La Goccia Scava la Roccia

Ha collaborato Clizia Sardo

… Tutto sembrava garantire un’atmosfera conviviale allegra e spensierata, quando, all’improvviso, si è scatenata una bufera dialettica. Guerra aperta tra la “Buttafuoco”, che sentenziava, incapace di sentire i campanelli d’allarme di alcuni studenti, e un’esperta del δαίμων, che ne sottolineava i disturbi psicosomatici e i danni provocati nei casi in cui anche la scuola mina la fiducia di chi è vittima della cecità da distrazione. La splendente Selene già si allontanava sul cocchio tirato da cavalli bianchi per lasciare spazio alle frecce saettanti di Febo Apollo e la diatriba continuava … Bla bla bla … Profonde riflessioni su teorie degne di tanta attenzione, ma, forse, poco incisive per imprimere un sigillo nel cuore degli educatori e interagire nella politica scolastica.

Il momento focale veramente significativo di quella tiepida notte di ottobre, invece, è stato rappresentato dalla discussione su 200 GIORNI, frutto di uno studio più che decennale attraverso cui Lucia Maria Collerone, in pagine di alto lirismo, esamina gli effetti della DISLESSIA sin dal primo rivelarsi e chiarisce come essa non sia una malattia né un handicap con danni cerebrali, tanto è vero che la Legge 170, 08-10-2011 non ne prevede l’insegnante di sostegno. L’autrice, eterodiegetica solo in apparenza, seguendo il percorso evolutivo di una sedicenne con disturbo ontogenetico evolutivo di tipo misto su base genetica e neurobiologica, trasferisce nel romanzo, insieme a ricordi, esperienze e conoscenze dirette, validissime proposte metodologiche, nel tentativo di portare una ventata di aria fresca nelle fredde pareti di scuole in cui i professori rifiutano inconsciamente di acculturarsi su tale realtà. Nel romanzo, infatti, con geniale acutezza e senza alcuna vis polemica, sottolinea le perplessità che incontrano i docenti quando si entra in contatto con questi studenti BeDoli … no … Beboli … deboli e manifesta la necessità di seguirne l’intero sviluppo nel graduale passaggio dalla dipendenza verso l’autonomia, quando il bambino diviene adulto e cittadino a tutti gli effetti. L’obiettivo basilare della Dottoranda di ricerca in scienze cognitive è incentrato sulla necessità di creare un team teaching capace di concordare le misure tra psicologo e neuropsichiatra che fanno la diagnosi, da un lato, terapista e insegnanti, dall’altro, affinché si costituisca una rete con un approccio omogeneo capace di influenzare tutti coloro che vivono il problema, gli insegnanti, perché prediligano attività sostanziate in ricerca azione per lʼimplementazione di scelte metodologiche capaci di favorire il potenziamento delle abilità di lettura, scrittura e calcolo, i genitori, perché non si sentano soli, i ragazzi con disturbi dell’apprendimento (DSA), perché si dichiarino disposti al cambiamento.

In questo prezioso laboratorio socioculturale dalle molteplici sfaccettature, spicca l’autodiegetica Lorena Bellante che, coniugando l’intelligenza vivace con il desiderio di apprendere le strategie multisensoriali promosse dall’Associazione Internazionale dislessici, tende alla conquista faticosa e progressiva dell’integrazione. L’opera, ambientata in una cittadina del Centro Sicilia, ha un incipit in medias res e proietta il lettore dentro un’aula scolastica nel momento in cui, l’io narrante, sin dalla prima ora, affida le sue traGGedie al diario. Il dramma si scatena ex abrupto, nel momento in cui l’iracondo Hitler, anzichè chiederle la brochure con la diagnosi di DSA, la ridicolizza di fronte alla classe e la lascia seduta in un anColo, basiLISCA, con la voglia di sveLiarsi soltanto alla fine della scuola. La principessa titanicamente protesa a combattere il dio delle onde, nel subire le accuse laceranti del lanciafiamme austero, sente la propria autostima frantumarsi, sta malEEEmalEEE, le trema la mano, si sente basiLISCA,vorrebbe Cridare, scaPare, sparire, sparire, sparire … ma reagisce e, per allentare l’ansia, scrive, in forma epistolare, un Vademecum strutturato in 4 punti; si rivolge apparentemente alla sola Tenebra, nella segreta speranza di farla sclerare, e, in climax, condurla alla paranoia suicida, ma, allusivamente, parla anche a quanti l’affliggono con i loro attacchi verbali più lesivi di una punta di spada. Nel Consiglio di classe, infatti, non è solo la bestia intollerante ad assumere il ruolo del farmacista scrivano, attento semplicemente a risultanze fredde e asettiche; nella galleria dei Docenti-tipo si distinguono anche il Temibilis Arimondi, la Bellaaddormentata in stato preletargico, la frivola Prof.ssa Giaconia, l’insensibile “Soloabitifirmati”, Sir Biss bzbz bzbz bzbz bzbz, Sartù, tutti in attesa della pensione programmata dal Ministero a Centoventi Anni, mentre gli allievi, con una palla rutilante al cuore, subiscono la scuola in attesa spasmodica del campanello salvifico. Tra i pochi e preziosi gioielli, il Proffiii, che allenta le tensioni degli studenti facendoli lavorare con un sottofondo di musica classica, la Prof.Ssa Caronia, che è costantemente sollecita nei loro confronti, e, soprattutto, “Mitica”.

