Psicologia Clinica e Psicopatologia

Terapia di coppia e Metodo Gottman: intervista al dottor Marco Folla

Terapia di coppia e Metodo Gottman: tra innovazione e ricerca scientifica

Psicolab — Terapia di coppia e Metodo Gottman: intervista al dottor Marco Folla

Quando all’interno di una relazione iniziano a comparire incomprensioni, discussioni ricorrenti o una crescente distanza emotiva, chiedere aiuto può rappresentare un passo importante per ritrovare un dialogo. La terapia di coppia non riguarda infatti soltanto le situazioni di crisi, ma può diventare uno spazio in cui comprendere meglio le dinamiche della relazione e imparare a gestire le difficoltà in modo costruttivo. Ne abbiamo parlato con il Dottor Marco Folla psicologo a Trieste e professionista certificato nel Metodo Gottman, un approccio strutturato alla terapia di coppia basato sulla ricerca sulle relazioni.

Dottor Folla, quando una coppia dovrebbe prendere in considerazione un percorso di terapia?

Non è necessario arrivare a una crisi profonda per chiedere aiuto. La terapia può essere utile quando la comunicazione diventa difficile, quando le discussioni si ripetono senza portare a una soluzione oppure quando i partner iniziano a percepire una distanza sempre maggiore. Può essere un’opportunità anche quando la coppia desidera semplicemente migliorare la propria relazione, ritrovare intimità o affrontare un cambiamento importante.

Spesso le difficoltà non compaiono improvvisamente: possono accumularsi nel tempo attraverso piccoli conflitti, incomprensioni e bisogni che rimangono inascoltati.

Qual è il principale obiettivo della terapia di coppia?

L’obiettivo non è necessariamente eliminare ogni conflitto. Due persone possono avere personalità, esigenze e opinioni molto diverse e continuare comunque ad avere una relazione soddisfacente. Il lavoro consiste piuttosto nel comprendere come la coppia affronta queste differenze e nel trovare modalità più efficaci per comunicare e stare insieme.

In terapia si può lavorare sulla capacità di ascoltarsi, sulla gestione delle discussioni, sulla fiducia e sulla possibilità di tornare a sentirsi vicini. È importante anche individuare le risorse che la coppia possiede, perché non si parte soltanto dalle difficoltà.

È possibile affrontare un percorso anche quando i problemi sembrano riguardare soltanto uno dei due partner?

Sì, anche se la terapia di coppia richiede generalmente il coinvolgimento di entrambi. La relazione è infatti un sistema nel quale i comportamenti di una persona possono influenzare quelli dell’altra. Comprendere questo meccanismo permette di superare la ricerca di un “colpevole” e concentrarsi invece su ciò che accade tra i partner.

Questo cambiamento di prospettiva è spesso già un primo passo importante: non si tratta più di stabilire chi abbia ragione, ma di capire come interrompere dinamiche che alimentano il disagio.

Quali sono le difficoltà che incontra più frequentemente nelle coppie?

Una delle situazioni più comuni è quella delle discussioni ricorrenti: la coppia affronta sempre gli stessi argomenti e ogni confronto sembra concludersi nello stesso modo. In altri casi, invece, il problema è l’assenza di comunicazione. Si smette di discutere non perché i problemi siano risolti, ma perché si è persa la voglia o la capacità di affrontarli.

Ci sono poi difficoltà legate alla fiducia, all’intimità, ai cambiamenti nella vita familiare o alle ferite accumulate nel corso degli anni. Per questo è importante non applicare una soluzione uguale a tutte le coppie, ma costruire un percorso sulla storia e sulle esigenze specifiche di ciascuna.

Quanto è importante intervenire prima che la situazione diventi troppo difficile?

È sicuramente utile non aspettare che la distanza diventi un muro. Quando una coppia chiede aiuto in una fase ancora gestibile, può avere più energie e risorse da investire nel cambiamento. Questo non significa che una relazione in forte crisi non possa essere aiutata, ma intervenire prima permette spesso di lavorare sulle difficoltà quando i meccanismi negativi sono meno radicati.

La terapia può quindi essere vista non soltanto come uno strumento per affrontare una crisi, ma anche come un’occasione per prendersi cura della relazione.

Veniamo al Metodo Gottman: che cos’è e cosa lo distingue da un generico percorso di terapia di coppia?

Il Metodo Gottman è un approccio sviluppato a partire da decenni di ricerca sulle relazioni di coppia. È particolarmente strutturato e prevede una fase iniziale di valutazione della relazione, attraverso questionari, colloqui individuali e di coppia, per comprendere punti di forza e aree problematiche.

Successivamente si lavora su aspetti concreti della relazione: comunicazione, gestione del conflitto, fiducia, intimità e connessione. L’idea è fornire alla coppia strumenti che possano essere utilizzati anche nella vita quotidiana, non soltanto durante la seduta.

Il Metodo Gottman insegna quindi a evitare i conflitti?

Non esattamente. Una delle caratteristiche dell’approccio è proprio distinguere tra problemi che possono essere risolti e differenze che, invece, fanno parte della vita della coppia. Non tutte le divergenze devono necessariamente scomparire.

L’obiettivo è imparare a gestire il conflitto senza trasformarlo in un attacco personale e senza permettere che le differenze distruggano la connessione tra i partner. In questo senso, imparare a discutere in modo diverso può essere più utile che cercare di non discutere mai.

Nel suo lavoro come viene applicato concretamente questo metodo?

Il percorso parte dalla conoscenza approfondita della coppia e dalla costruzione di una sorta di “mappa” della relazione. Questo permette di capire quali sono gli schemi che si ripetono e quali sono invece le risorse su cui fare leva.

Successivamente vengono proposti esercizi, dialoghi guidati e strumenti specifici. Si può lavorare, per esempio, sulla comunicazione durante un conflitto, sulla capacità di riconoscere i bisogni dell’altro o sulla costruzione di piccoli rituali quotidiani che aiutino a mantenere la connessione. Il percorso viene comunque personalizzato sulla storia della coppia.

Lei ha seguito una formazione specifica sul Metodo Gottman. Quanto conta la preparazione del terapeuta?

È un aspetto fondamentale. Un metodo strutturato richiede una formazione adeguata per poter essere utilizzato con consapevolezza e adattato alle diverse situazioni. Nel mio percorso professionale ho ottenuto la certificazione internazionale nella terapia di coppia con il Metodo Gottman e ho approfondito questo modello proprio con l’obiettivo di portarlo nella pratica clinica.

Parallelamente, ho avviato anche un progetto dedicato alla formazione professionale sul Metodo Gottman in Italia, con corsi, workshop e percorsi rivolti ai professionisti della relazione d’aiuto.

Quale messaggio vorrebbe lasciare alle coppie che stanno pensando di chiedere aiuto?

Direi di non considerare la terapia come l’ammissione di un fallimento. Chiedere aiuto significa riconoscere che la relazione è importante e che si desidera prendersene cura.

Non esiste una coppia perfetta e non esiste una relazione senza momenti difficili. Quello che può cambiare è il modo in cui si affrontano queste difficoltà. Imparare ad ascoltarsi, comprendere i propri schemi e ritrovare uno spazio di connessione può permettere alla coppia di affrontare i problemi senza perdersi di vista.

 

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