Psicoterapia e Psicoanalisi

Il Modello Psicodinamico

Il modello psicodinamico spiega i fenomeni mentali come il risultato di un conflitto: forze inconsce che premono per manifestarsi e forze opposte che ne impediscono l’espressione. Siamo personaggi che mettono in atto un copione scritto dall’inconscio. Da questa premessa comune si sono sviluppate quattro aree teoriche distinte, che rispondono in modo diverso alla domanda su […]

Psicolab — Il Modello Psicodinamico
Il modello psicodinamico spiega i fenomeni mentali come il risultato di un conflitto: forze inconsce che premono per manifestarsi e forze opposte che ne impediscono l’espressione. Siamo personaggi che mettono in atto un copione scritto dall’inconscio. Da questa premessa comune si sono sviluppate quattro aree teoriche distinte, che rispondono in modo diverso alla domanda su che cosa, esattamente, entri in conflitto.

Il conflitto come principio

Il modello psicodinamico è quella branca della psicologia che spiega i fenomeni mentali come il risultato di un conflitto. Esso deriva da forze inconsce che cercano di manifestarsi e richiedono un costante controllo da parte di forze opposte che ne impediscono l’espressione.

Siamo dunque personaggi che mettono in atto un copione scritto dall’inconscio: tutto ciò che scegliamo per la nostra vita è determinato da forze inconsce fra loro in relazione dinamica.

Vale la pena soffermarsi sull’aggettivo dinamico, perché è quello che dà il nome all’intero modello e spesso passa inosservato. Dinamico significa che le forze in gioco non sono in equilibrio stabile: si spostano, si riorganizzano, cambiano rapporto fra loro. Un sintomo, in questa prospettiva, non è un guasto ma il punto in cui quell’equilibrio precario diventa momentaneamente visibile.

L’unicità del paziente e il peso dell’infanzia

Gli psicoterapeuti che aderiscono a questo approccio si avvicinano ai pazienti cercando di sottolineare cosa in questi sia unico, dando così un estremo valore al loro mondo interno.

La massima importanza viene data al periodo infantile, dato che gli schemi formatisi in quel periodo persistono nella vita adulta: fin dall’infanzia certe specifiche modalità di relazionarsi con gli altri vengono interiorizzate e sono espresse automaticamente e inconsciamente come parte del carattere dell’individuo.

Da qui il concetto di transfert, che si ha quando il paziente vive il medico come una figura significativa del proprio passato e proprio per questo propone nella terapia materiale terapeutico che va compreso.

La formulazione contiene un rovesciamento che è bene rendere esplicito. Il transfert non è un intoppo da rimuovere perché il paziente ha frainteso chi ha davanti: è materiale terapeutico, cioè una delle ragioni per cui la terapia funziona. Se gli schemi appresi nell’infanzia si esprimono automaticamente e fuori dalla consapevolezza, l’unico modo per osservarli non è farseli raccontare, ma vederli mentre si riattivano nella stanza. Il terapeuta diventa lo schermo su cui il copione viene proiettato di nuovo, e quindi finalmente leggibile.

Le quattro aree del modello psicodinamico moderno

Il modello psicodinamico moderno propone quattro aree teoriche psicoanalitiche:

  1. la psicologia dell’Io, derivata dalla teoria psicoanalitica classica di Freud;
  2. la teoria delle relazioni oggettuali, derivata dalla teoria di Melanie Klein;
  3. la psicologia del Sé, fondata da Heinz Kohut;
  4. le prospettive post-moderne, formate da un insieme di teorie fra cui il costruttivismo, l’intersoggettivismo, le teorie interpersonali e il modello conflittuale-relazionale.

Le quattro aree non sono quattro versioni della stessa idea, e nemmeno quattro scuole rivali che si contendono lo stesso terreno. Si distinguono per ciò che mettono al centro: le istanze della psiche, le relazioni interiorizzate, le funzioni che gli altri svolgono per noi, la soggettività di chi osserva. Lette in sequenza raccontano uno spostamento progressivo dello sguardo, che parte da dentro l’individuo e finisce per includere il terapeuta stesso.

La psicologia dell’Io

La psicologia dell’Io vede il mondo intrapsichico come un mondo in conflitto fra le istanze. Il Super-Io, l’Io e l’Es combattono fra loro provocando angoscia. Quest’ultima avverte l’Io della necessità di un meccanismo difensivo, che a sua volta porta alla formazione di un compromesso fra Es e Io.

