Perché la domanda è mal posta
Chiedere quanto di un comportamento dipenda dai geni e quanto dall’ambiente presuppone che i due contributi siano separabili e sommabili. Non lo sono.
L’analogia usata di frequente è quella dell’area di un rettangolo: chiedere quanto dipenda dalla base e quanto dall’altezza non ha senso, perché nessuna delle due produce l’area da sola.
Le stime di ereditabilità (spesso citate come se indicassero quanto un tratto sia genetico) dicono in realtà qualcosa di diverso: quale quota della variabilità in una data popolazione e in date condizioni sia associata a differenze genetiche.
Cambiando le condizioni, cambia il valore. L’ereditabilità del rendimento scolastico è più bassa nei contesti svantaggiati, perché lì la variabilità è dominata dalle differenze ambientali. Non è una misura di immodificabilità.
Un esempio che chiarisce
L’altezza ha un’ereditabilità elevata, eppure le popolazioni europee sono cresciute in media di parecchi centimetri in un secolo: un intervallo troppo breve per un cambiamento genetico.
Un carattere può essere fortemente ereditabile e completamente modificabile agendo sulle condizioni. Le due cose non sono in contraddizione, e confonderle è l’errore più comune in questo campo.
Cosa complica ulteriormente il quadro
Alcuni meccanismi rendono la separazione ancora meno praticabile.
L’interazione: lo stesso ambiente ha effetti diversi su corredi genetici diversi, e la stessa predisposizione produce esiti diversi in ambienti diversi.
La correlazione: le persone cercano attivamente ambienti coerenti con le proprie disposizioni, e gli adulti reagiscono diversamente a bambini diversi. Ciò che appare ambientale è in parte selezionato, e ciò che appare genetico è in parte l’effetto delle risposte ricevute.
La regolazione dell’espressione genica: le esperienze modificano quali geni siano attivi, senza modificarne la sequenza. È un campo in cui le affermazioni divulgative hanno superato di molto i dati (l’entità e la trasmissibilità di questi effetti negli esseri umani è ancora oggetto di ricerca) ma il principio, che l’ambiente agisca sul funzionamento del genoma, è acquisito.
La cultura come parte della biologia
Il modo più produttivo di superare la dicotomia è considerare la cultura non come ciò che si aggiunge alla natura, ma come parte del meccanismo evolutivo umano.
Gli esseri umani sono l’unica specie che accumula modifiche culturali nel tempo, ciascuna generazione partendo da dove la precedente è arrivata.
Questo processo ha effetti biologici documentati: pratiche culturali hanno modificato il genoma, come nel caso della persistenza della capacità di digerire il lattosio in età adulta, comparsa in popolazioni con storia di allevamento.
Il rapporto non è quindi fra due sfere separate che si influenzano: è un unico processo in cui ciascuna modifica le condizioni dell’altra.
Una nota sulle esperienze di premorte
Il programma del congresso includeva questo tema, e vale la pena una precisazione.
Le esperienze riferite da persone in condizioni critiche (sensazione di uscire dal corpo, tunnel, luce, revisione della propria vita) sono reali come esperienze e frequentemente riferite.
Ciò che non consentono è di inferire qualcosa sulla sopravvivenza della coscienza. Fenomeni analoghi sono stati prodotti sperimentalmente con la stimolazione di aree cerebrali specifiche, in condizioni di ipossia, con alcune sostanze e in situazioni di forte accelerazione.
La formulazione corretta è che si tratti di esperienze potenti e degne di studio, e che le spiegazioni disponibili non richiedano ipotesi ulteriori.
Domande frequenti
Quanto pesano geni e ambiente?
La domanda presuppone contributi separabili e sommabili, che non ci sono: nessuno dei due produce da solo il risultato, come base e altezza per l’area di un rettangolo.
Cosa indica l’ereditabilità?
Quale quota della variabilità in una data popolazione e in date condizioni sia associata a differenze genetiche. Cambiando le condizioni cambia il valore: non misura l’immodificabilità.
Un tratto ereditabile è immodificabile?
No. L’altezza è fortemente ereditabile ed è aumentata di parecchi centimetri in un secolo, troppo poco per un cambiamento genetico.
Le esperienze di premorte provano qualcosa?
Sono reali come esperienze ma non consentono inferenze sulla sopravvivenza della coscienza: fenomeni analoghi sono stati prodotti sperimentalmente in condizioni diverse.