Archivio autore

Fonti Bibliografiche: Il Clima Organizzativo, Pensiero Psicologico.

CAMPBELL J.P., DUNNETTE M.D., LAWLER E.E. III, WEICK K.E. Jr., Managerial behaviour, performance and effectiveness, 1970, McGraw-Hill, New York, (pp.390) DREXLER, 1977; O’DRISCOLL & EVANS, 1988; PAOLILLO, 1982; ZOHARD, 1980. EVAN W.M., A system model of organizational climate, in TAGIURI R., LITWIN G. (a cura di), Organizational… FOREHAND G.A., GILMER B. von H., Environmental variation

Alla ricerca della riqualificazione intellettuale

I fattori ambientali, come l’evoluzione tecnologica, nel corso della storia del lavoro, hanno spesso penalizzato l’individuo; non è stato sempre facile, come dimostrato dall’approccio taylor-fordista, porre in essere delle modalità di lavoro che rispondessero in ugual misura a esigenze individuali e di produzione. Questo nodo cruciale è stato sottolineato spesso, numerosi autori non hanno esitato

Rensis Likert

Rensis Likert, a differenza di Herzberg, partì innanzitutto dal confutare la tesi che il miglior rendimento dipende sempre e unicamente dalla soddisfazione dei dipendenti e dal loro rapporto positivo con l’azienda. Egli fa notare che dove i lavori sono più ripetitivi è possibile raggiungere un alto livello di rendimento anche in assenza di soddisfazione, quasi

Frederick Herzberg

Mentre Argyris ha cercato di evidenziare le differenze tra le necessità individuali e organizzative, Frederick Herzberg ha concentrato l’attenzione prevalentemente sulle motivazioni all’agire umano che, secondo l’autore, affondano le loro radici nei cosiddetti bisogni superiori dell’uomo. I bisogni vengono intesi come qualcosa che opera per dirigere il comportamento e soprattutto Herzberg si concentra soprattutto sui

Chris Argyris

A differenza di Maslow, Chris Argyris ha messo in maggior evidenza il contrasto tra le esigenze dell’individuo e le esigenze delle organizzazioni classiche. Argyris elenca ed analizza i punti fondamentali del continuum di crescita psicologica che il soggetto si appresta a percorrere nel passaggio dall’infanzia alla maturità. L’approccio di Argyris si riavvicina qui alle Relazioni

Abram Maslow

Abraham Maslow, uno dei principali autori a cui la letteratura fa riferimento, partendo dalla premessa che la motivazione di un comportamento nasce dall’universale tendenza a soddisfare determinati ordini di bisogni, sostenne che tutti noi possediamo cinque tipologie di bisogni diversi per grado di complessità e momento di manifestazione: i bisogni biologici, quelli di sicurezza, quelli

I Motivazionalisti

Tra gli anni ’60 e ’70 negli Stati Uniti si svilupparono le teorie motivazionaliste o di realizzazione della personalità. I presupposti generali della posizione volontaristica consistono nel favorire lavori più ricchi di contenuti intelligenti e che procurino maggiori soddisfazioni coinvolgendo di più il lavoratore. La scuola motivazionalista si concentrò sull’importanza dell’individuo, di conseguenza ritenne fondamentale

Chester Barnard: le “condizioni di comunione” e il clima organizzativo

Verso la fine degli anni ’30, Chester Barnard modificherà sostanzialmente la tesi di Mayo restituendo all’organizzazione formale la funzione di sede privilegiata in cui gli uomini stabiliscono relazioni e rapporti di cooperazione. Rispetto al taylorismo che guardava all’aspetto della collaborazione tra lavoratori solo in funzione dell’economia dell’azienda, l’approccio delle Relazioni Umane ritenne invece la cooperazione

Elton Mayo e la Scuola delle Relazioni Umane

L’unico vincolo umano nei ritmi di lavoro è costituito, secondo Taylor, dalla resistenza fisica ad uno sforzo prolungato. E’ proprio questa la via che le prime ricerche sul campo cominciarono a percorrere. Gli studi sulla fatica permisero ben presto di osservare che essa è associata al fenomeno della monotonia e che entrambe provocano un rallentamento

L’era Taylorista e Fordista

Da un’analisi del taylorismo e dell’organizzazione scientifica del lavoro (OSL), possiamo estrapolare alcune caratteristiche che appaiono distintive di questo approccio: sono l’efficientismo, la ripetitività, la parcellizzazione e la standardizzazione del lavoro, la mancanza di discrezionalità e di contenuti intelligenti, la completa attenzione ad ottenere una produzione più intensa e uniforme. Il taylorismo costituisce però anche