I meccanismi di difesa

Tutte le difese hanno in comune la funzione di proteggere l’Io contro le richieste istintuali dell’Es. Sono:

  • rimozione: si eliminano dalla consapevolezza desideri, fantasie o sentimenti inaccettabili;
  • spostamento: i sentimenti relativi a una data persona vengono reindirizzati verso un’altra;
  • formazione reattiva: si allontana un desiderio o un impulso inaccettabile adottando un tratto di carattere diametralmente opposto;
  • isolamento dall’affetto: i ricordi traumatici vengono richiamati facilmente alla mente, ma privati di qualunque sentimento concomitante;
  • annullamento retroattivo: un’azione simbolica viene agita per cancellare un pensiero o un’azione inaccettabile;
  • somatizzazione: sentimenti dolorosi vengono trasferiti a parti del corpo;
  • conversione: un conflitto intrapsichico viene rappresentato simbolicamente in termini fisici.

Messe in fila, queste difese rivelano una logica comune: nessuna cancella davvero il contenuto sgradito, tutte lo spostano. Cambia solo la direzione dello spostamento. La rimozione lo mette fuori dalla coscienza, lo spostamento lo indirizza a un altro bersaglio, l’isolamento dall’affetto separa il ricordo dall’emozione lasciando entrambi ma slegati, la somatizzazione lo trasferisce nel corpo. È il motivo per cui il materiale rimosso continua a produrre effetti: non è stato eliminato, è stato riposto altrove.

Nessuno è privo di meccanismi di difesa: la salute e la malattia psicologica stanno su un continuum.

Quest’ultima frase è breve ma pesa più di quanto sembri, perché toglie di mezzo l’idea che esistano i sani da una parte e i malati dall’altra. Le difese sono l’attrezzatura ordinaria della mente, non il segno di un guasto. La differenza fra funzionamento sano e patologico non sta nell’averle o meno, ma nella loro rigidità e nel prezzo che si paga per tenerle in piedi.

La teoria delle relazioni oggettuali

La teoria delle relazioni oggettuali sostiene che le pulsioni emergono nel contesto di una relazione e non possono pertanto essere mai separate da essa: le relazioni interpersonali si trasformano in rappresentazioni interiorizzate di intere relazioni, non di un singolo oggetto o di una persona.

Il dettaglio decisivo è quel di intere relazioni. Non si interiorizza la madre, ma la scena completa: la madre, sé stessi in rapporto a lei, e il legame affettivo che li univa. È la ragione per cui, da adulti, ci si ritrova a occupare in un rapporto ora una posizione ora l’altra, riproducendo talvolta proprio il ruolo che allora si subiva.

Il conflitto inconscio, per questo approccio, non è semplicemente la lotta fra un impulso e una difesa come nel caso della psicologia dell’Io, ma è anche lo scontro fra coppie contrapposte di unità interne di relazioni oggettuali.

Sé multipli e Sé narrativi

Sebbene desideriamo mantenere l’illusione della continuità del Sé, in realtà siamo costituiti da Sé multipli e discontinui, costantemente ridefiniti da relazioni reali o immaginarie con gli altri. Si formano in noi dei Sé narrativi, che possano dare coerenza emozionale alla nostra vita.

Paradosso della terapia è che nel momento in cui i pazienti apprendono a tollerare tutto ciò, cominciano a sentirsi più costanti e coerenti.

Il paradosso è autentico e vale la pena esplicitarlo: accettare di non essere uno solo produce più unità che pretendere di esserlo. La spiegazione è che l’illusione di continuità va difesa, e difenderla costa, perché ogni pezzo di sé che non rientra nella narrazione ufficiale va negato o tenuto fuori. Chi smette di difenderla può includere tutto ciò che è, e proprio per questo si sente più intero.

La psicologia del Sé

Questo approccio cerca di dimostrare che tutte le forme di psicopatologia si basano su difetti presenti nella struttura del Sé, e che questi sono dovuti a disturbi delle relazioni Sé/oggetto-Sé nell’infanzia.

Mentre la psicologia delle relazioni oggettuali si interessa delle relazioni interne fra le rappresentazioni del Sé e quelle dell’oggetto, la psicologia del Sé sottolinea come le relazioni esterne aiutino l’individuo a mantenere autostima e coesione del Sé. Secondo Kohut il paziente ha un bisogno disperato, per mantenere il proprio senso di benessere, di certe particolari risposte da parte delle altre persone.

Gli altri non vengono considerati come individui separati, ma come oggetti, come funzioni che possono gratificare i bisogni del Sé.

Un bisogno che non si supera mai

Il bisogno degli oggetti-Sé non viene, secondo Kohut, mai superato, ma continua per l’intero corso della vita. All’essere umano sono indispensabili per sopravvivere le risposte convalidanti ed empatiche da parte degli altri, per mantenere un certo grado di stima. La maturazione e la crescita semplicemente ci allontanano dal bisogno di oggetti-Sé arcaici per portarci verso la capacità di utilizzare oggetti-Sé più maturi e adeguati.

