Mio Fratello non è Figlio Unico


E’ stato fatto molto per far sì che l’intervento riabilitativo rivolto al bambino disabile funzioni anche da riequilibratore psicologico del contesto familiare in cui è inserito. Oggi la famiglia rappresenta uno dei punti focali del minore disabile. In questa visione tutti i componenti della famiglia, genitori, fratelli, diventano protagonisti di scelte e decisioni che riguardano il bambino disabile e che, di conseguenza, riguardano tutti i membri della famiglia. L’esperienza di un minore disabile in famiglia viene vissuta, però, in maniera diversa dai genitori e dai fratelli(o sorelle). Sono infatti due dinamiche differenti.

La presenza di un bambino con disabilità ha un profondo effetto sui genitori, che si ritrovano a dover fare i conti con medici, leggi, ospedali, certificazioni, istituzioni. Inoltre, soprattutto le mamme, spesso sono costrette a lasciare il proprio lavoro per poter accudire al meglio il figlio. Ovviamente oltre al lato “pratico” c’è il lato psicologico che viene altamente provato: l’avere un figlio disabile può provocare angoscia e frustrazione per quel figlio che non potrà mai avere la vita che si era sempre immaginata per lui.Inoltre vedere un figlio stare male è sempre, per i genitori, uno dei dolori più grandi che possa esistere.

Ma altrettanto effetto profondo lo subiscono gli altri bambini della famiglia: i fratelli e sorelle della persona disabile. Il rapporto tra fratelli è sempre una componente centrale nella vita e nello sviluppo di un individuo e si sviluppa come una relazione che è per sua natura paritaria.

Anche in presenza di un fratello disabile tale relazione è di grande importanza e influenza lo sviluppo di entrambi. I fratelli “normali” si devono, volendo o no, adattare ad un fratello “speciale” che molto probabilmente prenderà la maggior parte del tempo e delle attenzioni dei propri genitori. Si sa che la maggiore focalizzazione dell’attenzione degli adulti su colui che presenta evidenti difficoltà può innescare dinamiche particolari come iperesponsabilizzazione e iperprotezione.

Mentre in passato si credeva che il rapporto fraterno, dove uno fosse portatore di handicap, sarebbe stato meno positivo e meno affettuoso, oggi in alcuni casi si è riscontrato l’esatto contrario: gli studi di Stoneman (2001) hanno dimostrato come il rapporto fraterno con un disabile risulti più positivo di un convenzionale rapporto tra fratelli.

Altre ricerche hanno evidenziato come il rapporto tra fratelli può essere diverso quando uno di questi presenta una disabilità specifica. Hellen, Gallagher e Fredrick (1999) hanno osservato l’interazione tra fratelli quando uno di questi presenta una disabilità sensoriale ed è stato dimostrato che il bambino non disabile tende a prendere un ruolo di aiuto e quindi un ruolo adulto nei confronti del fratello disabile. In fin dei conti si sa: vivere con persone malate e/o disabili porta automaticamente i bambini a crescere più in fretta. Molti vengono portati, anche involontariamente, ad “adultizzarsi” e responsabilizzarsi, invece che nella classica forma “step by step”, in una maniera più diretta.

C’è da dire però che, mentre prima le famiglie erano lasciare sole nel mediare il rapporto del figlio disabile con quello non disabile, oggi le cose si sono notevolmente evolute. In alcune disabilità, come l’autismo e la sindrome di Asperger, ci sono metodologie che investono del tempo proprio nel creare relazione tra il bambino autistico o Asperger, mediate dai terapisti. Anche nel caso di piccoli pazienti oncologici si investe molto per creare una relazione con i fratelli del paziente, soprattutto cercando di far capire cos’è la malattia e a non aver paura nè del fratello malato nè dell’ospedale.Ci sono poi le scuole che rivestono un ruolo fondamentale per quanto riguarda la sensibilizzazione di tutti i bambini verso la disabilità ma, purtroppo, i troppo casi di bullismo (soprattutto verso i bambini Down) nelle varie scuole d’Italia che campeggiano spesso sui telegiornali, dimostrano che c’è ancora molto da “sensibilizzare”.

E’ ovvio che l’individualità di ogni singolo bambino porta le relazioni con i fratelli disabili ad essere diversa l’una dall’altra ma, i metodi educativi e gli aiuti psicologici, spesso offerti da associazioni fondate e costituite da altri genitori di bambini disabili, possono aiutare le famiglie a far sì che i loro bambini possano vivere sereni, e consapevoli, la loro “speciale fratellanza”.



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