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Come funziona il cervello adolescenziale

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E perché la maturazione della corteccia frontale ci rende quello che siamo


L’adolescenza è solo un fenomeno culturale?

è possibile chiedersi se l’adolescenza sia un fenomeno biologico
o culturale, un processo che riguarda il corpo di qualunque essere
umano o solo un’invenzione dell’Occidente sviluppato, dovuto perlopiù a due
caratteristiche: il miglioramento dell’alimentazione che ha portato
all’anticipo della pubertà, e l’economia moderna che ha spinto in avanti il
periodo di gravidanza, producendo un periodo di gap tra i due che sarebbe
appunto l’adolescenza. Gran parte delle culture nel mondo, tuttavia, riconosce
l’adolescenza come fenomeno distinto dall’infanzia e dall’età adulta: ciò che
l’Occidente ha inventato è solo il periodo d’adolescenza più lungo possibile.

La neurobiologia, inoltre, ci suggerisce che l’adolescenza è un fenomeno concreto,
e che il cervello adolescente non è solo un cervello adulto incompleto, ma
caratterizzato da periodi di importanti cambiamenti e trasformazioni. Durante
lo sviluppo fetale c’è una forte competizione tra i neuroni, che vede trionfare
quelli che migrano nelle giuste aree e producono il massimo di connessioni
sinaptiche con altri neuroni. Al contrario, quelli che non ci riescono vanno
incontro ad apoptosi, la morte programmata della cellula.

Lo stesso accade nella corteccia frontale dell’adolescente.
All’inizio vi è un più alto volume di materia grigia e di sinapsi rispetto al
cervello adulto; dopo 10 anni lo spessore della materia grigia si riduce a
causa del pruning, cioè il taglio delle sinapsi. Nella corteccia
frontale, le regioni evolutivamente più antiche maturano prima, mentre le più
recenti (come la corteccia prefrontale dorsolaterale) non perdono materia
grigia fino alla tarda adolescenza.

L’importanza di questa sequenza evolutiva è stata dimostrata in uno studio in
cui veniva confrontato il QI di alcuni bambini e scansionato il cervello, per
alcuni anni fino all’età adulta. Più tardava il periodo di pruning della
corteccia durante l’adolescenza, più era alto il punteggio QI durante l’età
adulta.



La vita emotiva degli adolescenti

Gli adolescenti esperiscono le emozioni più intensamente degli adulti. Ad
esempio, sono più reattivi nei confronti di facce che esprimono emozioni forti.

Essi esperiscono il rischio diversamente, spesso
sottovalutandolo. Come mostrato sperimentalmente, durante i compiti di
decision-making gli adolescenti attivano la corteccia prefrontale meno degli adulti;
minore l’attivazione, minore la valutazione del rischio. Ciò è dovuto ad una
più forte esigenza negli adolescenti di ricercare sensazioni forti, causata
dalla immaturità corticale: gli adolescenti sono tentati di fare bungee
jumping, gli adulti di mangiare un dolce in più durante la dieta. L’adolescenza
è caratterizzata soprattutto da una ricerca costante della novità.



Dove si colloca il sistema della dopamina in tutto questo?

In uno studio è stata confrontata l’attività del nucleus accumbens di bambini,
adolescenti e adulti mentre svolgevano dei compiti con ricompense in denaro.
Nei bambini, una risposta giusta produceva la stessa attivazione indipendentemente
dalla grandezza del guadagno. Negli adulti, l’attivazione dipendeva da quanto
grande fosse il guadagno. Negli adolescenti, invece, le cose erano più
complesse. Una vincita media portava ad un’attivazione nella media, una vincita
elevata portava ad enorme attivazione, mentre una vincita ridotta portava a
riduzione di attività del nucleo accumbens. In altre parole, gli adolescenti
esperiscono vincite più alte del previsto con più intensità degli adulti.

La socialità adolescenziale è più complessa di quella infantile
o adulta. Uno studio del 2013 ha rilevato come gli adolescenti abbiano in media
400 amici su facebook, molti più di quanti ne avrebbe un adulto. La socialità
adolescenziale riguarda molto l’affetto, la prontezza nel rispondere a segnali
emotivi del gruppo dei pari
: se aggiungono 400 persone è, infatti, per un forte
bisogno di appartenenza che affievolisce man mano che divengono adulti.



Appartenenza

Il forte bisogno di appartenenza degli adolescenti può essere
dimostrato anche in studi di laboratorio, come il paradigma ‘’Cyberball’’. Un
soggetto è convinto di giocare a palla con altri due giocatori (che non
esistono, si tratta di un computer). Dopo una serie di passaggi, il soggetto
viene ignorato dagli altri due, che iniziano a giocare tra di loro. Ben presto
gli scanner rilevano attivazione della corteccia prefrontale ventro-laterale: questa
regione ha un’azione inibitoria su regioni come amigdala e cingolato anteriore,
associate a rabbia, disgusto e percezione del dolore. La corteccia frontale
viene in aiuto fornendo prospettiva, razionalizzazione e regolazione emotiva. In
questo modo il soggetto evita il dispiacere di essere escluso, razionalizzando
che si tratta di un semplice gioco. Se però lo studio è condotto su
adolescenti, per la gran parte di questi venire esclusi attiva solo minimamente
la vlPFC: gli adolescenti mancano della capacità di spiegarsi che ‘’è solo un
gioco, non importa’’
, per cui il rifiuto li colpisce con più forza, producendo
il forte bisogno di appartenenza.




Una corteccia immatura

La corteccia frontale usa gli stessi sistemi di neurotrasmettitori del resto del
cervello ed ha anche una simile densità neuronale. Tuttavia, quest’area matura
con più ritardo rispetto alle altre regioni. Vi è probabilmente una ragione
evoluzionistica: il cervello è plastico, crea e distrugge nuove sinapsi per
meglio adattarsi all’ambiente in cui vive. Ciò è ancora più importante per la
corteccia frontale. Proprio perché è l’ultima a maturare, è la regione più
libera dai geni e maggiormente scolpita dall’esperienza.

La corteccia frontale, così, approfitta del tardo sviluppo
per apprendere dalle esperienze se la corteccia frontale maturasse con la stessa
velocità del resto del cervello l’adolescenza sarebbe meno turbolenta, meno
marcata dal desiderio di esplorare e creare, sognare ed illudersi. L’adolescenza
è il periodo in cui più si prendono rischi, più si cercano novità e più si desiderano
legami sociali. Il tutto grazie ad una corteccia immatura.

Anche questo contribuisce a renderci la specie più sociale
in assoluto: il nostro sviluppo ontogenetico ci ha portati a liberare la
corteccia frontale dalla biologia. La parte di cervello che più ci definisce è
quella meno influenzata dai geni con cui iniziamo la vita e più influenzata da
quello che la vita ci offre.






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Donato Antonio

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