Psicologia Clinica e Psicopatologia

Alternative

La convinzione che le persone siano peggiorate ricorre in ogni epoca documentata. Questo non la rende automaticamente falsa, ma il fatto che ricorra sempre è esso stesso un dato, ed è stato spiegato. Articolo divulgativo. Il testo di partenza, del 2012, è un intervento di opinione: qui vengono discusse le affermazioni che sono verificabili. L’effetto […]

Psicolab — Alternative
La convinzione che le persone siano peggiorate ricorre in ogni epoca documentata. Questo non la rende automaticamente falsa, ma il fatto che ricorra sempre è esso stesso un dato, ed è stato spiegato.
Articolo divulgativo. Il testo di partenza, del 2012, è un intervento di opinione: qui vengono discusse le affermazioni che sono verificabili.

L’effetto documentato

La lamentela sul declino morale e intellettuale delle nuove generazioni è attestata in fonti che risalgono a millenni.

Studi recenti su grandi campioni hanno indagato il fenomeno e individuato due meccanismi che lo producono, indipendentemente da qualunque cambiamento reale.

Il primo è un’esposizione selettiva: si è più esposti alle informazioni negative sul presente che su quel passato, che si conosce già filtrato.

Il secondo è un errore di memoria: i ricordi negativi perdono intensità emotiva più rapidamente di quelli positivi, e il passato risulta quindi mediamente migliore di com’era.

Ne deriva una conclusione utile: l’impressione di declino è prodotta anche quando i dati indicano stabilità o miglioramento, il che significa che non può essere usata come prova.

Un dettaglio rivelatore

Lo stesso filone di studi ha osservato che ciascuno tende a percepire il declino proprio nella qualità in cui eccelle.

Chi legge molto ritiene che i giovani non leggano; chi è socievole che siano isolati; chi è competente in un campo che le competenze si stiano perdendo.

La spiegazione proposta è che si confronti il proprio livello attuale (costruito in decenni) con il livello medio di chi è più giovane. È un confronto che non può che dare quell’esito.

Il caso del narcisismo

L’affermazione più specifica del testo riguarda la diffusione del narcisismo, ed è quella su cui esistono dati.

Alcune analisi hanno riportato un aumento dei punteggi nelle generazioni successive. Ma il dibattito che ne è seguito ha prodotto risultati contrari.

Altri gruppi di ricerca, su campioni ampi, hanno rilevato nessun aumento, e in alcuni casi una diminuzione. Le divergenze dipendono da quali campioni e quali strumenti si utilizzino.

Vi si aggiunge un problema di metodo: confrontare persone giovani di oggi con persone giovani di ieri richiede che lo strumento significhi la stessa cosa in periodi diversi, e questo non è dimostrato.

Va inoltre segnalato che i punteggi su queste scale diminuiscono con l’età: parte di ciò che appare come differenza generazionale è differenza di età.

La formulazione onesta è che la questione resta aperta e che le affermazioni categoriche in entrambe le direzioni non sono sostenute.

Cosa dicono i dati che ci sono

Su alcuni indicatori esistono serie storiche affidabili, e vale la pena riportarle perché contraddicono l’impressione.

I punteggi ai test cognitivi sono aumentati per gran parte del Novecento in tutti i paesi con dati disponibili: un effetto ampio, attribuito a scolarizzazione, nutrizione e complessità dell’ambiente. In alcuni paesi la tendenza si è arrestata o invertita negli ultimi decenni, e le cause sono discusse.

La violenza interpersonale è diminuita su scala secolare, benché la percezione vada nella direzione opposta.

Sull’empatia e sulla capacità di prospettiva le serie disponibili sono meno affidabili e i risultati contrastanti.

Ciò che è invece cambiato

Un elemento con supporto migliore riguarda non le persone ma le condizioni.

L’ambiente informativo attuale premia contenuti brevi, emotivamente attivanti e ad alta frequenza, perché è così che è strutturato l’incentivo economico di chi li produce.

Questo non richiede di supporre che le persone siano cambiate: la stessa persona, in un ambiente che premia risposte diverse, si comporta diversamente.

Ed è una formulazione più utile, perché indica dove intervenire: sulle strutture, non sui caratteri.

Domande frequenti

Le persone stanno davvero peggiorando?

L’impressione di declino è prodotta anche in assenza di cambiamenti reali, da esposizione selettiva alle notizie negative e dal fatto che i ricordi negativi sbiadiscono più in fretta.

Perché ciascuno vede il declino in ciò che sa fare?

Perché confronta il proprio livello attuale, costruito in decenni, con il livello medio di chi è più giovane: un confronto che non può dare esito diverso.

Il narcisismo è aumentato?

La questione è aperta: alcune analisi rilevano un aumento, altre nessuno o una diminuzione. I punteggi calano inoltre con l’età, e parte della differenza generazionale è differenza di età.

Cosa è cambiato allora?

Le condizioni: l’ambiente informativo premia contenuti brevi e attivanti, per ragioni economiche. La stessa persona, in un ambiente con incentivi diversi, si comporta diversamente.

La percezione che le persone peggiorino è prodotta da due meccanismi documentati (esposizione selettiva al negativo presente e ricordi negativi che sbiadiscono più in fretta) e compare anche quando i dati indicano stabilità. Rivelatore è che ciascuno veda il declino proprio nella qualità in cui eccelle. Sul narcisismo la questione è aperta e le affermazioni categoriche non reggono, mentre le serie storiche affidabili mostrano aumenti nei punteggi cognitivi e riduzione della violenza. Ciò che è cambiato davvero sono le condizioni, non i caratteri, ed è lì che si può intervenire.
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