La Risoluzione del Conflitto all’Interno della Comunicazione

La vita delle persone si svolge in società, all’interno di gruppi o comunque sempre in contatto con qualcuno con cui confrontarsi, capita spesso che gli individui hanno lo stesso obiettivo da raggiungere, come per esempio due persone che presentano la loro candidatura per il medesimo posto di lavoro, in casi del genere il conflitto è inevitabile in quanto ognuno cerca di ottimizzare i propri risultati (Tjosvold, 1993).

Da alcuni esperimenti è emerso che gli esseri umani diventano competitivi più di quanto serva e anche quando non è necessario farlo, anzi in alcuni casi sarebbe più conveniente e produttivo collaborare. Quando vi è conflitto la comunicazione verbale e non assume una forma molto particolare. Durante una conversazione svolta da due o più partecipanti può capitare che nasca una divergenza, ovvero una visione contrapposta della realtà, a questo punto i colloquianti si agitano e la discussione si anima. Se la controversia viene gestita nei limiti della gentilezza e dell’educazione, la conversazione non degenera, in casi contrari può sfociare nel conflitto. In situazioni del genere, gli interlocutori cercano di affermare la propria identità in tutti i modi possibili, anche nella squalifica dell’altro interlocutore, quindi azzittendolo completamente con toni di voce elevati, gesti e senza smettere di parlare; un esempio di espressione conflittuale ove una persona cerca di affermare la propria identità potrebbe essere:

<<Non ci sei solo te! Esisto anch’io>>

Vi sono dei segnali che fanno capire che la conversazione sta prendendo una brutta piega, e anche se tutti hanno la competenza comunicativa per comprendere quando una conversazione varca il limite della discussione e si tramuta in conflitto, ce ne sono alcuni che fanno intendere con certezza che si tratta di questo: la scarsa coerenza logica degli argomenti, i richiami e il modo in cui i parlanti esprimono la loro opinione.

Il conflitto di più facile comprensione è quello aperto, ovvero quello fatto di insulti e offese dirette, a differenza di questo, quello indiretto è dichiarato con da espressioni linguistiche che veicolano significati che si lasciano intendere senza esser espressi con parole dirette. Al di la di queste due tipologie che si oppongono l’una all’altra, vi sono altri tipi di conversazioni conflittuali come per esempio le impertinenze comunicative, il dare ad intendere e il malinteso intenzionale. Con la prima definizione si definisce l’azione di prendere alla lettera quello che dice un’altra persona senza considerare il contesto e gli usi linguistici, come per esempio:

<<Sai dirmi dove si trova Via del Corso?>>

<<si!>>.

Dare da intendere è un esempio calzante della comunicazione conflittuale, in quanto si serve dell’inganno senza che questo esista realmente, dire per esempio all’arrivo di qualcuno:

<<Peccato sei arrivato.. pensavamo non venissi più!>>.

Infine il malinteso intenzionale: un errore di comprensione parte del ricevente di quello che sostiene il parlante, è fondamentale risolverlo subito, prima che questo sfoci in conflitto. Quando la situazione conflittuale si instaura all’interno di una relazione è davvero molto complicato uscirne fuori, si stabilisce in essa, non si riescono più a capire le ragioni che l’hanno fatto scaturire, quando si arriva a questo livello, ognuno considera l’altro causa del litigio e giustifica il suo comportamento come una reazione agli attacchi dell’altro, gli interlocutori si accusano l’un l’altro senza arrivare mai ad una evoluzione della conversazione in senso positivo, infatti il conflitto è per sua natura circolare, per esempio una tipica conversazione di una coppia in conflitto potrebbe essere:

<<io mi isolo perché lei mi accusa>>

<<io ti accuso perché ti isoli>>.

Il conflitto non deve necessariamente visto in maniera negativa, è infatti nel modo in cui questo viene risolto che diventa positivo e soprattutto costruttivo per il rapporto.

Da una ricerca Vuchinic nel 1990 ha individuato alcuni meccanismi di chiusura del conflitto, ne vengono qui citati alcuni:

sottomissione: uno dei due accetta la posizione dell’altro

compromesso: quando ci si viene incontro

stallo: ogni partecipante mantiene la sua posizione

Chi scrive ritiene che il modo migliore per risolvere una comunicazione conflittuale sia la Metacomunicazione, comunicare sulla comunicazione, ovvero il prendere le distanze dal motivo di discussione, dal contenuto della conversazione per concentrarsi sui processi relazionali, sulla presa di coscienza del punto di vista dell’altro che diventa un motivo di riflessione, un modo per conoscere l’altro e un momento di crescita personale, tutto questo aiuta a prender consapevolezza maggiore anche di se stessi. La cosa migliore da fare per sciogliere un conflitto, qualora si fosse davvero interessati a farlo è ascoltare attivamente e non solo udire l’altro, è necessario ascoltare il doppio di quanto si parla per poter comprendere le motivazioni che l’hanno spinto a comportarsi in un determinato modo, fare una analisi delle proprie espressioni comunicative e nei modi in cui sono state pronunciate le parole.

SACKS H. L’analisi della Conversazione.(2007)Roma. Armando Editore

ANOLLI L. Fondamenti di Psicologia della Comunicazione. (2006) Bologna. Il Mulino

MANNETTI L. Psicologia Sociale. (2002) Roma. Carocci

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