Le proporzioni reali
Va distinto ciò che viene confuso di continuo.
Una parte delle segnalazioni risulta non confermata: significa che non è stato possibile accertare i fatti, non che siano falsi. Nei casi di abuso su minori l’accertamento è spesso difficile per assenza di riscontri materiali.
Le segnalazioni deliberatamente fabbricate sono, nelle rassegne disponibili, una minoranza ridotta del totale.
Più frequente è una terza categoria, che il linguaggio del dibattito cancella: la segnalazione in buona fede ma errata. Un genitore in stato di allarme interpreta un comportamento ambiguo come indizio, cerca conferme con domande insistenti e (senza intenzione ingannevole) contribuisce a produrre il racconto che teme.
Va aggiunto che le segnalazioni non confermate provengono da entrambi i genitori e da terzi, e che attribuirle a un genere non trova sostegno nei dati.
Il fenomeno dominante
Ciò che le statistiche indicano con maggiore forza va nella direzione opposta: la larga maggioranza degli abusi su minori non viene mai segnalata.
Ne segue una conseguenza che merita di essere formulata con precisione: quando il sospetto di strumentalità diventa l’ipotesi predefinita, aumentano i falsi negativi. Si finisce per non credere ai bambini che dicono il vero.
Entrambi gli errori sono gravissimi. Ma trattarne uno come regola e l’altro come eccezione produce, nella pratica, l’errore più frequente.
Il problema tecnico reale
È il punto su cui il testo originale ha ragione, e vale la pena svilupparlo perché è ciò su cui si può intervenire.
La memoria dei bambini è accurata ma vulnerabile alla suggestione. Ciò che compromette una testimonianza non è la menzogna (rara) ma il modo in cui viene raccolta.
- Le domande chiuse e suggestive introducono contenuti che il bambino incorpora.
- La ripetizione dei colloqui aumenta la coerenza del racconto senza aumentarne l’accuratezza.
- Le aspettative di chi conduce orientano l’intervista.
- I materiali suggestivi (bambole, disegni interpretati) possono indurre risposte.
Il punto decisivo: un ricordo indotto risulta indistinguibile da uno reale, dettagliato, coerente, riferito con convinzione. Non è menzogna, ed è questo a renderlo pericoloso.
Le regole che riducono l’errore
Esistono e sono le stesse in entrambe le direzioni.
Ascolto condotto da personale formato, videoregistrato integralmente, con domande aperte, numero limitato di incontri, e separazione fra chi valuta e chi sostiene il minore.
In Italia il riferimento tecnico è la Carta di Noto, e sul piano processuale l’incidente probatorio con modalità protette esiste per raccogliere la testimonianza una sola volta in condizioni controllate.
Va aggiunto il punto sul consenso: la valutazione di un minore richiede di norma il consenso di entrambi gli esercenti la responsabilità genitoriale, una regola violata con frequenza, la cui funzione è impedire valutazioni di parte.
Il danno del percorso
Su questo il testo coglie qualcosa di reale.
La durata dei procedimenti, la ripetizione dei racconti, la sospensione prolungata dei rapporti e l’incertezza producono un danno indipendente dall’esito.
È una ragione sufficiente per chiedere tempi rapidi, e vale in entrambi gli scenari: che l’accusa sia fondata o meno, la lunghezza danneggia il bambino.
Nel frattempo sono praticabili misure intermedie: mantenere rapporti in forma protetta durante l’accertamento anziché sospenderli del tutto, e distinguere nettamente chi valuta da chi accompagna.
Domande frequenti
Le false denunce sono un’epidemia?
No. Le fabbricazioni deliberate sono una minoranza ridotta; più ampia è la quota di segnalazioni non confermate, che non significa false, e quella delle segnalazioni errate in buona fede.
Qual è il fenomeno più frequente?
La mancata segnalazione: la larga maggioranza degli abusi su minori non emerge mai. Trattare il sospetto di strumentalità come regola aumenta questo errore.
I bambini mentono?
Raramente. Il problema è la suggestione: domande chiuse, colloqui ripetuti e aspettative dell’adulto producono racconti sinceri di eventi mai accaduti, indistinguibili da quelli veri.
Cosa riduce entrambi gli errori?
Un solo ascolto, videoregistrato, con domande aperte, condotto da personale formato e separato dal sostegno terapeutico. E tempi rapidi, perché la durata danneggia comunque.