Metafore e Paradossi

La psicoterapia è stata paragonata a un viaggio attraverso la giungla, nel quale è talvolta impossibile vedere l’obiettivo finale e nel quale non si può controllare, dal punto di partenza, quale strada sia la più breve e facile… spesso la cosa migliore è programmare il viaggio per tappe. Un buon modo di procedere è quello di salire su un albero, verificare la strada sino al punto successivo…e poi ripetere la procedura tante volte quanto è necessario fino a raggiungere l’obiettivo.

…Può darsi che ci sia bisogno di fissare e raggiungere lungo la strada degli obiettivi intermedi, equivalenti agli alberi sui quali chi viaggia nella giungla si arrampica per verificare la fase successiva del suo cammino. Ciascuno di questi obiettivi intermedi è una possibilità di passare in rassegna i progressi compiuti e forse anche di fissare un nuovo corso. Per spiegare questo processo ai pazienti può essere utilizzata la metafora della ‘giungla’, oppure qualsiasi altra metafora che affronti il tema dell’avanzare in un viaggio fase per fase. (1)

Se la strada diretta è interrotta prenderne una indiretta Milton H. Erickson

L’inconscio parla e reagisce con immagini , simboli e quindi metafore; perciò è il linguaggio analogico (quello cioè dell’emisfero cerebrale non dominante ) quello che meglio si adatta all’inconscio. In psicoterapia è molto più efficace una buona immagine mentale che tante analisi, spiegazioni, definizioni.

Watzlawick fa una distinzione tra quelli che chiama schemi di linguaggio dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro. Secondo quest’autore noi sogniamo nel linguaggio dell’emisfero destro e anche le battute, i paradossi, la poesia, gli aforismi… le ambiguità, le allusioni e naturalmente le metafore vengono comprese…nell’emisfero cerebrale destro. Nessuna di queste forme di comunicazione si affida alla comunicazione diretta, digitale, logica delle idee, che è compito dell’emisfero sinistro…

Watzlawick è convinto che in molti dei problemi più difficili da trattare che il paziente presenta al terapeuta quello che è necessario è un cambiamento di ‘secondo ordine’. Il cambiamento di secondo ordine….implica andare al di là della semplice applicazione di misure logiche (come provare di più) per passare a qualcosa di meno logico, come per esempio ridere dei precedenti tentativi di provare di più, addirittura impiegare un approccio totalmente paradossale…E’ nell’emisfero destro, afferma Waztlawick, che avvengono i processi responsabili del cambiamento di secondo ordine. Per entrare in contatto con l’emisfero destro, l’emisfero sinistro deve essere bloccato. Watzlawick considera l’emisfero sinistro come una specie di guardiano logico che mantiene i sistemi relativi alla risoluzione dei problemi della persona lungo certe linee predeterminate. (1)

Forse le informazioni più importanti che i terapeuti possono ricavare dal bambino sono quelle delle esperienze positive riguardanti hobby, film, personaggi dei cartoni animati o dei fumetti, compagni di gioco, animali, avvenimenti, ricordi e altro, che abbiano avuto un effetto benefico. Questa messa a fuoco delle esperienze positive differisce dagli approcci tradizionali in cui viene posta in risalto l’area del problema. Come terapeuti, noi siamo pienamente consapevoli della forza esercitata da ricordi e traumi dolorosi, ma tendiamo a minimizzare o semplicemente a trascurare il corollario di questa realtà: anche all’aspetto positivo può essere associata una valenza altrettanto potente…Queste associazioni piacevoli possono fungere da ‘biglietto d’ingresso’ al personalissimo mondo interiore delle risorse del bambino. Ci aiutano inoltre a formare la ‘struttura di fondo’ della metafora, con il ricorso a scene, attività e avvenimenti già familiari al bambino. (2)

La goffagine del bambino che cerca di stare in piedi, coi piedi incrociati e così via, è simile alla goffaggine di noi tutti quando cerchiamo d’imparare qualcosa di nuovo.

Con la descrizione dei plausibili tentativi del bambino nel suo apprendere a stare in piedi e a camminare, Erickson favorisce la regressione dell’ascoltatore a livello infantile.

…ricorda inoltre al paziente che imparare è o è stato difficile, ma che imparerà, se persiste…

Voi non sapete come avete imparato a stare in piedi, ma possedete quell’informazione.

