Psicologia Clinica e Psicopatologia

L'Amore Bugiardo e i Disturbi Mentali

I thriller che mettono al centro una mente manipolatrice sono efficaci proprio perché sfruttano una nostra convinzione: che la pericolosità abbia una diagnosi. È una convinzione che i dati contraddicono, e che ha costi reali. Articolo divulgativo, non riassume la trama del film né del romanzo. In presenza di violenza in una relazione: 1522, attivo […]

Psicolab — L'Amore Bugiardo e i Disturbi Mentali
I thriller che mettono al centro una mente manipolatrice sono efficaci proprio perché sfruttano una nostra convinzione: che la pericolosità abbia una diagnosi. È una convinzione che i dati contraddicono, e che ha costi reali.
Articolo divulgativo, non riassume la trama del film né del romanzo. In presenza di violenza in una relazione: 1522, attivo 24 ore su 24, gratuito e anonimo.

La diagnosi da narrazione

Attribuire un’etichetta clinica a un personaggio è un esercizio diffuso, e va detto perché non funziona.

Una diagnosi richiede criteri, durata, compromissione del funzionamento e la valutazione diretta della persona. Un personaggio non ha una vita fuori dal testo, e ciò che di lui sappiamo è esattamente ciò che serviva alla trama.

Va aggiunto un chiarimento terminologico ricorrente: psicopatia e sociopatia non sono diagnosi dei manuali. Il costrutto clinico più vicino è il disturbo antisociale di personalità, e la psicopatia è una nozione della ricerca forense misurata con strumenti specifici, non un sinonimo colloquiale di persona crudele.

Sul narcisismo vale un discorso analogo: il tratto è distribuito nella popolazione, e il disturbo di personalità è un’altra cosa. Usare la parola come insulto rende più difficile parlare della condizione clinica.

Il dato che conta

È il punto centrale, ed è controintuitivo rispetto a come questi personaggi vengono costruiti.

Le persone con disturbi mentali sono, in termini statistici, molto più spesso vittime che autrici di violenza.

La quota di violenza attribuibile ai disturbi mentali nella popolazione è modesta, e i predittori più forti della condotta violenta sono altri: precedenti di violenza, uso di sostanze, giovane età, condizioni socioeconomiche.

Ne segue la ragione per cui l’associazione narrativa è dannosa: le rappresentazioni che legano disturbo e pericolosità sono associate ad aumento dello stigma, e lo stigma è uno dei principali ostacoli alla richiesta di aiuto. Il costo non ricade su chi commette violenza: ricade su chi sta male e non chiede aiuto.

Il tema della falsa accusa

Storie costruite su un’accusa fabbricata toccano un terreno delicato, e alcuni dati servono a collocarle.

Le segnalazioni deliberatamente false in materia di violenza sessuale sono, nelle rassegne disponibili, una minoranza ridotta. Più ampia è la quota di segnalazioni non confermate, che significa che i fatti non sono stati accertati: cosa diversa dall’essere false.

Il fenomeno statisticamente dominante è opposto: la larga maggioranza delle violenze non viene denunciata.

Sul piano degli effetti, la ricerca sulla persuasione narrativa mostra che le storie modificano gli atteggiamenti più dell’argomentazione diretta, perché riducono la resistenza. Un caso vivido e memorabile pesa nel giudizio più di una statistica corretta: è la disponibilità come euristica.

Va detto con chiarezza che questo non è un argomento contro la finzione: è un argomento a favore del distinguere una trama da una base statistica.

Cosa la storia coglie davvero

Ci sono elementi che questo genere di narrazione rappresenta bene, e vale la pena riconoscerli.

Il controllo coercitivo: un insieme di condotte (isolamento, sorveglianza, controllo economico, svalutazione sistematica) che costituisce una forma di violenza anche in assenza di aggressione fisica, ed è oggi riconosciuto come tale.

La facciata pubblica: la discrepanza fra l’immagine sociale di una relazione e ciò che accade in privato è una delle ragioni per cui chi subisce fatica a essere creduto.

La manipolazione della percezione della realtà, cioè far dubitare l’altro dei propri ricordi e del proprio giudizio, è un fenomeno descritto e con effetti documentati.

Il punto conclusivo, però, resta il primo: nessuno di questi comportamenti richiede una diagnosi per essere spiegato, e attribuirli a un disturbo sposta l’attenzione dalla condotta (che è una scelta) a una presunta condizione che la giustificherebbe.

Domande frequenti

Si puo diagnosticare un personaggio?

No: una diagnosi richiede criteri, durata, compromissione del funzionamento e valutazione diretta. Di un personaggio sappiamo solo cio che serviva alla trama.

Psicopatia e una diagnosi?

Non dei manuali diagnostici. Il costrutto clinico piu vicino e il disturbo antisociale di personalita; la psicopatia e una nozione della ricerca forense misurata con strumenti specifici.

I disturbi mentali rendono violenti?

La quota di violenza attribuibile ai disturbi mentali e modesta, e le persone che ne soffrono sono molto piu spesso vittime che autrici. I predittori forti sono altri.

Le false accuse sono frequenti?

Le fabbricazioni deliberate sono una minoranza ridotta. Piu ampia e la quota di segnalazioni non confermate, che non equivale a false, e il fenomeno dominante resta la mancata denuncia.

Diagnosticare un personaggio non e possibile, e psicopatia e narcisismo nel linguaggio comune non corrispondono ai costrutti clinici. Il legame fra disturbo mentale e pericolosita e statisticamente debole e rovesciato rispetto al racconto: chi ha un disturbo e piu spesso vittima. Le accuse deliberatamente false sono una minoranza, mentre il fenomeno dominante e la mancata denuncia. Cio che questo genere coglie bene (controllo coercitivo, facciata pubblica) non ha bisogno di una diagnosi per essere spiegato.
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