Qui Kohut rompe con una convinzione radicata, quella secondo cui crescere significhi smettere di aver bisogno degli altri e diventare autosufficienti. Per lui la maturità non elimina il bisogno, ne cambia la qualità: non si passa dal dipendere al non dipendere, si passa da forme arcaiche di dipendenza a forme più mature. La conseguenza clinica è netta.

Obiettivo della terapia è quindi rafforzare la debolezza del Sé, in modo che si possano tollerare esperienze non ottimali con oggetti-Sé senza che si verifichi una significativa perdita di coesione.

Non si punta cioè a rendere il paziente indipendente dalle risposte altrui, obiettivo che sarebbe irraggiungibile, ma a renderlo capace di reggere quando quelle risposte mancano o deludono, senza andare in pezzi.

Le prospettive post-moderne

Comune all’insieme di teorie sviluppatesi recentemente in questo ambito è la sfida alla concezione di una verità oggettiva contenuta nel paziente, che l’analista osserva in maniera totalmente imparziale. Secondo queste teorie, infatti, le percezioni che il clinico ha del paziente sono sempre influenzate dalla sua soggettività. Esse riconoscono l’esistenza di una realtà esterna, ma sottolineano come ciascun partecipante nella diade analitica sia portatore della propria prospettiva che riguarda quella realtà.

La precisazione sulla realtà esterna è importante e va letta con attenzione, perché segna il confine con il relativismo. Non si sostiene che non esista nulla di reale, né che qualsiasi lettura valga l’altra: si sostiene che nessuno dei due partecipanti abbia accesso a quella realtà da un punto di vista neutro. È una differenza sottile e decisiva.

Per quanto riguarda l’ambito evolutivo, la maggior parte di queste teorie, in accordo con la teoria delle relazioni oggettuali, sottolineano il fatto che il bambino interiorizza un’intera relazione d’oggetto e che ogni interazione faccia a faccia è costruita insieme o regolata in senso biunivoco.

Con questo si chiude il movimento che attraversa le quattro aree. Si era partiti da un mondo intrapsichico in cui le istanze combattevano fra loro; si arriva a un campo a due, in cui anche l’osservatore è dentro ciò che osserva e contribuisce a costruirlo.

Domande frequenti

Che cosa distingue il modello psicodinamico dagli altri approcci?

Il fatto di spiegare i fenomeni mentali come risultato di un conflitto fra forze inconsce che premono per manifestarsi e forze opposte che lo impediscono. Ne discendono l’attenzione all’unicità del mondo interno del paziente e il peso attribuito all’infanzia, i cui schemi relazionali vengono interiorizzati e poi espressi automaticamente e inconsciamente come parte del carattere.

Perché il transfert è considerato utile e non un ostacolo?

Perché è materiale terapeutico da comprendere. Il paziente vive il terapeuta come una figura significativa del proprio passato, e così porta nella stanza gli schemi appresi nell’infanzia. Dato che quegli schemi si esprimono automaticamente e fuori dalla consapevolezza, vederli riattivarsi nella relazione è l’unico modo per osservarli davvero.

Avere meccanismi di difesa significa essere malati?

No. Nessuno è privo di meccanismi di difesa, e salute e malattia psicologica stanno su un continuum. Le difese sono l’attrezzatura ordinaria della mente: quello che cambia fra un funzionamento sano e uno patologico è la loro rigidità e il costo che comportano.

Che cos’è un oggetto-Sé secondo Kohut?

È un altro vissuto non come individuo separato, ma come funzione capace di gratificare i bisogni del Sé, in particolare fornendo le risposte convalidanti ed empatiche indispensabili a mantenere l’autostima. Questo bisogno non viene mai superato: la maturazione porta solo dagli oggetti-Sé arcaici a oggetti-Sé più maturi e adeguati.

Le prospettive post-moderne negano l’esistenza di una realtà oggettiva?

No. Riconoscono l’esistenza di una realtà esterna, ma sostengono che ciascun partecipante alla diade analitica ne abbia una propria prospettiva, e che le percezioni del clinico siano sempre influenzate dalla sua soggettività. Cade l’idea dell’analista osservatore imparziale, non quella della realtà.

Le quattro aree del modello psicodinamico condividono la premessa del conflitto, ma rispondono in modo diverso alla domanda su che cosa entri in conflitto: le istanze della psiche per la psicologia dell’Io, le coppie contrapposte di relazioni interiorizzate per la teoria delle relazioni oggettuali, i difetti nella struttura del Sé per Kohut, le prospettive dei due partecipanti per le teorie post-moderne. Lette in sequenza mostrano uno sguardo che si allarga: dal dentro dell’individuo fino a includere il terapeuta stesso in ciò che osserva. Restano due idee che valgono da sole il percorso: che le difese siano l’attrezzatura ordinaria di chiunque, con salute e malattia su un continuum, e che il bisogno degli altri non si superi mai crescendo, ma cambi soltanto forma.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *