Il Problem Solving e l’Apprendimento

“Problem solving”, in inglese, significa letteralmente risolvere problemi.

Questo termine è stato utilizzato, originariamente, soprattutto in riferimento ai problemi logico-matematici, ma negli ultimi anni è stato sempre più utilizzato per riferirsi all’abilità nell’affrontare problemi di ogni genere in modo positivo ed efficace.

Per padroneggiare la metodologia del problem solving, non occorrono competenze specifiche legate ad una determinata area di conoscenza ma, piuttosto, quelle competenze trasversali che consistono nel riuscire a guardare i problemi da un punto di vista differente per trovare soluzioni che possono essere sotto gli occhi di tutti ma non facili da cogliere.

Compito del problem solving è quello di trasformare un problema ben definito in un progetto da gestire. Se il problem setting individua cosa fare, il problem solving individua come farlo.

La capacità delle organizzazioni di risolvere i problemi dipende dalle competenze degli individui che la compongono e le competenze degli individui dipendono dalle esperienze che si possono fare direttamente e dalle conoscenze che si possono ricevere e trasmettere. La gestione della conoscenza, e all’interno di questa dei processi di cambiamento, è sempre più considerata vitale per la sopravvivenza delle organizzazioni: prova ne sia la sempre più diffusa costituzione di Corporate University all’interno delle organizzazioni che considerano il capitale intellettuale come una delle principali risorse disponibili. Queste risorse debbono essere continuamente monitorate e aggiornate con processi di apprendimento.

La soluzione di un problema può essere vista come un processo di apprendimento in cui il primo passo consiste proprio nel comprendere (o apprendere) la natura del problema, il suo contesto e le possibili vie di soluzione. Per converso il processo che un individuo compie durante l’ apprendimento può essere molto simile a quello svolto durante la soluzione del problema con il vantaggio però di avere un docente o un referente con cui confrontarsi.

Scrive H. J. Leavitt: “l’apprendimento e la soluzione dei problemi sono due processi inseparabili. Quando noi risolviamo dei problemi, impariamo a conoscerli.”

Dato che, una volta risolto il problema, ne diventiamo automaticamente “problem solver” e possiamo utilizzare la nostra esperienza e i nostri errori per aiutare altri a risolverlo,esistono delle regole, che a volte vanno sotto il nome di leggi generali dell’apprendimento, che vale la pena ricordare poiché, anche se quasi tutti concordano con esse, nella pratica dell’insegnamento vengono spesso dimenticate:

1. l’apprendimento risulta più efficace quando il soggetto è motivato ad apprendere. Nella pratica è sempre utile che chi apprende possa sapere cosa si vuole trasmettere, quali sono gli obiettivi del percorso formativo e quali vantaggi può trarre dalle nuove conoscenze

2. è più facile apprendere compiti comprensibili che compiti complicati ed oscuri. Benché questo principio possa sembrare banale, tuttavia è frequentemente trascurato dagli esperti e i professori che adottano spesso un linguaggio sofisticato e ricercato come segno della loro preparazione e competenza scientifica

3. il rinforzo, o una conferma sulla positività del comportamento adottato, migliorano l’apprendimento. Il rinforzo è positivo non solo perché è gradevole sapere “che si è sulla buona strada”, ma anche perché l’ apprendimento è un processo controllato che necessita di un circuito di feedback

4. l’ apprendimento attivo è più efficace di quello passivo. Tutte le ricerche tendono a dimostrare che i soggetti imparano in modo decisamente migliore quando partecipano attivamente al processo di apprendimento che non quando subiscono passivamente un insegnamento. I procedimenti attivi richiedono però insegnanti molto più preparati e qualificati, che siano in grado di seguire i soggetti attraverso i meandri dei loro procedimenti mentali tollerando anche un certo grado di ambiguità e vaghezza

5. l’ importanza dell’esercizio per buona parte dei processi di apprendimento è indiscussa. È determinate il fatto che gli esercizi siano variati, interessanti e non troppo lunghi da svolgere

6. l’ apprendimento graduale è più efficace di quello concentrato. La regola è generale, ma può avere delle eccezioni parziali e talora totali, nei casi di apprendimento “tutto o niente”, risoluzione di problemi o progetti di cambiamento radicale

7. l’apprendimento di una totalità sistematica è più efficace dell’apprendimento sequenziale delle parti che costituiscono il tutto. Questo principio trova la sua migliore esemplificazione nel principio adottato dalle gerarchie militari: “in un primo tempo gli dico quello che sto per dirgli, poi gli dico quello che devo dirgli; e infine riassumo quello che gli ho detto”

8. il discorso unicamente verbale o scritto, su un dato ambito cognitivo non ne facilita in misura apprezzabile l’ apprendimento. Questa legge presuppone evidenti collegamenti col punto 4) relativo all’apprendimento attivo e passivo, più specificatamente l’ insufficienza del linguaggio come unico veicolo per l’apprendimento e per la soluzione dei problemi.

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