Il Fascino del Rischio e della Sfida dell’Adolescente

Sommario: Il fascino del rischio e della sfida sono caratteristiche frequenti del comportamento degli adolescenti e, se da un lato consentono loro di acquisire sicurezza in se stessi e di confrontarsi con i coetanei e con il mondo adulto, dall’altro li espongono a situazioni estreme che possono trasformarsi in pericoli reali: il fumo di sigarette, l’uso di spinelli e di altre droghe, l’abuso di alcool, la ricerca dello “sballo” e di sensazioni forti, gli atti di vandalismo o i piccoli furti, la guida pericolosa,la sperimentazione di una sessualità precoce e non protetta, le restrizioni alimentari spesso immotivate, fino ai tentati suicidi, sono tutti comportamenti che per la loro novità e pericolosità preoccupano e spaventano gli adulti, soprattutto i genitori.

Parole-chiave: Rischio, Crisi, Adolescenza, Pedagogia, Famiglia, Iniziazione

Summary: Risk behaviors for adolescents is an almost physiological and essential component of the “adolescent crisis”, more in terms of relating to the social, to make “entry into adult life”.

The fascination of risk and challenge are frequent characteristics of adolescent behavior and, on the one hand allow them to gain confidence in themselves and to confront themselves with peers and with the adult world, on the other they expose them to extreme situations that can turning into real dangers: cigarette smoking, the use of spinels and other drugs, alcohol abuse, the search for “highs” and strong sensations, vandalism or petty theft, dangerous driving, experimentation of a precocious and unprotected sexuality, the often unmotivated food restrictions, up to the suicide attempts, are all behaviors that, for their novelty and dangerousness, worry and frighten the adults, above all the parents.

Key-words: Risk, Crisis, Adolescence, Pedagogy, Family, Initiation

Raffaele Crescenzo (1959).

Pedagogista. Ha pubblicato, in precedenza, “Pensieri” nel 1995 e “Parole in chiaro scuro” nel 1997 – Edizioni Prometeo – Cosenza. “Appunti di quotidiana pedagogia” nel 2009 – Edizioni Boopen – Napoli. “Accanto alla famiglia del malato” esperienza di un “Centro Ascolto” in un Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata nel 2010 – Edizioni Boopen – Napoli. “Gedeone….Chiacchiere e Sanità in ordine sparso” nel 2011– Edizioni Boopen – Napoli. Coautore “Viaggio nel dolore e nella sofferenza” – Ed. Falco Cosenza 2010 – e “Temi di fine vita” – Ed. Nuova Prhomos Perugia 2012-. “Cura e Umanità in sanità” nel 2014 – Edizioni Photocity – Napoli. Autore di diverse pubblicazioni. Giudice Onorario Tribunale per i Minorenni di Catanzaro. Docente a contratto Pedagogia e Sociologia generale UMG – Catanzaro.

Raffaele Crescenzo (1959).

Pedagogist. He previouslypublished “Pensieri” in 1995 and “Parole in chiaro scuro” in 1997 – Edizioni Prometeo – Cosenza. “Notes of daily pedagogy” in 2009 – EdizioniBoopen – Naples. “Next to the family of the patient” experience of a “Listening Center” in an Integrated Home Care Service in 2010 – Editions Boopen – Naples. “Gedeone … .Cheapchiere e Sanità in sparse order” in 2011 – Edizioni Boopen – Napoli. Co-author “Journey into pain and suffering” – Ed. Falco Cosenza 2010 – and “End of life themes” – Ed. NuovaPrhomos Perugia 2012-. “Care and Humanity in Health” in 2014 – Photocity Editions – Naples. Author of several publications. Honorary Judge Tribunal for Minors of Catanzaro. Contract professor Pedagogy and General Sociology UMG – Catanzaro.

Tempo fa collaboravo, come consulente e collaboratore,ad una rivista online.