La Prof.ssa Di Martino, figura a posteriori di Lucia Collerone, senza nascondersi dietro la tracotanza dell’IO SONO UN’ADULTA, chiama i ragazzi per nome, si preoccupa del loro mondo interiore e dubita delle folli corse verso programmi ministeriali artificiosi e fittizi. La ragazza si affida a questi angeli senza ali, spiegando loro che, sotto stress o di fronte a troppe informazioni “sdirrupate” simultaneamente, diventa più lenta del regionale Trapani-Caltanissetta, legge “fischi per fiaschi”, commette errori “a muzzu”, sostituisce / elimina / aggiunge sillabe, vede ondeggiare le righe, roteare le parole, danzare le lettere … Nello studio della lingua straniera, poi, è messa in difficoltà dalla carente memoria verbale a breve termine, soprattutto perché, abituata all’ortografia trasparente dell’italiano, l’idioma britannico, senza regole fisse né per la pronunzia di ogni fonema né per la decodifica delle varie lettere e dittonghi, la fa piombare in uno stato terrorANgoscia. Che fare? La studentessa, anche in questo caso, trova il suo punteruolo e, se la Prof disattende il dicktat ministeriale imposto per i DSA, ricorre al bricolage con il volto di Santo Paolino Nicosia, dimostrando l’assioma apodittico secondo cui esiste sempre un modo per imparare le cose e che l’importante è trovarlo!!! Le “diavolerie” e tutti gli strumenti compensativi o dispensativi necessari, insomma, le sono indispensabili per non affondare, tenere alta la Cuardia, proteGersi, avere tutto sotto contrLo, fermamente determinata a sfidare, di volta in volta, ostacoli più diffusi di quanto non si pensi, articolati nelle varie sfaccettature di Disgrafia percettivo-motoria, Discalculia e Disnomia … La studentessa, inoltre, incontra particolari difficoltà nel gestire le dispercezioni visive determinate dalla Disprassia motoria … BAM … Urta gli oggetti … BAM … il fianco nello spigolo … BAM … un livido enorme, un altro lago nero … altro spigolo … e … BAM … il gesso si spezza e precipita … Non è una trottola e nemmeno è svogliata, distratta, disattenta, decerebrata, né ha un problema di limitata acuità visiva, la fanciulla ipersensibile facile alla tenera commozione, piuttosto, è negativamente condizionato dal fatto che il cervello processa l’azione da compiere, ma il corpo e la gestualità sono meno veloci del pensiero e … BAM …

Nel sistema attanziale, che pullula nell’universo di 200 GIORNI, nessuno passa inosservato, neanche i compagni e il personale ATA; nella galleria di tipi umani restano vivi nella mente del lettore il signor Luigino, sempre disponibile nei confronti dei “caruseddi”, chiama “aCCasa” se i “picciutteddi” hanno difficoltà o richiede il pEMEsso fiMmato dal PresiTO, l’anoressica Mariella Picari, la coraggiosa Sara Sciarrino con Cosanica, la Supercostanza nuova di zecca rinnovata dopo la sofferenza … e, poi, Santo Calabrese, Cataldo La Mattina, Totò Carroccio, Giada, Marika … Tutti personaggi dinamici che, nello scorrere nei 32 capitoli, crescono, si conoscono, si scontrano, imparano a volersi bene vicendevolmente e decidono di pedalare insieme … Soltanto SLURPPirrello fRedRgrafo … fediGAfo … non ha mai resipiscenza, offendendo, quasi volontariamente, chi, come Antonio, pur avendo perduto salute, giovinezza, libertà, è sempre in cerca di uno spiraglio nella disperazione, deciso a non concedere a nessuno la chiave dell’ascensore della sua vita … Un grave incidente con il motorino lo ha reso tetraplegico, inerme davanti alla propria esistenza, ma la malattia gli ha fatto scoprire nuovi criteri di comportamento e, con gli occhi pieni di luce, sfida sé stesso … SA – RA … BIM – BO … e Valerio Virone? … WOW … Eccolo, ‘u frati picciddu del dio chitarra” emerge dall’ombra alla 34esima pagina come uno sbuffo dell’Etna che tinge di colori incandescenti la notte nera; si siede accanto a Lorena, che, sfrontaTAtamente compiaciuta, “s’imparanoia”, “arrussichia, si “apporpa” a lui. I due ragazzi, diventati subito amici, cominciano a condividere lo studio pomeridiano e le proprie esperienze … Tutto ok, tranne i sospetti di Lorena sul mercoledì misterioso … Cosa fa il “picciotto da sballo”? Con chi va? I tanti dubbi trafiggono il cuore e la gelosia comincia a bruciare, al 15cesimo capitolo la grande verità … Biribì fa volontariato all’ospedale di oncoematologia pedriatica e, per un paio di ore, con la risoterapia, fa dimenticare le occhiaie blu, i capelli rasati, i corpicini smunti … Da tanta emozione nasce la Birillina dispensatrice di sorrisi per i “bimbigemme” e la luce in fondo al tunnel diventa più luminosa …

