Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Felice non ha Voce

Nei procedimenti su un sospetto abuso a danno di un minore due errori sono possibili, e i loro costi sono entrambi altissimi. Ciò che riduce l’uno riduce anche l’altro: il modo in cui il bambino viene ascoltato. Articolo divulgativo, non consulenza legale né clinica. Per segnalazioni: Telefono Azzurro 19696, o le autorità competenti. Il testo […]

Psicolab — Felice non ha Voce
Nei procedimenti su un sospetto abuso a danno di un minore due errori sono possibili, e i loro costi sono entrambi altissimi. Ciò che riduce l’uno riduce anche l’altro: il modo in cui il bambino viene ascoltato.
Articolo divulgativo, non consulenza legale né clinica. Per segnalazioni: Telefono Azzurro 19696, o le autorità competenti. Il testo originale del 2012 presentava le segnalazioni infondate come un fenomeno di massa attribuito a un genere: quella lettura non è ripresa, per le ragioni indicate.

I due errori

Un procedimento può concludersi con due esiti sbagliati.

Un falso negativo: un abuso reale non riconosciuto. Il bambino resta esposto, e apprende che raccontare non serve.

Un falso positivo: un abuso attribuito a chi non l’ha commesso. Una persona innocente subisce conseguenze gravi, e il bambino perde un rapporto significativo.

Entrambi sono devastanti e non sono simmetrici nella frequenza: il fenomeno statisticamente dominante è la mancata emersione, la larga maggioranza degli abusi su minori non viene mai segnalata.

Cosa dicono i dati sulle segnalazioni infondate

Va detto con precisione, perché il testo originale parlava di epidemia.

Le rassegne sulle segnalazioni in contesto di separazione indicano che una quota risulta non confermata: il che non significa falsa: significa che non è stato possibile accertarla.

Le segnalazioni deliberatamente fabbricate sono una minoranza ridotta. Più frequente è il caso intermedio: un genitore in stato di allarme interpreta un comportamento ambiguo come indizio, lo verifica con domande insistenti e (senza intenzione ingannevole) contribuisce a produrre il racconto che teme.

Va inoltre segnalato che le segnalazioni non confermate provengono da entrambi i genitori e da terzi, e attribuirle a un genere non trova sostegno nei dati.

La ragione per cui questa precisazione conta è documentata: quando il sospetto di strumentalità diventa l’ipotesi predefinita, aumentano i falsi negativi. Si finisce per non credere ai bambini che dicono il vero.

Il vero problema tecnico

È qui che il testo originale coglie il punto giusto, e vale la pena svilupparlo.

La memoria dei bambini è accurata ma vulnerabile. Ciò che compromette una testimonianza non è la tendenza a mentire (rara) ma il modo in cui viene raccolta.

  • Le domande chiuse e suggestive introducono contenuti che il bambino poi incorpora nel proprio ricordo.
  • La ripetizione dei colloqui aumenta la coerenza del racconto senza aumentarne l’accuratezza: quanto più una storia viene ripetuta, tanto più diventa stabile e convincente, indipendentemente dalla sua origine.
  • Le aspettative dell’adulto orientano l’intervista: chi è convinto di sapere cosa cercare lo trova.
  • L’uso di materiali suggestivi (bambole, disegni interpretati) è stato ripetutamente criticato per la sua capacità di indurre risposte.

Il punto decisivo è che un ricordo indotto può risultare indistinguibile da uno reale: dettagliato, coerente, riferito con convinzione. Non è menzogna, ed è precisamente ciò che lo rende pericoloso.

Le regole condivise

In Italia esiste un riferimento tecnico: la Carta di Noto, aggiornata più volte, che raccoglie le indicazioni per l’esame del minore.

I punti centrali: colloquio condotto da personale formato, videoregistrazione integrale, domande aperte, limitazione del numero di incontri, separazione fra la funzione di valutazione e quella di sostegno terapeutico.

Sul piano processuale, l’incidente probatorio con modalità protette esiste proprio per raccogliere la testimonianza una sola volta e in condizioni controllate.

Va aggiunta la questione del consenso: il codice deontologico degli psicologi richiede il consenso di entrambi gli esercenti la responsabilità genitoriale per una valutazione su un minore, salvo i casi previsti dalla legge. È una regola violata con frequenza e la sua funzione è esattamente quella di impedire valutazioni di parte.

La vittimizzazione secondaria

Il concetto richiamato nel testo è corretto: il danno prodotto dal percorso, oltre a quello eventualmente subito.

Le componenti sono note: la durata dei procedimenti, la ripetizione dei racconti davanti a interlocutori diversi, la sospensione prolungata dei rapporti, l’incertezza.

Su questo l’indicazione del testo (ridurre i tempi quando sono coinvolti minori) è condivisibile e va oltre le posizioni di parte: la lunghezza produce danno in entrambi gli scenari, che l’accusa sia fondata o meno.

Nel frattempo alcune misure sono praticabili: mantenere rapporti in forma protetta durante l’accertamento anziché sospenderli del tutto, e distinguere nettamente chi valuta da chi accompagna il bambino.

Domande frequenti

Le segnalazioni di abuso nelle separazioni sono spesso false?

Le fabbricazioni deliberate sono una minoranza ridotta. Una quota più ampia risulta non confermata, che non significa falsa. Trattare il sospetto come regola aumenta i falsi negativi.

I bambini mentono su queste cose?

Raramente. Il problema non è la menzogna ma la suggestione: domande chiuse, colloqui ripetuti e aspettative dell’adulto possono produrre racconti sinceri di eventi mai accaduti.

Perché non bisogna ripetere i colloqui?

Perché la ripetizione aumenta la coerenza del racconto senza aumentarne l’accuratezza: la storia diventa più stabile e convincente a prescindere dalla sua origine.

Cos’è la vittimizzazione secondaria?

Il danno prodotto dal percorso stesso: durata, ripetizione dei racconti, sospensione dei rapporti, incertezza. Si verifica sia quando l’accusa è fondata sia quando non lo è.

Nei casi di sospetto abuso su minori i due errori possibili costano entrambi moltissimo, e il fenomeno dominante resta la mancata emersione. Le segnalazioni deliberatamente false sono una minoranza ridotta, e trattare il sospetto di strumentalità come ipotesi predefinita produce l’effetto di non credere ai bambini che dicono il vero. Il problema tecnico reale è la suggestione: colloqui ripetuti e domande chiuse producono racconti sinceri e indistinguibili da quelli veri. Le regole esistono (un solo ascolto, registrato, con domande aperte) e vanno applicate.
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