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Lo Sguardo su Se Stessi

Lo sguardo su sé stessi in quanto creature porta innanzitutto a riconoscere che la propria esistenza e tutto ciò che si è viene unicamente da Dio e che quindi l’uomo non ha in sé la causa o ragione del proprio essere. Questa considerazione in Caterina non ha un carattere meramente filosofico bensì teologico e attinge

La Conoscenza di Sé

La conoscenza di sé è anche la cinta di difesa del giardino dell’anima perché non diventi preda dei suoi nemici spirituali. Per rafforzare questa idea e svilupparla, la vergine senese usa anche l’altra immagine molto significativa della città dell’anima con all’interno questa fortezza che non è altro che il conoscimento di sé. Di guardia alla

Conoscimento come Presupposto

A questo punto occorre comprendere perché il conoscimento deve necessariamente precedere e accompagnare l’orazione. Si può agevolmente capirlo esaminando uno dei tanti schemi riassuntivi sulla preghiera disseminati nell’opera cateriniana: «Questa orazione ha l’umiltà come suo fondamento. E l’umiltà si ottiene nella casa [del conoscimento di noi stessi]. L’orazione è vestita con il fuoco della carità

La “Cella del Conoscimento Proprio”: un “Luogo” per Pregare

L’interiorismo cateriniano sembra attingere dalla scuola, agostiniana e bernardiana, questa idea del conoscimento proprio per eleggerla come base della vita spirituale e del suo sviluppo. Per molti autori essa può essere considerata come una base di vita spirituale, per S. Caterina è la base dell’edificio spirituale che si consuma nell’amore. Basta scorrere la sua opera per

La figura di Caterina da Siena

Forse perché quello della preghiera è stato da sempre considerato un tema minore nella letteratura cateriniana non ha a tutt’oggi incontrato il favore degli studiosi che, quando lo hanno affrontato, lo hanno analizzato quasi di sfuggita e molto superficialmente. In questo deserto della ricerca si inserisce il nostro tentativo di analisi e ricomprensione della sua