Vuoi essere il Campione, il Numero Uno?

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“Gli scacchi sono lo sport più violento che esista”.
(Garri Kimovič Kasparov)

LA TESTA VUOLE UNA COSA, IL SUBCONSCIO DICE NO!
Vuoi essere “il primo”, il “numero uno al mondo”, il “campione”?
“Certo!”
Tutti, almeno con la mente conscia, lo vorrebbero!

Sei pronto ad esserlo?
Pensi di esserne capace?
Sei convinto che ci riuscirai?
Sei pronto a pagare il prezzo per diventarlo?
Sei disposto a fare qualcosa di diverso, per diventarlo?

Ad ognuna di queste domande, razionalmente, molti dei più coraggiosi hanno già ceduto.
Seppure avessi risposto con convinzione ferma, ad ognuna di queste domande e stessi lavorando sodo per ottenere ciò che desideri, non sai che il subconscio mette in atto tutta una serie di credenze sabotanti, giustificazioni e difese, che limitano anche al più impavido la piena riuscita!

Ciò che noi desideriamo in modo conscio e consapevole è solo il 5% di noi stessi. Il 95 % di noi è governato da un pilota automatico che si muove in modo spesso completamente diverso.
Noi desideriamo qualcosa e il nostro subconscio dice NO!

Dimostrarlo è semplicissimo e velocissimo, basta un test muscolare.
Basta solo ripetere il proprio desiderio “voglio vincere il…..”, ad esempio, o una qualsiasi affermazione come “io ho le capacità per vincere il ….”, mentre si sta in una posizione specifica.
Se viene a mancare la forza del muscolo in esame, significa che il subconscio non è d’accordo!

Probabilmente hai trascorso molto tempo a chiederti perché, sin’ora, non hai ottenuto ciò che volevi.
Ora, hai la risposta!
E’ il tuo subconscio a non volerlo e a boicottarti.

“AH, SE AVESSE LA TESTA GIUSTA…!”
Gli sport, sono attività di tipo “Open Skill”, ovvero in cui gli atleta si confrontano con situazioni estremamente mutevoli ed in cui vittorie e sconfitte, possono avvicendarsi in modo spesso anche repentino, così come gli sbalzi di umore e di motivazione.
“Dividi una gara in 3 parti: corri la prima con la testa, la seconda con la tua personalità, la terza col cuore.” (Mike Fanelli)
” Anche se tutte le capacità fisiche sono perfezionate, se la parte mentale non è così forte, è difficile riuscire nel tennis” (Pete Sampras).
Parafrasando un motto di Arrigo Sacchi, allenatore pionieristico della psicologia dello sport, sarebbe come avere una ferrari, senza benzina. “Una 500 con il serbatoio pieno batterà sempre una Ferrari senza una goccia di benzina”.
“Curare solo l’aspetto tecnico non ti porterà molto lontano….. Nei giochi olimpici, tutti sono atleti di talento. Tutti si allenano duramente. Ognuno fa il lavoro che deve fare. Ciò che separa le medaglie d’oro dalle medaglia d’argento è semplicemente il gioco mentale. ” (Shannon Miller)

“La forza mentale distingue i campioni dai quasi campioni”.(Rafael Nadal)
“Il buon golf si gioca in un campo di 14 cm.: lo spazio tra due orecchie” (Bobby Jones)

“Un atleta vive ogni giorno questo dialogo continuo tra mente e fisico, ed è dal loro equilibrio che dipendono risultati e forma.” (Alessandro Del Piero)

Novak Djokovic nel 2011, alla domanda se la chiave di svolta al successo, tra il 2010 e il 2011,  fosse di tipo mentale, ha risposto: “Sì, direi che si tratta probabilmente della stabilità mentale che ho adesso.”
L’ex medaglia d’oro olimpica, Bruce Jenner disse: “Devi allenare la tua mente come alleni il tuo corpo“.
Per Jenner l’allenamento è per il 90% mentale e per il 10% fisico.

Quindi, se è la testa a fare la differenza occorre allenare la testa a fare la differenza.
Ma cosa vuol dire “testa”?
Nell’accezione comune, dei “non addetti ai lavori”, testa è sinonimo di mente e di psiche. Non si fa differenza tra mente conscia ed inconscia.
Come vedremo a breve, invece, la differenza è sostanziale e per diventare un asso, un campione, una leggenda, non basta avere grandi doti fisiche e nemmeno una buona testa, ma un subconscio alleato.

