Le categorie principali
Il quadro diagnostico comprende più condizioni, che condividono meccanismi ma differiscono nella presentazione.
L’anoressia nervosa: restrizione dell’alimentazione con peso significativamente basso rispetto a quanto atteso, intensa paura di aumentare di peso, e alterazione del modo in cui il peso e la forma del corpo vengono vissuti.
La bulimia nervosa: episodi ricorrenti di abbuffata con perdita di controllo, seguiti da comportamenti compensatori, e autovalutazione fortemente influenzata da peso e forma corporea.
Il disturbo da binge eating: abbuffate ricorrenti senza compensazione, con marcato disagio. È il più frequente dei tre, e il meno noto.
E il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, in cui l’evitamento non è motivato da preoccupazioni sul peso ma da caratteristiche sensoriali, disinteresse o timore di conseguenze come il soffocamento.
Va segnalato un aggiornamento importante: l’amenorrea non è più un criterio per l’anoressia, e le soglie di peso sono state rese meno rigide, proprio perché escludevano persone con quadri clinicamente gravi.
Cosa va corretto
Le immagini errate sono la causa principale del ritardo diagnostico.
Che riguardino solo ragazze adolescenti: colpiscono anche uomini, in una quota superiore a quella comunemente stimata, adulti e persone anziane, con riconoscimento ancora peggiore in questi gruppi.
Che si riconoscano dal corpo: la maggior parte delle persone con un disturbo alimentare non è sottopeso. È il fraintendimento con le conseguenze peggiori, perché porta a non credere a chi chiede aiuto.
Che dipendano dalla famiglia: l’idea di famiglie che causano l’anoressia non è sostenuta, e ha prodotto per decenni colpevolizzazione e allontanamento dei genitori dal percorso di cura. Oggi il coinvolgimento familiare è parte dei trattamenti raccomandati in età evolutiva.
Che siano una scelta o una questione di vanità: le componenti includono vulnerabilità genetica, fattori temperamentali, e alterazioni che si autoalimentano una volta instaurate.
Va aggiunto un elemento decisivo: la malnutrizione produce essa stessa rigidità cognitiva, ossessività e alterazione della percezione. Una parte di ciò che appare come causa psicologica è conseguenza dello stato nutrizionale, ed è il motivo per cui la rialimentazione precede il lavoro psicologico.
Cosa funziona
Il quadro dei trattamenti è definito.
In età evolutiva, la terapia familiare per l’anoressia è il trattamento con le evidenze migliori, e assegna ai genitori un ruolo attivo nella rialimentazione.
In età adulta, esistono approcci psicoterapeutici strutturati con evidenze, e per la bulimia e il binge eating i risultati sono migliori che per l’anoressia.
Il trattamento è per definizione multidisciplinare: medico, nutrizionale e psicologico insieme. Affrontare un solo livello è la ragione più frequente di insuccesso.
Va detto ciò che è il fattore prognostico più solido: la durata del disturbo prima del trattamento. Intervenire presto cambia gli esiti più di qualunque altra variabile modificabile.
Cosa fare se riguarda qualcuno
- Non commentare il corpo, in nessuna direzione: né preoccupazione per la magrezza né complimenti per il peso.
- Parlare di comportamenti osservati e di preoccupazione per la persona, non di aspetto.
- Non trasformare i pasti in un campo di battaglia, e non negoziare sui contenuti: quello è compito dell’equipe.
- Attendersi negazione e resistenza: fanno parte del quadro e non significano che non ci sia un problema.
- Cercare aiuto specialistico senza attendere che la situazione peggiori, anche se la persona non è d’accordo. La rete territoriale e i centri dedicati sono la via.
- E occuparsi di sé: il carico familiare è alto e documentato, ed esistono percorsi di sostegno per i familiari.
Domande frequenti
Si riconoscono dall’aspetto?
No: la maggior parte delle persone con un disturbo alimentare non e sottopeso, ed e il fraintendimento con le conseguenze peggiori.
Riguardano solo le adolescenti?
No: colpiscono anche uomini, adulti e persone anziane, con riconoscimento ancora peggiore in questi gruppi.
La famiglia e la causa?
No, e questa idea ha prodotto per decenni colpevolizzazione. Oggi il coinvolgimento familiare fa parte dei trattamenti raccomandati in eta evolutiva.
Cosa incide di piu sugli esiti?
La durata del disturbo prima del trattamento: intervenire presto cambia gli esiti piu di qualunque altra variabile modificabile.
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