Il Periodo critico per l’Acquisizione-Apprendimento delle Lingue non native

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Il bilinguismo è considerato uno dei maggiori problemi attuali, acausa dell’importanza della conoscenza di altre lingue, oltre a quella madre,dal momento che ci offre diversi vantaggi, di cui il più importante è senza dubbio quello di poterci integrare meglio nel mondo del lavoro.

Inoltre spesso sentiamo parlare di lingue seconde e straniere,pensando che non ci sia alcuna differenza,anche se non è proprio così.

Infatti conoscere una lingua seconda significa acquisirla in modo spontaneo, implicito, senza conoscere le regole: ad esempio vivendo all’estero, trascorrendo molto tempo con stranieri, o meglio ancora se si hanno famigliari di nazionalità diversa dalla nostra.

Al contrario la conoscenza di una lingua straniera avviene studiandola sui banchi di scuola, all’università, o seguendo dei corsi, perciò in questo caso essa viene appresa in modo formaleed esplicita, cioè memorizzando regole.

Come tutti noi sappiamo, il periodo prepuberale, ( 0-8 anni ),è considerato il periodo magico per l’acquisizione-apprendimento delle lingue non native,ed è proprio per questo motivo che l’educazione bilingue bisognerebbe incominciarla fin dai primissimi anni di vita, trascorso questo periodo tutto diventa più difficile.

Per spiegare il motivo di ciò, bisogna prima parlare del cervello e del suo funzionamento,  visto che l’argomento è inerente a ciò.

Esso è suddiviso in due emisferi:destro e sinistro, che a loro volta sono suddivisi in vari lobi, nell’emisfero sinistro si trova l’area di Broca: cioè la sede del linguaggio,che è collegata con la memoria implicita,che è presente nel bambino fin dai primissimi anni di vita, e che riguarda tutto ciò che noi impariamo inconsapevolmente, senza neanche accorgercene, come ad  esempio camminare,mangiare, oppure proprio per l’appunto la lingua madre.

Inoltre il cervello è costituito da neuroni, che sono delle cellule nervose, che hanno il compito di scambiarsi informazioni tra di loro, mediante connessioni, chiamate sinapsi.

Queste cellule sono avvolte dalla mielina, che è una sostanza proteica, che ha il compito di proteggere i neuroni, e di rendere più veloce la sinaptogenesi.

Adesso che ho spiegato il funzionamento del cervello, posso spiegare il perché del periodo magico.

Durante il periodo prepuberale il cervello è più giovane e plastico, in quanto nell’area di Broca, (sede del linguaggio), la connessione tra neuroni è al massimo della sua potenzialità, cioè della sua effcacia, e dato che l’apprendimento linguistico a livello neurobiologico consiste proprio in uno scambio di informazioni tra neuroni, tutto ciò rende facilissimo in questo arco di tempo l’acquisizione-apprendimento di altre lingue,oltre a quella madre, fino a diventare dei veri e propri poliglotti.

Trascorso questo periodo tutto diventa più difficile a causa del processo di mielinizzazione.

Infatti quando la mielina si sviluppa i neuroni si invecchiano, cioè si atrofizzano, rendendo più difficile e lenta la sinaptogenesi, e di conseguenza anche l’apprendimento linguistico, che come ho precedentemente spiegato,consiste proprio nella connessione tra neuroni.

Le varie zone del cervello non mielinizzano tutte nello stesso arco di tempo: in alcune zone questo processo avviene fin dai primissimi anni di vita, in altre da adolescenti, mentre ci sono delle zone che non mielinizzano mai.

Nell’area di Broca, come ormai è facile capire, i neuroni si mielinizzano durante il periodo puberale.

Pertanto ora sorge una domanda: dove sono localizzate nel cervello le varie lingue di un poliglotta?

Esse se vengono acquisite durante il periodo prepuberale vengono lateralizzate come la lingua madre nell’area di Broca, in caso contrario non più in quella zona ormai mielinizzata quasi completamente, ma in zone più periferiche, che a differenza dell’area di Broca, non sono collegate con la memoria implicita, bensì con quella esplicita, che riguarda tutto ciò che noi impariamo consapevolmente,cioè con cognizione di causa: come ad esempio una lingua straniera appresa sui banchi di scuola.

Inoltre le lingue bisogna acquisirle in modo spontaneo e naturale, e non apprenderle, cioè studiando e memorizzando regole, o perlomeno affiancando allo studio della grammatica, della sintassi e della morfologia anche l’acquisizione, se vogliamo essere capaci di utilizzarle nella vita quotidiana.

Una delle differenze più evidenti tra chi acquisisce una lingua precocemente, ed in maniera naturale ed informale, e chi invece le apprende tardivamente ed in ambiente scolastico consiste proprio nella lentezza del processo linguistico.

In sostanza, chi appprende una lingua non nativa dopo il periodo critico ed in maniera esplicita e formale, non sviluppa automatismi linguistici, e quando comunica in una lingua diversa dalla propria tende a tradurre dalla lingua madre alla seconda, rallentando in questo modo i processi comunicativi.

A prova del fatto che esiste un periodo critico per l’acquisizione-apprendimento delle lingue non native, prendiamo in considerazione ed analizziamo il caso in cui sia la prima lingua, cioè la lingua madre ad essere acquisita-appresa tardivamente.

Tutti noi abbiamo sentito parlare dei ” bambini selvaggi”,che abbandonati nei boschi appena nati, o durante i primissimi anni di vita,,crescevano come animali, fino ad assumerne i comportamenti, ed in casi peggiori un poco anche le sembianze.

Quando, fortunatamente, venivano ritrovati, sia pure molti anni dopo, questi bambini venivano ospitati in dei centri di recupero ed aiutati da un’equipe di medica composta da psicologi,pedagogisti neurologi e linguisti, affinchè si inserissero nella società, diventassero comuni cittadini, ed imparassero a parlare.

Purtroppo, però questi ragazzi, anche dopo molti anni di intenso trattamento psicologico, comportamentale e linguistico, non riuscivano ad imparare bene la la propria lingua madre.

Pertanto, alla base di ciò, possiamo affermare che il nostro cervello è programmato per imparare a parlare in un determinato periodo della nostra vita.

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