LIMITI DELLA PSICOLOGIA DELLO SPORT IN ITALIA
Le abilità mentali non servono allo scopo se non vengono praticate, allenate ed automatizzate.
In Italia, però, l’importanza della psicologia applicata allo sport fatica a venir fuori.
Siamo ancora molto in ritardo rispetto alle altre nazioni. Non è un caso che la maggior parte della letteratura mondiale sugli aspetti mentali dello sport sia scritta da ricercatori di origine inglese, americana, australiana.

In Italia, alcuni bravi psicologi, affiancano agli allenamenti fisici e tattici, programmi di “coaching mentale”, atti ad affrontare e migliorare:
autostima,
fiducia,
motivazione,
capacità di gestione l’ansia e lasciar andare le paure,
capacità di gestire “gli errori”
capacità di autocontrollo e gestione delle emozoni,
capacità di superare i momenti difficili ed i colpi/obiettivi mancati,
capacità di controllo dello stress,
definizione, focalizzazione e raggiungimento degli obiettivi
capacità di essere presenti e nel qui ed ora
attenzione e concentrazione
atteggiamento mentale positivo
paura di vincere
paura di perdere

Queste virtù sono importanti per chiunque, pensa quanto  possano essere significative per un atleta e possano fare la differenza tra un campione ed uno che non lo diverrà mai.
“Oltre alla condizione fisica occorrono la voglia, la rabbia, la passione, la cattiveria agonistica, la felicità interiore, perché un atleta triste è un atleta che parte sconfitto” (Alessandro Del Piero)
Volersi bene è importante per chiunque. Per un atleta sicuramente è fondamentale: se non ti vuoi bene non riuscirai mai a dare il massimo durante gli allenamenti e in gara e quindi non riuscirai mai raggiungere una prestazione che ti porti alla vittoria.” (Massimiliano Rosolino)
Purtroppo, che sia essa terapia o counseling o formazione, ciò che si fa, di solito, come “mental coach” agisce solo a livello cosciente, ovvero sul nostro 5% di consapevolezza, di parole…… e non sul subconscio, che invece ci governa per il restante 95% del tempo….

Il mental coach italiano ha un linguaggio cosciente. Anche se cerca di scovare eventuali traumi del passato, che possano aver causato le credenze o i comportamenti autosabotanti, si agisce sempre a livello consapevole e la consapevolezza, purtroppo non è risolutiva.

Il subconscio, non è conscio, né consapevole, ha un altro tipo di linguaggio e tutt’altra logica.

SUPER QUANTUM COACH
Il subconscio agisce in base a ipotetici traumi e conseguenti paure, che lo pongono in stato di allerta, di combattimento, di stress e di conseguenti credenze e comportamenti sabotanti.
L’obiettivo primario del subconscio, non è il raggiungimento del piacere, ovvero della vittoria, ma quello della sopravvivenza e dell’evitamento del dolore. Questo è il suo istinto primario.
Il subconscio, agisce, in primis, guidato dalle paure.
Paure e credenze limitanti ci possono boicottare nei momenti più impensati, spesso meno utili e di frequente connessi a qualcosa di nuovo, cosa solita nello sport, che può essere sempre diverso, in ogni momento.
“Mostrami un tipo che ha paura di far brutta figura, e io ti mostrerò un tipo che puoi battere ogni volta.”(Lou Brock)
“La persona che temo di più negli ultimi due giri sono io stesso” Tom Watson

Le paure creano convinzioni, le convinzioni causano modelli comportamentali.
“L’accumulo di modelli, una forma di condizionamento, è un’ancora che frena l’atleta; lo lega e lo porta in una sola direzione, in basso.” Solo “Quando l’atleta ha il cuore puro e la mente libera i suoi strumenti partecipano in queste qualità e svolgono la loro funzione con la massima libertà.”(Bruce Lee)

