incapaci di mentire . Non vuol dire essere pericolosi in senso assoluto ma nemmeno inoffensivi in senso assoluto . Una persona su cento ( forse di più , una su 80 ) è autistica , statisticamente lo è uno dei medici che vi ha curato , visitato o operato , lo è uno degli insegnanti che vi ha educato , uno o più dei vostri parenti , almeno un compagno di classe e di sport …
Le recenti tragiche vicende mediatiche , che intendono attribuire all’autismo la causa dell’ultima strage di figli in America hanno , giustamente , scatenato le reazioni di chi lotta da anni per l’integrazione . L’aspetto peggiore di questa giusta reazione in difesa delle persone autistiche però è la tendenza a giustificare l’indignazione attribuendo agli autistici il ruolo di vittime e non di carnefici , una inettitudine che è specifica dell’autismo a basso funzionamento , in cui la persona è talmente schiacciata dei segnali che arrivano dall’ambiente che non ha modo e spazio nemmeno per capire cosa sia “fare del bene o del male” a volte . Compiere un atto simile non è certo una incapacità dell’autismo come condizione . Esattamente come un tipico anche un autistico è in grado di commettere azioni terribili , non a causa dell’autismo però . L’autismo non è la causa di violenza così come non lo è la condizione tipica o mista , così come lo è l’essere maschio o femmina , biondo o moro , alto o basso . Chi pensa all’autismo solo riferendosi o prevalentemente riferendosi al basso funzionamento fa del male alle persone autistiche tutte . Contribuisce alla cultura di negazione e anhttp:\\/\\/psicolab.netamento , e a quella del non ascolto . Se volete informazioni sull’autismo , per favore , chiedetele d un autistico , ma che sia competente .

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