L’iniziativa
Un sito italiano di divulgazione scientifica dedicato alla biologia molecolare chiese per il quinto anno consecutivo alla propria comunità (ricercatori e aziende del settore biotecnologico) di inviare immagini prodotte nel corso del lavoro.
Il materiale raccolto spaziava dalla vita quotidiana di laboratorio alla microbiologia, dalle ricostruzioni tridimensionali di proteine agli esperimenti di microscopia in fluorescenza.
In un mese arrivarono oltre trentacinque contributi. Dodici furono selezionati attraverso una consultazione pubblica, aperta a ricercatori e appassionati, e utilizzati per comporre il calendario, distribuito in più formati scaricabili.
Il dettaglio che conta
La selezione affidata a un voto aperto non è un particolare organizzativo.
Significa che il criterio non era la rilevanza scientifica del lavoro rappresentato, ma la sua capacità di colpire chi guarda. È una scelta coerente con l’obiettivo dichiarato (far conoscere la bellezza della scienza) e implica un’ammissione utile: l’immagine che comunica meglio non è necessariamente quella che documenta la scoperta più importante.
Perché la scienza produce immagini
Vale la pena spiegare da dove venga quel materiale, perché non si tratta di fotografia.
Buona parte delle immagini di laboratorio nasce come dato, non come illustrazione. Una microscopia in fluorescenza serve a stabilire dove si trovi una determinata molecola all’interno della cellula; i colori non sono i colori di quella struttura, ma marcatori scelti per distinguere ciò che altrimenti sarebbe indistinguibile.
Lo stesso vale per i modelli tridimensionali di proteine: sono rappresentazioni costruite a partire da misurazioni, non ritratti. Le forme che appaiono così eleganti sono scelte di visualizzazione tra molte possibili.
La conseguenza è che quelle immagini sono belle per una ragione funzionale: sono state ottimizzate per rendere massimamente leggibile una differenza. La chiarezza produce estetica come effetto secondario.
Un avvertimento necessario
Da qui deriva anche un rischio che vale la pena esplicitare.
Un’immagine scientifica molto suggestiva può indurre a credere che si stia guardando la realtà così com’è. Non è così: si guarda una ricostruzione governata da scelte tecniche, e la stessa struttura può apparire completamente diversa cambiando marcatore o modalità di rappresentazione.
È il motivo per cui, nella divulgazione, l’immagine più affascinante è anche quella che richiede più didascalia.
La comunità che la produsse
Il sito, fondato nel 2003, si proponeva tre obiettivi: diffondere notizie e scoperte in ambito biotecnologico, medico e molecolare; favorire l’incontro tra ricercatori, docenti e imprese; approfondire tecniche di biologia molecolare con una sezione didattica rivolta all’ambito universitario, arricchita da video e animazioni interattive.
Nel tempo aveva accumulato un archivio di oltre seimila notizie, un’area per chi si affacciava alla materia e uno spazio di discussione.
Sul piano tecnico offriva strumenti di ridistribuzione dei contenuti oggi in gran parte superati: flussi di aggiornamento sottoscrivibili, calendari remoti condivisibili, moduli per riprendere le notizie su altri siti.
Il presupposto
L’affermazione più significativa è quella di apertura: il mondo della ricerca si fonda su una comunicazione orizzontale delle scoperte.
È vero e merita di essere sviluppato. La pubblicazione formale su rivista è lenta, selettiva e arriva a lavoro concluso; ciò che consente di lavorare quotidianamente (quale protocollo funziona, quale reagente dà problemi, chi si sta occupando di cosa) circola per canali informali tra pari.
Uno spazio comune di discussione svolge quella funzione, ed è il motivo per cui iniziative del genere nascono dai ricercatori e non dalle istituzioni.
Cosa è cambiato da allora
Va detto per onestà che quel modello (il forum tematico con archivio di notizie) è oggi in larga parte assorbito da piattaforme generaliste e da canali privati.
Il guadagno è in rapidità; la perdita è di archivio. Una discussione in un forum resta consultabile e ritrovabile anni dopo da chi incontra lo stesso problema. La stessa conversazione in una chat scompare.
Il senso del gesto
Resta l’aspetto meno tecnico e forse più rilevante: un calendario è un oggetto d’uso quotidiano, non un veicolo di divulgazione.
Mettere immagini di laboratorio in un oggetto che si guarda ogni giorno per annotare appuntamenti produce un effetto che nessun articolo divulgativo ottiene: rende la ricerca familiare anziché spettacolare.
La divulgazione tende infatti a presentare la scienza attraverso i suoi risultati eccezionali. Un calendario fatto da chi lavora in laboratorio racconta invece una pratica ordinaria, ed è questa, non la scoperta, ciò di cui la ricerca è realmente fatta.
Domande frequenti
Perché le immagini di laboratorio sono così suggestive?
Perché nascono come dati e sono ottimizzate per rendere massimamente leggibile una differenza. L’estetica è un effetto secondario della chiarezza, non un obiettivo.
I colori delle immagini al microscopio sono reali?
Di norma no. Nella microscopia in fluorescenza sono marcatori scelti per distinguere strutture altrimenti indistinguibili: si osserva una ricostruzione governata da scelte tecniche, non la realtà così com’è.
Perché la comunicazione tra ricercatori è orizzontale?
Perché la pubblicazione formale è lenta e arriva a lavoro concluso, mentre ciò che serve quotidianamente (protocolli, problemi tecnici, chi sta studiando cosa) circola tra pari per canali informali.
Cosa si è perso passando dai forum alle chat?
L’archivio. Una discussione in un forum resta consultabile anni dopo da chi incontra lo stesso problema; la stessa conversazione in un canale privato scompare.