Psicologia Clinica e Psicopatologia

Motivazione Estetica all’Uso di Sostanze Dopanti

La pubertà avvicina i ragazzi al modello di corpo maschile e allontana le ragazze da quello femminile. È una delle asimmetrie meglio documentate dello sviluppo, e spiega perché l’insoddisfazione corporea segua percorsi così diversi nei due gruppi. Articolo divulgativo. Se il rapporto con il corpo, l’alimentazione o l’allenamento compromette la vita quotidiana, è opportuna una […]

Psicolab — Motivazione Estetica all’Uso di Sostanze Dopanti
La pubertà avvicina i ragazzi al modello di corpo maschile e allontana le ragazze da quello femminile. È una delle asimmetrie meglio documentate dello sviluppo, e spiega perché l’insoddisfazione corporea segua percorsi così diversi nei due gruppi.
Articolo divulgativo. Se il rapporto con il corpo, l’alimentazione o l’allenamento compromette la vita quotidiana, è opportuna una valutazione professionale. È attivo il numero verde SOS Disturbi Alimentari 800 180 969.

Il dato di partenza

Il testo osserva che l’insoddisfazione per il proprio corpo è largamente diffusa, e riporta un quadro delle direzioni in cui si manifesta: le donne desiderano prevalentemente ridurre, gli uomini prevalentemente aumentare.

L’osservazione più fine è quella sulla localizzazione: gli uomini risultano insoddisfatti soprattutto della metà superiore del corpo, le donne di quella inferiore.

È un dato replicato, e corrisponde con precisione alle caratteristiche che ciascun gruppo ritiene apprezzate dall’altro: il che suggerisce che l’insoddisfazione non riguardi il proprio corpo in sé, ma la distanza percepita da un modello.

L’asimmetria della pubertà

Il passaggio più importante del testo è quello sullo sviluppo puberale, e vale la pena isolarlo.

Nei ragazzi la pubertà produce aumento di statura, massa muscolare e ampiezza delle spalle: li avvicina al modello maschile prevalente. Le ricerche rilevano infatti un miglioramento dell’immagine corporea e della soddisfazione per il peso.

Nelle ragazze la pubertà produce un aumento della massa grassa e una diversa distribuzione: le allontana dallo standard di magrezza dominante. Le ricerche rilevano un aumento dell’insoddisfazione.

La conclusione da trarne è importante: lo stesso processo fisiologico (normale, atteso, salutare) produce effetti psicologici opposti a seconda del modello culturale con cui viene confrontato.

Non è il corpo a cambiare in modo problematico: è il metro ad essere costruito in modo che un gruppo vi si avvicini crescendo e l’altro se ne allontani.

Il dismorfismo muscolare

Il testo introduce la condizione descritta in letteratura tra i praticanti di sollevamento pesi, caratterizzata dalla convinzione persistente di essere insufficientemente muscolosi indipendentemente dalla costituzione reale.

Una precisazione terminologica: oggi è più corretto parlare di dismorfismo muscolare, ed è classificato come una forma specifica del disturbo di dismorfismo corporeo.

Le caratteristiche riportate sono precise: chi ne è affetto si percepisce piccolo e debole pur essendo notevolmente sviluppato, l’immagine speculare di ciò che accade in altri disturbi dell’immagine corporea.

Perché è sottodiagnosticato

È il punto che merita più attenzione.

I comportamenti associati (allenarsi molte ore, controllare l’alimentazione, misurare i progressi) appaiono virtuosi. Vengono lodati, non segnalati.

Ne consegue che una persona può arrivare a organizzare l’intera giornata attorno all’allenamento, rinunciare a occasioni sociali e sperimentare forte disagio se salta una seduta, senza che nessuno intorno percepisca un problema.

I segnali che distinguono un impegno intenso da una condizione clinica sono osservabili: il tempo dedicato compromette lavoro, studio o relazioni; l’interruzione produce ansia marcata; si evita di mostrarsi in situazioni in cui il corpo è visibile; si continua ad allenarsi nonostante infortuni.

