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Animals Asia e gli Orsi della Luna

Esiste una sostanza per cui migliaia di orsi vengono tenuti in gabbie grandi quanto il loro corpo. Il suo principio attivo è sintetizzabile in laboratorio dal 1954: è più sicuro, costa meno e in Asia se ne consuma più della versione animale. Eppure le fattorie della bile continuano a esistere. Avvertenza: questo articolo descrive pratiche […]

Psicolab — Animals Asia e gli Orsi della Luna
Esiste una sostanza per cui migliaia di orsi vengono tenuti in gabbie grandi quanto il loro corpo. Il suo principio attivo è sintetizzabile in laboratorio dal 1954: è più sicuro, costa meno e in Asia se ne consuma più della versione animale. Eppure le fattorie della bile continuano a esistere.
Avvertenza: questo articolo descrive pratiche di maltrattamento animale e contiene dettagli che possono risultare disturbanti. I dati riportati si riferiscono al 2010 e la situazione è successivamente evoluta. Articolo a finalità informative.

Una liberazione

Dopo tre anni di pressioni diplomatiche, Animals Asia ottenne la liberazione dei primi cinque esemplari di orsi della luna (specie minacciata) detenuti illegalmente in una fattoria della bile nei pressi di Ha Long Bay, in Vietnam.

I cinque facevano parte di un gruppo di 24 animali, al centro di una protesta internazionale avviata quando la struttura era stata confiscata dalle autorità locali. La mobilitazione aveva coinvolto tredici ambasciate straniere e numerose associazioni.

Il fenomeno

Tra Cina, Vietnam e Corea si stimava che circa 20.000 orsi neri asiatici fossero allevati per soddisfare la domanda di bile.

Le condizioni descritte sono quelle di una sofferenza prolungata: animali rinchiusi in gabbie delle dimensioni del loro corpo, sottoposti a prelievi quotidiani mediante cateteri metallici o attraverso aperture permanenti mantenute nell’addome, in assenza di requisiti igienici, di assistenza veterinaria e di anestesia.

La mortalità riportata è altissima: circa due decessi ogni due impianti riusciti.

L’argomento decisivo

Ciò che rende questo caso istruttivo è che l’argomento contro la pratica non è soltanto etico.

La sintesi chimica

Il principio attivo della bile d’orso è l’acido ursodesossicolico (UDCA), sintetizzato per la prima volta in un laboratorio giapponese nel 1954. La sua efficacia nel trattamento di alcune patologie epatiche è dimostrata scientificamente.

L’UDCA sintetico è impiegato in tutto il mondo per calcoli della colecisti, cirrosi biliare primitiva, epatiti autoimmuni. È sicuro, privo di derivati animali e meno costoso da produrre.

Il dato più notevole è che in Asia se ne consuma già più della versione animale: Giappone, Cina e Corea assorbivano complessivamente circa 100 tonnellate annue di prodotto sintetico.

La questione sanitaria

C’è di più: la bile estratta dagli animali costituisce un rischio per la salute pubblica.

Proviene infatti da esemplari gravemente malati (tra le patologie più frequenti vengono citati tumori epatici, peritoniti, setticemie) ed è contaminata da pus, sangue, urina e feci. Non subisce inoltre alcun processo di raffinazione.

A questo si aggiungono, secondo l’Associazione cinese di medicina, filosofia e ambiente, almeno 54 alternative erboristiche, tra cui edera, tarassaco, crisantemo, salvia e rabarbaro.

La sovrapproduzione

Un passaggio merita attenzione perché descrive un meccanismo economico ricorrente.

Prima che gli allevamenti producessero su larga scala, la richiesta locale era di circa 500 kg annui. Con l’industrializzazione la domanda salì a circa 4 tonnellate, ma la produzione arrivò a 7, quasi il doppio del necessario.

L’eccedenza spinse i produttori a impiegare la sostanza in beni di largo consumo: lozioni, shampoo, vino, tè, bevande energetiche, unguenti.

È un’inversione istruttiva. Non è la domanda ad aver generato l’offerta: è l’offerta in eccesso ad aver dovuto fabbricarsi una domanda, estendendo l’uso a prodotti che con la funzione terapeutica originaria non hanno alcun rapporto.

Il quadro normativo e gli accordi

L’orso nero asiatico (Ursus thibetanus) è incluso nell’Appendice I della CITES, che vieta e regola l’esportazione e l’importazione non autorizzate.

Nel giugno 2000, dopo anni di negoziati e con l’appoggio della China Wildlife Conservation Association, Animals Asia concluse il primo accordo in materia di benessere animale mai firmato da un’organizzazione non governativa internazionale con il governo cinese: lo stesso che nei primi anni Ottanta ne aveva promosso la diffusione. L’impegno prevedeva la chiusura progressiva delle strutture e la liberazione dei primi 500 esemplari.

In Vietnam l’allevamento è illegale dal 2002, ma si stimava che oltre 4.000 esemplari fossero comunque detenuti. Nel 2005 un ulteriore accordo previde la liberazione di 200 orsi e il loro trasferimento nel centro all’interno del parco naturale di Tam Dao.

Alla data del testo, i risultati riportati erano 62 orsi liberati in Vietnam e 276 in Cina, con la chiusura di 43 strutture.

Il metodo

Vale la pena notare l’impostazione dell’organizzazione, fondata nel 1998 da Jill Robinson: promuovere il cambiamento attraverso educazione e informazione, cercando soluzioni sostenibili di lungo periodo in collaborazione con governi nazionali, autorità locali e comunità.

È una scelta strategica precisa. Un cambiamento ottenuto per contrapposizione frontale con le istituzioni locali difficilmente si consolida; uno negoziato, per quanto più lento, produce accordi che le stesse autorità hanno interesse a far rispettare.

Domande frequenti

Cosa sono le fattorie della bile?

Strutture in cui gli orsi neri asiatici vengono detenuti in gabbie delle dimensioni del loro corpo e sottoposti a prelievi quotidiani di bile mediante cateteri o aperture permanenti nell’addome, senza igiene, assistenza veterinaria né anestesia.

Esiste un’alternativa alla bile d’orso?

Sì. Il principio attivo, l’acido ursodesossicolico, è sintetizzato in laboratorio dal 1954: è più sicuro, non contiene derivati animali e costa meno. Esistono inoltre decine di alternative erboristiche.

Perché la bile animale è considerata pericolosa?

Perché proviene da animali gravemente malati ed è contaminata da pus, sangue, urina e feci, senza subire alcun processo di raffinazione. È quindi un rischio per la salute pubblica oltre che un problema etico.

Come si è arrivati a produrre più bile della domanda?

Con l’industrializzazione la produzione superò il fabbisogno di quasi il doppio, spingendo a impiegare la sostanza in shampoo, bevande e cosmetici. Non è la domanda ad aver generato l’offerta: l’eccedenza ha dovuto fabbricarsi nuovi usi.

Migliaia di orsi neri asiatici sono stati detenuti in condizioni di sofferenza estrema per l’estrazione della bile, benché il suo principio attivo (l’acido ursodesossicolico) sia sintetizzabile dal 1954 in forma più sicura, priva di derivati animali e meno costosa, e in Asia se ne consumi già più della versione animale. La bile estratta rappresenta anzi un rischio sanitario, provenendo da animali malati e senza raffinazione. Il dato più rivelatore è economico: la produzione arrivò a quasi il doppio della domanda, spingendo a inserire la sostanza in shampoo e bevande. L’eccedenza ha dovuto fabbricarsi una domanda, non soddisfarne una esistente.
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