Questo era uno dei più importanti principi di Erickson: la fiducia che la persona possa trovare , nella propria storia naturale, le risorse per superare il problema per il quale sta cercando aiuto. In questo racconto, egli ricorda alle persone che esse possiedono delle risorse delle quali non si rendono conto. (2)

Mentre si sta creando rapport è meglio di solito accettare la concezione delle cose che ha il paziente. I pazienti esprimono talvolta varie paure ingiustificate, preoccupazioni, pensieri depressivi o idee ossessive…

Milton Erikson…aveva un modo di accettare le affermazioni dei pazienti e allo stesso tempo aggiungervi qualcosa di significativo. Così se una paziente veniva da lui e gli diceva di sentirai molto depressa, di non avere speranze per il futuro e di aver pensato di uccidersi, lui le diceva: “Dunque, lei si sente molto giù, molto depressa, ha poche speranze per il futuro e ha pensato di uccidersi, e non sa davvero per quanto tempo si sentirà così o quando la depressione finirà”.

In una tale interazione il terapeuta non ha negato nulla di ciò che la paziente ha detto, ma ha aggiunto una coda alla fine della sua risposta, che alla paziente è difficile negare; effettivamente è vero che non sa quando finirà la sua depressione, tuttavia la frase del terapeuta contiene anche il messaggio implicito che in un qualche momento del futuro la depressione finirà.

E’ possibile portare ulteriormente avanti questo processo ed esaminare possibili momenti futuri per la cessazione della depressione, per esempio dicendo una cosa del tipo: “Lei non sa se durerà un’altra settimana, o due settimane, o forse addirittura tutto un mese”.(1)

Metafore artistiche

Sono produzioni artistiche quali disegni, dipinti, modelli in creta o in plastilina, strutture costruite col Lego o qualsiasi altra produzione rappresentante uno stato di emozione, un’esperienza o qualche altro elemento che possa essere di importanza nel processo del trattamento. Questa tecnica è valida soprattutto coi bambini.

Se un bambino dice di essere arrabbiato o addolorato, gli si può chiedere di disegnare questa ‘rabbia’ … Oppure gli si può chiedere di disegnare il suo dolore, e poi disegnare che aspetto ha quando il dolore diminuisce. La fase successiva potrebbe essere di disegnare il suo miglioramento…E’ un utile strumento che il terapeuta infantile può utilizzare per stabilire un’efficace comunicazione coi suoi pazienti.(1)

Sotto il profilo etimologico un paradosso è un’asserzione che va contro (in greco parà) l’opinione comune (doxa). Ma la sua definizione più esauriente e più largamente accettata è quella coniata dal filosofo inglese Mark Sainsbury, secondo il quale un paradosso è «una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili, mediante un ragionamento apparentemente accettabile». Il compito dei paradossi: mettere in discussione le nostre convinzioni, denunciare la fallacia dei ragionamenti intuitivi con i quali spesso cerchiamo di decifrare i fenomeni che ci circondano.

La sua celebre pipa dipinta in realtà è una pipa e non lo è.

Lo è sotto il profilo semantico (quell’immagine significa la pipa), ma non lo è sotto il profilo sintattico (quell’immagine non sarà mai una pipa da fumare).

“Ceci n’est pas une pipe”. Infatti dice Magritte:”Chi oserebbe pretendere che l’immagine di una pipa è una pipa? Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi, non è una pipa”. E’ chiaro che la pipa del quadro non può essere fumata. E’ un paradosso logico-linguistico che sconvolge le nostre tranquille aspettative teoriche e visive.

Magritte ne «I due misteri» dipinge un’enorme pipa e, sotto, un cavalletto con un altro quadro che riproduce a sua volta una pipa, ma con la scritta: «Ceci n’est pas une pipe».

Magritte spiazza colui che guarda: ci sono due pipe oppure due disegni di pipe? O una pipa e il suo dipinto o due dipinti di una pipa vera, oppure due disegni che non sono e non rappresentano né l’uno né l’altra e a che cosa dunque si riferisce la frase scritta sul quadro nel quadro?

Parlando di paradossi, ci ancoriamo alla definizione operativa datane da Tennen: “tattiche e manovre che sono apparentemente in contrasto con gli scopi della terapia ma che in realtà sono progettate per raggiungerli”.

Paradossali, in parole povere, sono allora tutti gli interventi che prevedono un’esplicita prescrizione del sintomo, o almeno il fatto di lodarlo, connotarlo positivamente, incoraggiarlo, preoccuparsi che possa sparire troppo alla svelta ecc.. (3)

Note

(1) P. Barker, L’USO DELLA METAFORA in PSICOTRAPIA, Roma, ASTROLABIO, 1987.

(2) M.H. Erickson, LA MIA VOCE TI ACCOMPAGNERA’, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1983.

(3) M. Selvini Palazzoli, S. Cirillo, M. Selvini, A M. Sorrentino, I giochi psicotici nella famiglia, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988

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