Il romanzo è anche una prova artistica trascinante, in virtù della quale la Collerone, con encomiabile competenza, produce un cortocircuito con il lettore e gli chiarisce, attraverso la lingua accessibile perfino ai non specialisti, concetti di accreditata valenza scientifica in maniera semplice, immediata, piacevole, decisamente esaustiva. La fortissima incidenza di Lucia si deve anche allo stile che è terso, cristallino, rinvigorito dall’accostamento eretico tra il registro colto di chi narra e le espressioni tipiche che, in ipotiposi, esprimono il mondo interiore di ragazzi di sedici anni della provincia siciliana. Il livello vigoroso dell’opera e le strutture sintattiche sono adeguati allo status sociale dei parlanti, in un rimando ininterrotto tra terminologie rigorosamente formali, che fanno espresso riferimento a Leggi, Circolari ministeriali, diagnosi cliniche, delucidazioni rigorose, e dialoghi vivaci, che si intercalano a proverbi, esclamazioni di parlate locali, intrusioni dialettali, espressioni crude, doppi sensi, metafore, similitudini, metonimie, storpiature dell’italiano corretto, arditi arcaismi e, soprattutto, ai vivaci neologismi modellati sugli errori lessicografici di Lorena, dalla pasta con le CoZZOLe, alla loMOCOtiva, alle STRASfomazioni, ai deTati, ai caVROccoli …. La terminologia scelta dalla scrittrice, in ogni caso, non è affatto insormontabile, anzi, proprio grazie alla strategia discorsiva scelta, convalidata da intenti mimetico- descrittivi, alcune scene hanno un gusto inconfondibile e diventano uno dei motivi trainanti del loro successo. Efficace anche la scelta continua di espressioni in inglese che, specialmente nei titoli, fanno parte del vissuto giovanile; sono testi di canzoni che i ragazzi ascoltano e studiano per suonarle con la loro band, una sfida a chi pensa che i dislessici non possano imparare le lingue straniere, dimostrando che, se con l’inglese hanno qualche incertezza a scuola, cantando con gli amici ne introiettano la pregnanza semantica. I più gettonati, tra i mezzi comunicativi usati dagli adolescenti, sono i diari segreti, le e-mail, i cellulari di nuova generazione e, principalmente, gli short message service con cui la farfallina raggiunge immediatamente gli interlocutori di giorno, di notte, a scuola, a casa, ovunque e sempre. Le regole espressive, oltre a ciò, per comunicare l’ansia, la forza o le espressioni visive e uditive, richiamano echi futuristi nella distinzione tra caratteri scritti in neretto e normali, nella differenza di dimensione delle lettere, nell’uso abituale di fonosimbolismi, negli accostamenti paratattici, nella collocazione delle parole in libertà.

