Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Abusi e false Denunce nei Casi di Separazione e Divorzio

Che le separazioni conflittuali producano un’epidemia di false accuse è un’affermazione ricorrente. I dati disponibili non la sostengono, e conoscere le proporzioni reali serve a proteggere sia i bambini sia gli adulti innocenti. Articolo divulgativo, non consulenza legale né clinica. Per segnalazioni riguardanti minori: Telefono Azzurro 19696. In presenza di violenza: 1522. I riferimenti normativi […]

Psicolab — Abusi e false Denunce nei Casi di Separazione e Divorzio
Che le separazioni conflittuali producano un’epidemia di false accuse è un’affermazione ricorrente. I dati disponibili non la sostengono, e conoscere le proporzioni reali serve a proteggere sia i bambini sia gli adulti innocenti.
Articolo divulgativo, non consulenza legale né clinica. Per segnalazioni riguardanti minori: Telefono Azzurro 19696. In presenza di violenza: 1522. I riferimenti normativi del testo originale sono superati.

Le proporzioni reali

Va distinto ciò che viene confuso di continuo.

Una parte delle segnalazioni risulta non confermata: significa che non è stato possibile accertare i fatti, non che siano falsi. Nei casi di abuso su minori l’accertamento è spesso difficile per assenza di riscontri materiali.

Le segnalazioni deliberatamente fabbricate sono, nelle rassegne disponibili, una minoranza ridotta del totale.

Più frequente è una terza categoria, che il linguaggio del dibattito cancella: la segnalazione in buona fede ma errata. Un genitore in stato di allarme interpreta un comportamento ambiguo come indizio, cerca conferme con domande insistenti e (senza intenzione ingannevole) contribuisce a produrre il racconto che teme.

Va aggiunto che le segnalazioni non confermate provengono da entrambi i genitori e da terzi, e che attribuirle a un genere non trova sostegno nei dati.

Il fenomeno dominante

Ciò che le statistiche indicano con maggiore forza va nella direzione opposta: la larga maggioranza degli abusi su minori non viene mai segnalata.

Ne segue una conseguenza che merita di essere formulata con precisione: quando il sospetto di strumentalità diventa l’ipotesi predefinita, aumentano i falsi negativi. Si finisce per non credere ai bambini che dicono il vero.

Entrambi gli errori sono gravissimi. Ma trattarne uno come regola e l’altro come eccezione produce, nella pratica, l’errore più frequente.

Il problema tecnico reale

È il punto su cui il testo originale ha ragione, e vale la pena svilupparlo perché è ciò su cui si può intervenire.

La memoria dei bambini è accurata ma vulnerabile alla suggestione. Ciò che compromette una testimonianza non è la menzogna (rara) ma il modo in cui viene raccolta.

  • Le domande chiuse e suggestive introducono contenuti che il bambino incorpora.
  • La ripetizione dei colloqui aumenta la coerenza del racconto senza aumentarne l’accuratezza.
  • Le aspettative di chi conduce orientano l’intervista.
  • I materiali suggestivi (bambole, disegni interpretati) possono indurre risposte.

Il punto decisivo: un ricordo indotto risulta indistinguibile da uno reale, dettagliato, coerente, riferito con convinzione. Non è menzogna, ed è questo a renderlo pericoloso.

Le regole che riducono l’errore

Esistono e sono le stesse in entrambe le direzioni.

Ascolto condotto da personale formato, videoregistrato integralmente, con domande aperte, numero limitato di incontri, e separazione fra chi valuta e chi sostiene il minore.

In Italia il riferimento tecnico è la Carta di Noto, e sul piano processuale l’incidente probatorio con modalità protette esiste per raccogliere la testimonianza una sola volta in condizioni controllate.

Va aggiunto il punto sul consenso: la valutazione di un minore richiede di norma il consenso di entrambi gli esercenti la responsabilità genitoriale, una regola violata con frequenza, la cui funzione è impedire valutazioni di parte.

Il danno del percorso

Su questo il testo coglie qualcosa di reale.

La durata dei procedimenti, la ripetizione dei racconti, la sospensione prolungata dei rapporti e l’incertezza producono un danno indipendente dall’esito.

È una ragione sufficiente per chiedere tempi rapidi, e vale in entrambi gli scenari: che l’accusa sia fondata o meno, la lunghezza danneggia il bambino.

Nel frattempo sono praticabili misure intermedie: mantenere rapporti in forma protetta durante l’accertamento anziché sospenderli del tutto, e distinguere nettamente chi valuta da chi accompagna.

Domande frequenti

Le false denunce sono un’epidemia?

No. Le fabbricazioni deliberate sono una minoranza ridotta; più ampia è la quota di segnalazioni non confermate, che non significa false, e quella delle segnalazioni errate in buona fede.

Qual è il fenomeno più frequente?

La mancata segnalazione: la larga maggioranza degli abusi su minori non emerge mai. Trattare il sospetto di strumentalità come regola aumenta questo errore.

I bambini mentono?

Raramente. Il problema è la suggestione: domande chiuse, colloqui ripetuti e aspettative dell’adulto producono racconti sinceri di eventi mai accaduti, indistinguibili da quelli veri.

Cosa riduce entrambi gli errori?

Un solo ascolto, videoregistrato, con domande aperte, condotto da personale formato e separato dal sostegno terapeutico. E tempi rapidi, perché la durata danneggia comunque.

L’affermazione di un’epidemia di false accuse non regge: le fabbricazioni deliberate sono una minoranza, mentre il fenomeno dominante resta la mancata emersione degli abusi. Presentare il sospetto come regola non protegge gli innocenti: produce l’errore opposto, cioè non credere ai bambini che dicono il vero. Il problema tecnico reale è la suggestione, che genera ricordi indistinguibili da quelli autentici, e le regole che lo riducono sono le stesse che proteggono da entrambi gli errori.
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