Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il Significato dell'Arte Quantistica in una Societa di Trasformazione

L’idea che la creazione stia passando dall’individuo al collettivo è ricorrente a ogni cambiamento tecnologico. Su cosa i gruppi facciano meglio dei singoli, e su cosa peggio, esistono però dati precisi. Questa pagina rielabora un intervento programmatico del 2013. Il lessico quantistico che vi compare è usato in senso figurato: se ne è discusso altrove. […]

Psicolab — Il Significato dell'Arte Quantistica in una Societa di Trasformazione
L’idea che la creazione stia passando dall’individuo al collettivo è ricorrente a ogni cambiamento tecnologico. Su cosa i gruppi facciano meglio dei singoli, e su cosa peggio, esistono però dati precisi.
Questa pagina rielabora un intervento programmatico del 2013. Il lessico quantistico che vi compare è usato in senso figurato: se ne è discusso altrove. Articolo divulgativo.

Cosa i gruppi fanno peggio

Il risultato più netto riguarda la generazione di idee.

Un gruppo che produce idee insieme ne genera meno, e meno originali, della somma delle idee prodotte dagli stessi individui separatamente.

Le cause sono identificate: il blocco da produzione (mentre uno parla gli altri non producono) il timore della valutazione, l’allineamento alle prime proposte e la riduzione dell’impegno quando il contributo non è distinguibile.

È un risultato replicato per decenni e sistematicamente ignorato dalla pratica organizzativa, per una ragione documentata: i partecipanti ritengono di aver prodotto di più in gruppo. La sensazione di produttività collettiva è reale e falsa.

Cosa i gruppi fanno meglio

La selezione e lo sviluppo: valutare un insieme di idee, combinarle, individuarne i punti deboli. Qui il gruppo supera il singolo.

L’aggregazione di stime: la media di molti giudizi indipendenti è spesso più accurata dei singoli giudizi, anche di quelli degli esperti. Ma la condizione è decisiva, le stime devono essere indipendenti. Se i partecipanti si influenzano, l’accuratezza collettiva crolla.

La ricombinazione: la maggior parte delle innovazioni deriva dall’accostamento di elementi esistenti provenienti da domini diversi, e un gruppo eterogeneo dispone di più elementi da accostare.

La sequenza che ne deriva è chiara: generare separatamente, valutare insieme.

La creazione distribuita

Il testo originale attribuisce alla dimensione collettiva un valore nuovo. Vale la pena distinguere ciò che è cambiato da ciò che non lo è.

È cambiata la possibilità tecnica di collaborare a distanza e in gran numero, e ne sono derivati risultati reali: enciclopedie, software, archivi.

Le analisi di questi progetti mostrano però una struttura ricorrente: la distribuzione dei contributi è fortemente diseguale, con una minoranza che produce la maggior parte del lavoro.

Ne segue che la collaborazione di massa funziona quando esiste un nucleo di persone fortemente impegnate, e che il modello del contributo diffuso e paritario descrive male ciò che accade.

Va inoltre osservato che questi progetti hanno regole di coordinamento, gerarchie di fatto e meccanismi di risoluzione dei conflitti, cioè le stesse strutture che l’idea di creazione spontanea vorrebbe superate.

Sull’autore

Un’osservazione di misura.

L’idea dell’artista solitario è storicamente recente e non descrive bene neppure il passato: le botteghe rinascimentali erano organizzazioni con divisione del lavoro, e l’attribuzione a un nome singolo è in parte una convenzione successiva.

Ciò che cambia oggi non è quindi il passaggio dall’individuale al collettivo, ma la visibilità di una collaborazione che c’è sempre stata.

Domande frequenti

I gruppi generano più idee?

No: ne producono meno e meno originali della somma dei singoli, per blocco da produzione, timore della valutazione e allineamento. Ma i partecipanti credono il contrario.

In cosa sono superiori?

Nella selezione e nello sviluppo delle idee, e nell’aggregazione di stime indipendenti: a condizione che siano davvero indipendenti.

La collaborazione di massa funziona?

Sì, ma con una distribuzione fortemente diseguale dei contributi: una minoranza produce la maggior parte del lavoro, e servono regole di coordinamento.

L’artista solitario è un modello superato?

È un modello storicamente recente e impreciso anche per il passato: le botteghe erano organizzazioni collettive. Ciò che cambia è la visibilità della collaborazione.

I gruppi generano meno idee della somma dei singoli: un risultato replicato e ignorato, perché i partecipanti percepiscono il contrario. Sono invece superiori nella selezione, nello sviluppo e nell’aggregazione di stime indipendenti, e la sequenza utile è generare separatamente e valutare insieme. La collaborazione di massa produce risultati reali ma con contributi fortemente diseguali e regole di coordinamento. E il passaggio dall’individuale al collettivo è meno una novità che una maggiore visibilità.
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