Una madre mi scrisse chiedendomi aiuto:

“Mio figlio di 16 anni ha avuto 1 incidente.E’ rimasto illeso per miracolo insieme a passeggero(che non doveva avere).Tasso alcolemico 2,15.Sono una mamma sola. Con mio figlio ho parlato,cercato di spiegare, dato castigo e restrizioni ma sono molto preoccupata:imparerà la lezione?Cosa posso fare?!?”.

Gent/ma amica,

l’adolescenza è una fase della vita dell’individuo che costituisce il passaggio dall’infanzia all’età adulta, per questo particolarmente delicata e spesso burrascosa nella ricerca di se stessi e della propria identità; l’adolescente quindi si trova a porsi la domanda “chi sono io?” e per trovare una risposta è portato a mettersi alla prova, a sperimentarsi anche in situazioni limite.

Suo figlio, come tanti altri adolescenti, è alla continua ricerca di esperienze e di limiti con atteggiamenti e comportamenti rientranti in questa logica e fra i tanti giovani che, danno una comune risposta al loro agire rischioso:“per fare un’esperienza!”.

I comportamenti rischiosi per gli adolescenti è una componente quasi fisiologica ed essenziale della “crisi adolescenziale” in maggior modo nel rapportarsi con il sociale, per fare “ingresso nella vita adulta”.

Il fascino del rischio e della sfida sono caratteristiche frequenti del comportamento degli adolescenti e, se da un lato consentono loro di acquisire sicurezza in se stessi e di confrontarsi con i coetanei e con il mondo adulto, dall’altro li espongono a situazioni estreme che possono trasformarsi in pericoli reali: il fumo di sigarette, l’uso di spinelli e di altre droghe, l’abuso di alcol, la ricerca dello “sballo” e di sensazioni forti, gli atti di vandalismo o i piccoli furti, la guida pericolosa, la sperimentazione di una sessualità precoce e non protetta, le restrizioni alimentari spesso immotivate, fino ai tentati suicidi, sono tutti comportamenti che per la loro novità e pericolosità preoccupano e spaventano gli adulti, soprattutto i genitori.

Questi comportamenti, sebbene dannosi dal punto di vista sia fisico, sia psichico che sociale, sembrano offrire all’adolescente una via d’uscita alle insicurezze e incertezze sperimentate in questa fase della vita.

Una delle spiegazioni date per spiegare la tendenza degli adolescenti ad esporsi a tali situazioni di pericolo si richiama al concetto di rito di passaggio.

In tempi, non molto lontano, il passaggio dalla adolescenza alla condizione di adulto avveniva con l’entrata al “casino”o “casa chiusa”, ingresso che era permesso per legge solo ai ragazzi che avevano compiuto 18 anni, ma spesso si chiudeva un occhio se l’adolescente era accompagnato da un adulto.

Nei secoli passati, e ancora oggi nelle società tribali, i momenti di passaggio da una fase della vita a quella successiva sono ritualizzati; il rito di passaggio si costituisce come un’iniziazione, dove la consuetudine prevede un insieme di processi di separazione-individuazione, principalmente dalla madre e dalla famiglia, il lutto per il mondo infantile che si viene a perdere, e l’assunzione di una identità sessuale stabile e adulta, quindi il confronto con l’altro sesso ed infine l’elaborazione di sentimenti di invidia e rivalità verso il mondo adulto; tutti fattori che, se non socializzati e ritualizzati, vengono ricercati dall’adolescente in maniera disfunzionale attraverso il ricorso ad “iniziazioni” improvvisate e poco pensate agite spesso in gruppo o in banda, basate ad esempio sull’uso di stupefacenti o su prove di coraggio che possono rivelarsi altamente pericolose per l’incolumità dell’individuo che le sperimenta.

I riti di passaggio segnano in quasi tutte le culture la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta e non sono una piacevole esperienza: giovani adolescenti che vengono legati ad una liana e lanciati nel vuoto; giovani maschi della tribù amazzonica dei SatereMawe, per entrare nel mondo degli adulti, sfidano un mostruoso insetto (Paraponera Clavata, bulletant o formica pallottola, chiamata così perché il dolore che provoca quando morde con le sue potenti mandibole è paragonabile a quello di un colpo di pistola),infilando le mani in un paio di speciali guanti imbottiti con decine di queste formiche per almeno dieci minuti e durante la prova non devono piangere né lamentarsi.

