Una nota sul linguaggio
L’espressione «diversamente abile» è stata introdotta con intenzione positiva ed è oggi sconsigliata dalle organizzazioni delle persone con disabilità.
Il motivo è che sostituisce una descrizione con un eufemismo, suggerendo che la parola «disabilità» sia in sé offensiva e quindi da nascondere.
Le formulazioni indicate sono «persona con disabilità» o «persona disabile», a seconda della preferenza dell’interessato. La Convenzione ONU usa la prima.
La guida come autonomia
Il valore di un’iniziativa di questo tipo non sta nell’emozione della velocità, ma in ciò che la guida rappresenta.
La possibilità di spostarsi autonomamente è associata in modo consistente a partecipazione sociale, occupazione e benessere nelle persone con disabilità motoria, e la sua perdita (o la sua assenza) è uno dei fattori che più incidono sull’isolamento.
Il modello sociale della disabilità aiuta a inquadrare il punto: ciò che limita non è solo la condizione della persona ma l’organizzazione dell’ambiente. Un veicolo adattato modifica il funzionamento effettivo senza che nulla sia cambiato nella persona.
Il rischio dell’inquadramento eroico
Va segnalato un aspetto che riguarda la comunicazione di queste iniziative.
La rappresentazione di persone con disabilità come esempi di coraggio per il solo fatto di svolgere un’attività ordinaria è stata criticata dalle stesse persone interessate.
Il motivo è duplice: sposta l’attenzione dalle barriere concrete alla determinazione individuale, e stabilisce implicitamente che chi non compie imprese non stia facendo abbastanza.
Un’attività sportiva è interessante per quello che è. Non ha bisogno di essere trasformata in una lezione di vita per chi guarda.
La guida sicura: un risultato controintuitivo
La parte dell’iniziativa dedicata alla guida sicura merita un’osservazione che vale ben oltre quel contesto.
I corsi che insegnano il controllo del veicolo in condizioni di emergenza (sbandate, frenate limite, recupero dell’aderenza) sono stati valutati più volte, e i risultati sono deludenti e in alcuni casi negativi.
Diverse valutazioni hanno rilevato che i partecipanti, in particolare i giovani conducenti maschi, mostrano successivamente un tasso di incidenti uguale o superiore a chi non ha frequentato.
La spiegazione più accreditata è la compensazione del rischio: acquisita una nuova abilità, si aumenta l’esposizione (velocità più elevate, condizioni più difficili) fino a riportare il rischio percepito al livello abituale. Il margine guadagnato viene speso.
Interviene anche l’eccesso di fiducia: un’esercitazione riuscita in condizioni controllate produce una stima delle proprie capacità superiore a quella reale.
Cosa funziona invece
Gli interventi con effetti documentati sulla sicurezza stradale sono di natura diversa.
Le misure strutturali: controlli sulla velocità, contrasto della guida in stato di ebbrezza, sistemi di ritenuta, progettazione della strada, dispositivi di assistenza a bordo.
La guida accompagnata ed esposizione graduale per i neopatentati, che riducono l’incidentalità nei primi anni.
La formazione che agisce sulla consapevolezza dei propri limiti e sull’anticipazione dei pericoli, anziché sulla padronanza del mezzo.
Il criterio che riassume tutto: gli interventi che aumentano la percezione della propria abilità tendono a peggiorare gli esiti; quelli che aumentano la percezione del rischio tendono a migliorarli.
Domande frequenti
Si dice «diversamente abile»?
È sconsigliato: sostituisce una descrizione con un eufemismo, suggerendo che «disabilità» sia una parola da nascondere. Si usa «persona con disabilità» o «persona disabile».
Perché la guida autonoma è così importante?
Perché la possibilità di spostarsi è associata a partecipazione sociale, occupazione e benessere: un veicolo adattato modifica il funzionamento effettivo senza che cambi nulla nella persona.
I corsi di guida sicura riducono gli incidenti?
Le valutazioni danno risultati deludenti e a volte negativi: chi li frequenta può mostrare un tasso di incidenti uguale o superiore, perché il margine acquisito viene speso in maggiore esposizione.
Cosa riduce davvero l’incidentalità?
Misure strutturali su velocità, alcol e progettazione stradale, l’esposizione graduale dei neopatentati e la formazione che aumenta la percezione del rischio anziché quella della propria abilità.