Degna di rilievo anche l’immagine di copertina disegnata da Jacek Chabraszewski, funzionale per il lettore che, in essa, sin dal primo contatto tangibile con il libro, coglie le difficoltà e il conseguente bisogno dei soggetti interessati di ricercare un modo nuovo di utilizzare le proprie immagini mentali. Una PORTA CHIUSA, è vero, richiama le complicanze a cui i dislessici vanno incontro, ma rappresenta anche un filtro fisico indispensabile per travalicare i vecchi schemi … Una ragazza apre la porta e cerca di interagire con il mondo esterno; è sbigottita per gli ostacoli che potrebbero frapporsi al suo divenire, ma la curiositas è, comunque, una spinta propulsiva di grandissima potenza. Tali riflessioni scaturiscono anche dalla prerogativa dei colori; nello sfondo rigorosamente bianco, che preconizza le pagine di un’esistenza non pienamente goduta, spiccano i capelli al vento, segno vitale di una forza interiore capace di neutralizzare con audacia il nero della lavagna. La tensione verso eccelse vette è codificata anche dal lilla rosato dell’ametista, la pietra che accentua la chiarezza del pensiero, che mantiene desti e vigili, che rende consapevoli ed equilibrati a costo di trasformarsi in “dela … dela … delatraditori … delatori”. Dietro la porta, nascosta, si potrebbe avvertire la presenza di una guerriera con la cassetta degli attrezzi per ogni problema, la mamma di Lorena, che, in nome di tutte le mamme che vivono le stesse ansie, è una donna dolcissima e, contemporaneamente, una iena pronta a disintegrare chiunque tenti di compiere, anche inconsapevolmente, una violenza psicologica sui suoi cuccioli, l’eroina che ha intuito, prima di tutti, la presenza del disturbo, che ha creduto nelle virtualità della figlia, che ha cercato ogni strategia per aiutarla, che ha mobilitato il nonno, ha implicato lo zio Carlo, ha coinvolto il papà, ha trascinato la nonna per impegnare la bimba con “filastrocche, disegni sparsi per tutta la casa, letterine scritte sulla sabbia, numeri realizzati con la plastilina o la pasta per le pizze … E via … A …B … ABICI DI EFFE GI …

18 € ben spesi, dunque, per questo lungo racconto rivolto a tutte le età, che deve essere letto con molta attenzione per non perdere nulla del coinvolgente discorso; uno scorrere distratto delle pagine, infatti, rischierebbe di far perdere qualche indispensabile anello dell’avventura esistenziale di personaggi magistralmente guidati da un’attiva istanza superegoica sempre pronta a schiudere il paesaggio interiore di chi si trova in difficoltà. Ci si augura, perciò, che vada in porto l’iniziativa della trasposizione filmografica dell’opera perché il linguaggio cinematografico, fortemente sintetico, denso di informazioni e congeniale agli stili cognitivi degli studenti, dimostrerebbe, con le necessarie, preventive e successive discussioni, come la trama di 200 GIORNI non sia soltanto la narrazione lineare della microstoria di un’isola sperduta nell’oceano, ma un modo per meglio descrivere un disturbo spesso misconosciuto da quella Macrostoria che, con le gambe accavallate, infarcisce i propri … bla bla … senza adeguato coinvolgimento. La Sharadafilm di Roma, proprio per impiantare un ulteriore valido supporto all’azione didattica con l’elemento visivo e convertire definitivamente l’indifferente e infastidita moltitudine che affolla i salotti del sabato sera, ha già acquistato i diritti cinematografici del manoscritto originale e ha avviato un percorso di collaborazione con la Rai; se il progetto sarà realizzato, l’effetto a specchio, grazie agli aspetti più prettamente profilmici, consentirà di favorire ulteriormente l’approccio circolare delle risonanze sulla DISLESSIA e di riflettere, decifrare, interpretare anche messaggi inconsapevoli relativi alla realtà messa in scena. La fiction di 200 GIORNI potrà siglare, con maggiore incisività, i nodi problematici che costituiscono la tessitura capillare del romanzo, evidenziare le incognite a essa correlate nelle sue implicanze socio-metodologico-scientifiche e sottolineare come la bimba urlante a braccia aperte, in virtù dell’incondizionata fiducia, abbia imparato a indossare le ali per superare il labirinto del suo cuore in tempesta … E la fantasia del lettore galoppa mentre l’explicit ritorna, contrastivamente, ai battibecchi dell’incipit … Si immagina che, a conclusione della storia, davanti a una gremita libreria, le labbra infernali della Buttafuoco si siano schiuse per rendere meno buie le tenebre dell’incomprensione … Si immagina che la Buttafuoco, solitamente tesa a soffocare pure il cinguettio degli uccelli, stia distribuendo le copie del romanzo, tenendo per mano Lorena, la ragazza che ha meritato l’otto in italiano perché ha saputo guardare oltre il filo spinato … Chissà! … Anche il corpo senza cuore, che s’infuriava con la “giuiuzza bedda”, pur non ammettendolo, potrebbe indossare gli occhiali rosa, capire che il confronto attivo ha una funzione apotropaica e implica la capacità virtuale di superare lo scoramento e di scatenare una lotta condivisa contro l’indifferenza, l’intolleranza, l’ingiustizia … Chissà! … La goccia scava la roccia, e anche lei, con voce rotta dall’emozione, unendosi al coro di quanti hanno vissuto i 200 GIORNI di scuola sullo stesso treno dell’autrice, potrebbe dire … GRAZIE, LUCIA!!!

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