Psicologia Clinica e Psicopatologia

Medimex e musica

Che studiare musica renda più intelligenti è una delle affermazioni più diffuse sull’educazione. Le verifiche più rigorose non la confermano, e ciò che la musica produce davvero è comunque sufficiente a giustificarla. Questa pagina prende spunto dalla segnalazione di una manifestazione musicale del 2012, che comprendeva laboratori per bambini ispirati a un noto programma di […]

Psicolab — Medimex e musica
Che studiare musica renda più intelligenti è una delle affermazioni più diffuse sull’educazione. Le verifiche più rigorose non la confermano, e ciò che la musica produce davvero è comunque sufficiente a giustificarla.
Questa pagina prende spunto dalla segnalazione di una manifestazione musicale del 2012, che comprendeva laboratori per bambini ispirati a un noto programma di didattica orchestrale. L’evento è concluso. Articolo divulgativo.

Cosa non è confermato

L’idea che l’educazione musicale produca guadagni cognitivi generali (intelligenza, memoria, capacità di ragionamento) è stata sottoposta a verifica sperimentale.

Le sintesi che includono studi con assegnazione casuale e gruppi di controllo attivi rilevano effetti molto piccoli o nulli sul rendimento scolastico e sulle capacità cognitive generali.

Gli studi che riportano effetti ampi sono di norma correlazionali, e in quel caso l’interpretazione è ambigua: le famiglie che iscrivono i figli a un corso di musica differiscono per reddito, istruzione e investimento educativo. È probabile che siano queste variabili a produrre entrambe le cose.

Anche il presunto effetto dell’ascolto di musica classica sulle prestazioni intellettive, molto diffuso negli anni Novanta, non ha retto: l’effetto originale era piccolo, transitorio e attribuibile a un miglioramento dell’umore e dell’attivazione, ottenibile con qualsiasi stimolo gradito.

Perché la correzione conta

Giustificare la musica con guadagni cognitivi la espone: se qualcuno verifica e non li trova, l’attività appare inutile.

È lo stesso errore già visto per altre discipline difese con l’argomento dell’allenamento mentale generale.

Cosa è documentato

Gli effetti reali sono specifici, e non per questo modesti.

L’elaborazione dei suoni: chi ha una formazione musicale mostra una risposta più fine agli aspetti acustici del parlato, con qualche vantaggio nella percezione della parola in ambiente rumoroso.

La consapevolezza fonologica: alcuni interventi musicali centrati su ritmo e discriminazione dei suoni mostrano effetti su questa competenza, che è collegata all’apprendimento della lettura. È il caso di trasferimento con maggiore plausibilità, perché condivide un elemento specifico.

Le abilità motorie fini e la coordinazione, per ragioni evidenti.

E, per il canto e la pratica d’insieme, effetti su umore e senso di appartenenza, misurati anche in contesti clinici e nell’invecchiamento.

La pratica d’insieme

I programmi orchestrali per l’infanzia meritano un’osservazione a parte.

Le valutazioni rigorose di questi programmi hanno rilevato effetti limitati su rendimento scolastico e su indicatori comportamentali generali, meno ampi di quanto la loro reputazione suggerisca.

Sono però emersi risultati su dimensioni specifiche: autocontrollo e capacità di gestire gli impulsi in alcune valutazioni, e coinvolgimento nell’attività.

La spiegazione più economica non chiama in causa la musica: un programma che offre attività strutturata quotidiana, adulti presenti, appartenenza a un gruppo e una competenza riconosciuta produce effetti indipendentemente dal contenuto.

È un’osservazione che ridimensiona la specificità della musica e non il valore del programma, anzi, indica cosa vada replicato: la struttura, non necessariamente lo strumento.

Un’avvertenza

Va segnalato che programmi molto intensivi con bambini comportano rischi noti: pressione sulla prestazione, esposizione precoce alla valutazione pubblica, e abbandono quando l’attività cessa di essere scelta.

Valgono le stesse indicazioni già formulate per lo sport: gli obiettivi centrati sul miglioramento producono più persistenza di quelli centrati sul confronto, e un’attività che smette di essere scelta perde gran parte dei suoi effetti.

Domande frequenti

Studiare musica rende più intelligenti?

Le verifiche con assegnazione casuale rilevano effetti molto piccoli o nulli sulle capacità cognitive generali. Gli studi che ne trovano di ampi sono correlazionali e confondono l’effetto con il contesto familiare.

Ascoltare musica classica migliora le prestazioni?

No. L’effetto originale era piccolo e transitorio, attribuibile al miglioramento dell’umore, e ottenibile con qualsiasi stimolo gradito.

Cosa produce davvero la formazione musicale?

Un’elaborazione più fine dei suoni, effetti sulla consapevolezza fonologica collegata alla lettura, abilità motorie fini e (nella pratica d’insieme) effetti su umore e appartenenza.

I programmi orchestrali per l’infanzia funzionano?

Con effetti più limitati di quanto si racconti su rendimento e comportamento, ma con risultati su autocontrollo e coinvolgimento: probabilmente dovuti alla struttura del programma più che alla musica.

L’argomento più usato a favore dell’educazione musicale (che renda più intelligenti) non regge alle verifiche rigorose, e usarlo espone l’attività a essere giudicata inutile. Ciò che è documentato è specifico: elaborazione dei suoni, consapevolezza fonologica collegata alla lettura, abilità motorie, e per la pratica d’insieme umore e appartenenza. Anche i programmi orchestrali per l’infanzia mostrano effetti più contenuti di quanto si dica, probabilmente dovuti alla struttura (attività quotidiana, adulti presenti, competenza riconosciuta) più che alla musica in sé.
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