Oltre alle credenze sabotanti, più o meno comuni a tutti, i campioni devono essere in grado di superarne altre ed acquisire abilità, tutt’altro che comuni.
Tra le convinzioni più limitanti, la concezione sociale che “giocare” non sia una cosa seria, che sia una perdita di tempo, che si debba scegliere un “lavoro vero”… Prima di diventare campioni e quindi di saper trasformare un gioco in lavoro, inevitabilmente, i campioni devono, coscientemente o no, affrontare questa credenza sabotante. Molti, purtroppo, non ci riescono e restano sempre ad un passo dal traguardo…
Eppure lo sport è tutt’altro che gioco, richiede abnegazione, sacrificio e disciplina di vita. Attitudini non sempre facili da adottare e di solito contrarie al comune pensare, quindi non “installate” nel proprio cervello.
Attitudine importante è anche quella di affrontare la depressione, una sintomatologia spesso celata, ma piuttosto frequente, a causa del notevole carico emotivo e dei frequenti alti e bassi.
Tra queste credenze sabotanti si annoverano anche le tre classiche difficoltà riscontrabili tra gli atleti, la paura di vincere, quella di perdere, ovvero l’ansia da prestazione e la sindrome del campione, comportamenti specifici che assumono le sembianze di veri e propri “auto-sabotaggi”.

Per “convincere” il subconscio:
1) in primis, bisogna fargli DEPORRE LE ARMI, sostituendo alla “immagine/causa” negativa, una positiva. Ovvero ABBASSANDO IL LIVELLO DI STRESS/ALLARME/COMBATTIMENTO.
2) Poi bisogna RESETTARE, ovvero cancellare certe credenze e comportamenti, usando il suo linguaggio.
3) In seguito, bisogna insegnarli, con programmi e tecniche di SUPER-APPRENDIMENTO, nuove credenze potenzianti, incentrate sulla verità, ovvero, su qualcosa di accettabile dal subconscio e che non lo metta in ulteriore difesa.
4) In fine, bisogna creare NUOVI PERCORSI neuronali, con un ALLENAMENTO costante e visualizzazioni ad hoc. In esse ci si collega ad eventuali vittorie passate, si visualizzano e si vivono quelle future desiderate, si agisce come se “già fossero” e si creano ancoraggi fisici condizionanti. Di quest’ultima sezione, sono piccola parte, quella usata da alcuni coach, ovvero la “visual imagery”, nonché le tecniche di mind fulness, che aiutano l’atleta ad apprendere ad essere focalizzato e concentrato, nel presente.
La snowboarder Jamie Anderson ha dichiarato di aver vinto l’oro, anche con l’aiuto della meditazione, tecnica che, in qualsiasi modo venga svolta, tende ad abbassare i livelli di stress e ad accrescere ala capacità di essere nel “qui ed ora”, piuttosto che invischiati in schemi mentali negativi passati.
Oggi sono molti gli atleti che usano la meditazione come pratica quotidiana nei lori allenamenti, tra questi ricordiamo: Kobe Bryant, Tiger Woods , LeBron James e Kerry Walsh.

Tutto questo fa parte dell’unico percorso italiano, di SUPER QUANTUM COACH, ovvero un super allenamento quantico, basato sulla ginnastica per la psiche “quantum gym”.
Super, perchè si adottano tecniche di superapprendimento.
Quantum, perché si basa sui principi della fisica quantistica, secondo cui, ogni realtà è possibile, se si apprende a guardare il mondo nel modo corretto allo scopo… Per farlo, bisogna eliminare e ristrutturare i “filtri” del subconscio… Cosa possibile in pochissimo tempo (anche pochi minuti) con “quantum gym”.
Coach, perché è un vero e proprio super allenamento della psiche, del subconscio e del cervello.

Resettando le informazioni negative, risanando i conflitti, diminuendo il livello di stress ed adottando tecniche di superapprendimento e di ristrutturazone del subsconscio, è possibile acquisire competenze personologiche utili a raggiungere i propri scopi atletici e professionali.
L’istinto primario è quello della sopravvivenza.
Ciò che facciamo istintivamente, quindi, è ciò che è guidato dall’evitamento della “morte”, del dolore, della paura.
Liberati dalle paure, resetta le tue convinzioni e migliorerai le tue prestazioni.
“Inverti ogni istinto naturale, fai il contrario di quello che faresti per inclinazione, e probabilmente arriverai ad essere molto vicino al perfetto swing.” (Ben Hogan)

Con quantum gym, la vita diventa frutto del proprio volere!
Con quantum gym, la mente dice “SI”, è il nostro subconscio dice “SI!!!”
Con quantum gym, la  parte cosciente vuole qualcosa (e lavora per ottenerla) e il  subconscio la SUPPORTA!

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