Quando un Bambino ruba

I furti che meritano un approfondimento dal punto di vista psicologico, sono quelli compiuti a partire dall’età di sei anni, e coincidono con l’entrata nella scuola primaria.

In età prescolare, i bambini non hanno ancora insito il concetto di proprietà privata. L’idea di “mio” si sviluppa prima di quella di “tuo”: durante i primi anni di vita, i piccoli sono molto egoisti e vorrebbero avere il possesso di tutto ciò che li circonda. Il furto, una condotta che se isolata non ha di per se un significato patologico, è l’alterazione del comportamento più frequente e rappresenta il 70% circa delle condotte delinquenziali minorili. Viene commesso in percentuale maggiore dai maschi rispetto alle femmine. Per poter parlare di furto, come si diceva prima, è necessario che il bambino abbia acquisito la nozione di “proprietà”, oltre la differenza tra “bene” e “male”.

I piccoli iniziano a rubare in casa, poi passano ad ambienti frequentati, come la scuola o determinati negozi. Il senso di colpa dunque, non è presente nei bambini più piccoli, mentre caratterizza i più grandi: questo spiega perché gli oggetti rubati sono spesso lasciati in posti visibili, quasi a suscitare una punizione. Ma quali sono le origini delle condotte antisociali in età evolutiva? Perché un bambino arriva a rubare, aggredire, distruggere?

Il contesto familiare del bambino che commette furti è, nella gran totalità delle volte, un contesto di assenza, di mancanze reali o affettive, caratterizzato da un eccesso di rigore o di lassismo completo. Molti autori sottolineano come il bambino che commette un furto stia cercando di riappropriarsi di qualcosa che gli spetta di diritto. Attraverso l’atto di rubare, il piccolo innesca un meccanismo di “autorisarcimento”: se viene privato di affetto o di attenzione, il furto diventa una via per compensare queste mancanze.

Per Donald Winnicott, uno dei massimi esponenti della scuola psicanalitica che hanno contribuito alle osservazioni sui bambini insieme a Melanie Klein e Anna Freud, la buona crescita coincide con il costituirsi progressivo di un Sé, con una esperienza profonda di integrazione interna, di unità e di continuità. L’unità e la continuità del Sé, si fondano sulla permanenza di un ambiente capace di contatto e di ascolto, sulle cure materne “sufficientemente buone”, su tutto quello che, nel linguaggio winnicottiano, è stato chiamato holding, in pratica tenere, contenere. Grazie a questa esperienza originale e fondante si costituisce in età evolutiva un luogo interiore abitato da oggetti rassicuranti e creativi.

Le tendenze antisociali dei bambini e degli adolescenti, dunque, vanno capite in questo contesto. Sono tendenze che nascono per il venir meno, in qualche modo, della protezione, del contatto, della fermezza dell’ambiente che circonda il piccolo, nella rottura della continuità di vita, nella perdita, immaginaria o reale, di un oggetto d’amore; sono l’indicatore di una crisi e una richiesta di attenzione. Winnicott distingue tra queste il furto e la distruttività. Entrambe si generano nella crisi della relazione tra il bambino e l’ambiente ma si distinguono in certa misura per le diverse richieste affettive che consentono di intravedere.

Il bambino che ruba cerca di ritrovare un oggetto d’amore, una struttura familiare perduta, le cure e le attenzioni di una madre. Il bambino che distrugge cerca un ambiente fermo e stabile, un perimetro saldo che impedisca la sua stessa distruttività. In entrambe le condotte vi è la ricerca oscura di un luogo conosciuto e perduto in cui la mente è stata nutrita, l’aggressività accolta e controllata. Solo il generarsi di una situazione in grado di ascoltare e accogliere i bisogni profondi ma anche di essere un limite alla distruttività, fornisce al bambino la possibilità di superare la deprivazione e di interiorizzare buoni oggetti rassicuranti e degni di fiducia.

Come devono comportarsi i genitori se scoprono che il figlio commette un furto? In primis, mai sottovalutare il significato di questo gesto, anzi, cercare insieme al piccolo la motivazione, evitando i giudizi negativi per non compromettere la sua stessa identità; non riprendere il bimbo in pubblico; ricordare che la comunicazione è la base di un rapporto positivo: bisogna parlare con il bambino, non al bambino; dare la possibilità di riparare alla “cattiva” azione, accompagnandolo a restituire l’oggetto rubato e a chiedere scusa alla vittima; ascoltare le sue ragioni, cercando di capire le nostre eventuali mancanze genitoriali; ridare al piccolo attenzione, comprensione e considerazione.

Bibliografia essenziale

Winnicott D.W., traduzione di Mascagni M.L.;Gaddini R., “Il bambino deprivato”, Edizioni Cortina Raffaello, Milano, 1986.

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