Tradizioni culturali e riti che noi occidentali possono sembrare crudeli ed inaccettabili; invero, nella nostra società i riti sono cambiati e sono difficili da riconoscere ed i nostri ragazzi si affannano per creare le condizioni che gli permettano di crescere visto che noi adulti non lo facciamo.
Nella società preindustriale, gli anziani della tribù formulavano dei riti di iniziazione che consentissero ai giovani di far morire la condizione di bambino per avviarsi verso la rinascita adulta.

Ma nella nostra società, dove gli anziani hanno perso il loro ruolo di detentori della saggezza universale, i giovani fanno fatica a individuare situazioni precise, riconoscibili e definibili intorno alle quali costruire i loro momenti di passaggio verso l’età adulta; secondo diverse tribù, la vita intera può essere scandita da molteplici fasi e per ciascuna sarebbe possibile individuare un rito di passaggio che delimita un periodo di latenza.

Nella nostra società globale, invece, i riti sembrano andati perduti ed il passare da una fase all’altra della vita finisce per essere così difficile;discorso è tanto più valido per gli adolescenti che vivono in un periodo di cambiamento così rapido e radicale che li sconvolge dal punto di vista fisico, psichico e sociale.

La mancanza di un rito che consenta di ritualizzare questa morte simbolica, i nostri giovani finiscono per sperimentare, in un contesto non protetto,il rischio di andare incontro a una morte reale, perché non riesce a ritualizzare quella simbolica, mettendosi alla guida ubriachi, oppure si spingono al limite dello stordimento per superare le crisi adolescenziali che altrimenti non saprebbero come affrontare.

Da tale angolo visuale la vita dei nostri ragazzi non sembrerebbe molto diversa da quella dei giovani delle tribù primitive manca, però, una cosa importantissima, ovvero un contesto protetto che vigili sulle loro prove e che possa aiutarli quando la situazione si complica.

Ma se le cose stanno davvero così, non sarebbe il caso di ammettere che i nostri giovani, che etichettiamo nei modi più svalorizzanti, senza neppure provare a capirli, sono alla disperata ricerca del loro rito perduto e non possono neppure contare sul consiglio degli adulti? Non sarebbe il caso di aiutarli a strutturare il loro rito affinché sia efficace, pericoloso quel che basta senza mandarli allo sbando?
Nella nostra società anche questo aspetto diventa difficile da realizzare: gli adulti provano senza convinzione a imporre doveri ai giovani e al contempo gli negano i diritti essenziali.

L’iniziazione è presente come concetto in quasi tutti i gruppi culturali, è ritenuta una procedura di fondamentale importanza perché trattasi per i giovani, per Suo figlio, mettersi alla prova, di conoscersi, di esplorarsi: un vero e proprio rito di iniziazione per il quale il rischio diventa sfida e ricerca di eccesso che <<caratterizza “l’ingresso nella vita adulta” e si inscrive perciò in una logica di vita e di speranza>>.

Cosa fare? Se una volta compiuto il “rito di iniziazione”, cioè aver esperito fino in fondo il mettersi alla prova, può risultare difficile che lo stesso rischio venga ripetuto.

Nel caso di episodi sporadici, occasionali è importante avvicinarsi al mondo interiore del giovane, comprenderne le sue emozioni, paure, piccoli e grandi problemi, dimostrarsi empatici.

Non sembrare ansiosi e smarriti tanto da scatenare una reazione ed accrescimento del malessere degli adolescenti, con il rischio di convincerli che non c’è niente da aspettarsi dal genitore e dall’adulto, di instaurare di un rapporto basato sul rifiuto che può condurre ad una continua provocazione e ad un ripetersi di scontri.

Se, invece, un tipo di condotta si ripete (incidenti con conseguenze fisiche, litigi frequenti, ubriachezza in più occasioni, ecc.) è il caso di intervenire con l’aiuto di un luogo di accoglimento e consultazione.

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