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Abbattere i Muri di Acciaio: il NIpote del Negus

Un romanzo costruito interamente con documenti d’ufficio (lettere, dispacci, telegrammi) racconta come un’intera catena di funzionari si adegui a un ordine che nessuno di loro condivide. È materiale insolitamente adatto a osservare come funziona il conformismo istituzionale. Articolo divulgativo. I termini razzisti che compaiono nel romanzo appartengono ai documenti d’epoca che l’autore ricostruisce e sono […]

Psicolab — Abbattere i Muri di Acciaio: il NIpote del Negus
Un romanzo costruito interamente con documenti d’ufficio (lettere, dispacci, telegrammi) racconta come un’intera catena di funzionari si adegui a un ordine che nessuno di loro condivide. È materiale insolitamente adatto a osservare come funziona il conformismo istituzionale.
Articolo divulgativo. I termini razzisti che compaiono nel romanzo appartengono ai documenti d’epoca che l’autore ricostruisce e sono oggetto della sua satira: qui non vengono riprodotti. Le opere citate sono richiamate per titolo e autore, senza riproduzione di brani.

La situazione

Il romanzo di Andrea Camilleri del 2010 parte da un fatto reale: nel 1929 il nipote del sovrano etiope si iscrive a una scuola mineraria siciliana.

Il regime fascista, che ha mire sull’Africa orientale, dispone che al giovane sia riservato ogni riguardo. Da qui in poi la vicenda è inventata.

Lo studente si rivela dissipato, costoso e ingovernabile. E l’intero apparato locale (prefetto, questore, commissario, direttore della scuola, curia, banche) si trova obbligato a coprirne le spese e i danni.

Il libro è composto di sole carte: fascicoli, corrispondenza ufficiale e riservata, ritagli di giornale, intercalati da conversazioni.

Perché la forma conta

La scelta di raccontare solo attraverso documenti non è un vezzo formale: è ciò che rende il romanzo utile a chi si occupa di comportamento nelle organizzazioni.

Nei documenti si vede una cosa che nei dialoghi non si vedrebbe: ciascun funzionario scrive esattamente ciò che il proprio ruolo prevede, indipendentemente da quello che pensa.

Nessuno di loro è convinto. Tutti obbediscono. E ciascuno lo fa producendo un documento formalmente ineccepibile che trasferisce la responsabilità a un livello superiore o laterale.

Come funziona l’obbedienza burocratica

La dinamica descritta corrisponde a meccanismi ben documentati, che vale la pena nominare.

  • La frammentazione del compito. Quando un’azione viene suddivisa fra molte persone, ciascuna compie un gesto parziale e nessuna si percepisce come autore del risultato. È il fattore che più riduce il senso di responsabilità.
  • Lo spostamento della responsabilità. Chi esegue un ordine si vive come strumento anziché come agente: la responsabilità viene attribuita a chi ha disposto.
  • Il linguaggio neutralizzante. La forma burocratica trasforma decisioni in procedure. Una lingua senza soggetto (si dispone, si provvede) descrive azioni senza nominare chi le compie.
  • L’ignoranza pluralistica. Ciascuno tace credendo di essere il solo a dissentire, e il silenzio di tutti conferma a ciascuno di essere in minoranza.

Quest’ultimo è il meccanismo più rilevante nel romanzo: le conversazioni private mostrano che l’insofferenza è generale, mentre nella corrispondenza ufficiale non compare mai.

Il costo dell’adesione

C’è un aspetto che il romanzo rende bene e che merita di essere esplicitato.

Chi si conforma per convenienza non resta neutrale: tende a modificare le proprie convinzioni per allinearle a quanto ha fatto.

È il fenomeno per cui, dopo aver agito contro le proprie idee senza una giustificazione esterna sufficiente, si finisce per rivedere le idee anziché il comportamento: meccanismo che rende l’adesione progressivamente più sincera, e più difficile da riconoscere come tale.

La figura che rompe lo schema

Il protagonista funziona narrativamente perché è l’unico che non ha nulla da perdere nella catena gerarchica.

Non aspira a una carriera, non teme un trasferimento, non appartiene all’apparato. Per questo può ignorare regole che a tutti gli altri appaiono inaggirabili.

Vale la pena osservare che non è un eroe morale: è un profittatore, e il romanzo non lo nasconde. La sua funzione è diagnostica, non esemplare, mostra quanto poco fosse necessario per bloccare un sistema che nessuno osava contraddire.

È un punto che ricorre negli studi sull’obbedienza: la presenza di un solo dissenziente visibile riduce drasticamente la conformità degli altri, anche quando quel dissenziente non è particolarmente credibile.

Cosa se ne ricava oggi

Il romanzo è ambientato nel Ventennio, ma la struttura che descrive non è legata a quel regime.

Le organizzazioni ordinarie producono documenti analoghi ogni giorno: comunicazioni che eseguono disposizioni discutibili in forma corretta, ciascuna firmata da qualcuno che, interrogato in privato, direbbe di non essere d’accordo.

Il criterio pratico che se ne ricava è semplice e verificabile: quando ci si accorge di stare formulando qualcosa in modo che nessuno risulti averlo deciso, la forma sta svolgendo una funzione.

E quando si è convinti di essere i soli a pensare che qualcosa non va, quella convinzione è statisticamente quasi sempre falsa.

Domande frequenti

Perché il romanzo è fatto solo di documenti?

Perché la forma burocratica mostra ciò che i dialoghi nasconderebbero: ciascuno scrive quanto il ruolo prevede a prescindere da ciò che pensa, e il documento trasferisce la responsabilità altrove.

Cos’è l’ignoranza pluralistica?

La situazione in cui ciascuno tace credendo di essere il solo a dissentire: il silenzio generale conferma a ognuno di essere in minoranza, e il dissenso diffuso resta invisibile.

Perché chi obbedisce per convenienza finisce per crederci?

Perché agire contro le proprie idee senza una giustificazione esterna sufficiente spinge a rivedere le idee anziché il comportamento. L’adesione diventa progressivamente più sincera.

Serve davvero un solo dissenziente?

La presenza di una sola persona che dissente apertamente riduce in modo netto la conformità degli altri, anche quando non è particolarmente autorevole. Il costo è tutto sul primo.

Il romanzo di Camilleri, costruito interamente con carte d’ufficio, è un caso di studio sul conformismo istituzionale: nessuno dei funzionari condivide l’ordine, tutti lo eseguono, e ciascuno produce un documento che sposta la responsabilità altrove. I meccanismi in gioco sono noti, frammentazione del compito, linguaggio senza soggetto, e soprattutto ignoranza pluralistica, per cui ciascuno tace credendosi il solo a dissentire. Il criterio pratico: quando si formula qualcosa in modo che nessuno risulti averlo deciso, la forma sta svolgendo una funzione. E chi crede di essere il solo a pensare che qualcosa non va, quasi mai lo è.
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