Il ruolo del modello mediatico

Il testo propone un parallelo esplicito: come l’ideale di magrezza costituisce un fattore di rischio per i disturbi dell’alimentazione nelle ragazze, l’ideale muscoloso può costituirlo per i ragazzi.

Il parallelo regge, e vale la pena aggiungere un elemento documentato.

Le rappresentazioni maschili nella cultura popolare sono cambiate in modo misurabile: analisi condotte su figure d’azione e su immagini pubblicitarie mostrano un incremento progressivo della muscolatura rappresentata nel corso dei decenni, con proporzioni che in alcuni casi non sono raggiungibili senza sostanze.

Ne discende un punto pratico: il modello proposto non è semplicemente difficile da raggiungere, per una parte delle persone è irraggiungibile senza ricorrere a ciò che il modello stesso non mostra.

È lo stesso meccanismo, ampiamente discusso per le immagini femminili, applicato a un pubblico che raramente viene considerato esposto.

Il collegamento con l’umore

Il testo riporta la correlazione tra insoddisfazione corporea e sintomi depressivi già in età precoce.

Il dato è confermato, con una precisazione sulla direzione: la relazione è probabilmente reciproca. L’insoddisfazione contribuisce al peggioramento dell’umore, e uno stato depressivo accentua la valutazione negativa del proprio aspetto.

Il che ha una conseguenza pratica: intervenire su uno dei due elementi produce di norma effetti anche sull’altro, e non è necessario stabilire quale sia venuto prima.

Cosa si può fare

Alcune indicazioni con supporto.

  • La competenza mediatica (insegnare a riconoscere come le immagini sono prodotte, selezionate e ritoccate) ha effetti misurabili sull’insoddisfazione corporea negli adolescenti.
  • Evitare commenti sul corpo, anche positivi. Un apprezzamento sull’aspetto rafforza l’idea che quello sia il criterio con cui si viene valutati.
  • Valorizzare ciò che il corpo fa anziché come appare: gli approcci centrati sulla funzionalità mostrano risultati migliori di quelli centrati sull’accettazione dell’aspetto.
  • Per chi allena: evitare riferimenti al peso e all’aspetto come obiettivi, e ricondurre il discorso alla prestazione e alla salute.

Domande frequenti

Perché la pubertà pesa diversamente su ragazzi e ragazze?

Perché lo stesso processo avvicina i ragazzi al modello maschile prevalente e allontana le ragazze da quello di magrezza dominante: non cambia il corpo in modo problematico, è il metro a essere costruito così.

Cos’è il dismorfismo muscolare?

La convinzione persistente di essere insufficientemente muscolosi indipendentemente dalla costituzione reale. È classificato come forma specifica del disturbo di dismorfismo corporeo.

Perché non viene riconosciuto?

Perché i comportamenti associati appaiono virtuosi e vengono lodati. I segnali distintivi sono altri: compromissione di lavoro e relazioni, ansia se si salta una seduta, allenamento nonostante infortuni.

Cosa aiuta un adolescente insoddisfatto del proprio corpo?

Insegnare a riconoscere come le immagini sono costruite, evitare commenti sull’aspetto anche positivi, e valorizzare ciò che il corpo fa anziché come appare.

L’asimmetria della pubertà spiega molto: lo stesso processo fisiologico avvicina i ragazzi al modello maschile e allontana le ragazze da quello femminile, e non è il corpo a essere problematico ma il metro. Da qui il dismorfismo muscolare, che resta sottodiagnosticato perché i suoi comportamenti (allenarsi molto, controllare l’alimentazione) vengono lodati anziché notati. E vale per i ragazzi la stessa osservazione fatta da tempo per le immagini femminili: il modello proposto non è solo difficile, per molti è irraggiungibile senza ciò che il modello non mostra.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.