Bambini Diversamente Abili e Integrazione Scolastica


l tema  dell’accoglienza e dell’integrazione rappresentano una sfida per una scuola che intenda essere tale: una scuola che non può essere lasciata da sola, senza mezzi, senza rete di supporto. L’argomento di riflessione è il mostrare come si possono affrontare e superare le barriere, non tanto architettoniche, quanto culturali ed economiche, se c’è volontà, chiarezza e determinazione riguardo al come operare. In un tale clima tutti comprenderanno che ciascun bambino ha un unico desiderio: essere riconosciuto, accettato, accolto per quello che è. Di conseguenza l’inclusione di bambini diversamente abili è un indicatore di qualità. In Italia abbiamo superato l’approccio specialistico e il modello medico riabilitativo che considerava la disabilità solo come una questione medica e registriamo una maggiore responsabilizzazione degli insegnanti e della comunità scientifica, tuttavia un ostacolo a una politica di integrazione è la diffusione negli ultimi tempi di una cultura orientata alla competizione e all’efficienza.

L’integrazione è un processo che caratterizza la scuola italiana da quasi trent’anni. Tale esperienza prese avvio nei primi anni ’70 come conseguenza della profonda contestazione rivolta agli istituti e alle strutture emarginanti dove, fino a quel momento, venivano assistiti ed educati i diversamente abili: molte delle scuole speciali esistenti vennero chiuse e i bambini in situazione di handicap furono inseriti nelle classi della scuola comune. Nei decenni successivi si determinò una consistente evoluzione culturale e concettuale rispetto al tema dell’handicap, accompagnata da un parallelo progresso in termini legislativi: venne superato l’approccio dell’uguaglianza, per cui il bambino handicappato doveva essere il più possibile come gli altri, per assumere l’approccio della diversità come risorsa individuale, per cui ciascun alunno è diverso da tutti gli altri per elementi di storia e di identità, per stili di apprendimento e per capacità comunicative e cognitive.

Il termine integrazione ha sostituito quello di inserimento nell’ambito scolastico, sociale e legislativo, segnando il passaggio dalla realtà del bambino disabile inserito nella scuola, ma sostanzialmente isolato ed evitato, alla fase in cui ci si impegna attivamente perché egli sia pienamente integrato nel gruppo dei suoi coetanei, della scuola, del territorio. La scuola può svolgere un ruolo attivo, nell’ottica dell’inclusione: accogliendo il bambino in situazione di handicap e la sua famiglia; creando un ambiente favorevole allo sviluppo del bambino; collaborando con la famiglia e favorendo lo sviluppo di una rete formata da servizi e professionalità diverse, che includa anche la scuola stessa e la famiglia, avendo come obiettivo il prendersi cura del bambino in senso globale, non solo dal punto di vista scolastico. L’alunno disabile non deve essere semplicemente inserito in una classe: la scuola deve impegnarsi a identificarne le possibilità, gli interessi, le potenzialità e i punti di debolezza per facilitarne la piena integrazione nel gruppo. Integrare non significa livellare, cancellare le differenze individuali, ma valorizzare le risorse degli alunni, assegnare a ciascuno ruoli diversi e complementari e favorire lo sviluppo di una fitta rete di relazioni amicali. Nel corso degli ultimi decenni non sono mancate, nella scuola italiana, esperienze ben riuscite di integrazione di alunni con difficoltà. Sono stati realizzati progetti di supporto che hanno dato esiti positivi, aumentando l’autostima e le capacità scolastiche e relazionali di tanti ragazzi in situazioni di disagio.

E’ fondamentale creare in classe un clima favorevole non solo alla riuscita didattica ma anche allo star bene a scuola. L’ideale sarebbe un ambiente cooperativo tra gli studenti, in cui le prestazioni del singolo vengano valutate in relazione ai propri precedenti risultati e non confrontate con standard esterni o con le prestazioni dei più bravi. Dimostrare stima ai bambini e avere fiducia nelle loro capacità di crescita è senza dubbio utile a creare un clima sereno e positivo, in cui ogni alunno può sperimentare ed apprendere anche dai propri errori. I genitori devono inoltre poter avere fiducia negli operatori che lavoreranno con il loro bambino. Perché questo avvenga, è necessario che gli insegnanti coinvolgano la famiglia facendole assumere un ruolo propositivo e attivo. L’accoglienza vera, autentica, sostanziale è quella che si estrinseca nell’impegno di promozione dello sviluppo, della formazione, dell’educazione e dell’istruzione degli alunni.

La scuola non può offrire stimoli formativi uguali a tutti gli alunni, in quanto ciascun alunno ha le sue peculiari esigenze formative, i suoi ritmi ed i suoi stili di apprendimento. Di conseguenza le mete formative devono essere personalizzate. In tale prospettiva, nella nuova scuola, nella scuola dell’autonomia, vi saranno obiettivi formativi nazionali, intesi alla formazione della persona e del cittadino. Anche se tali obiettivi formativi sono sostanzialmente uguali per tutti gli alunni, essi saranno però sempre personalizzati, almeno nei livelli e nelle forme del loro conseguimento. Tutti gli alunni impareranno la lingua italiana, ma ciascuno la parlerà con le sue personali inflessioni. Da trent’anni la scuola italiana sta affrontando il problema dell’individualizzazione dell’insegnamento. Il grande salto di qualità che essa deve realizzare consiste nella realizzazione di un’organizzazione educativa e didattica che sia differenziata, individualizzata, personalizzata per tutti gli alunni, e non soltanto per determinate categorie, quali gli alunni diversamente abili. Cambierà qualcosa in questi prossimi anni? Qualcuno inizierà a considerare la disabilità un’opportunità, una possibilità offerta ai “normali” di crescere e riconoscere l’altro anche se diverso? I bambini disabili sono bambini esigenti, e richiedono una scuola esigente, nonostante la strada da percorrere sia lunga e faticosa.

Un’accoglienza con la A maiuscola, non solo come atto di umana generosità, ma anche e soprattutto un dovere al quale nessuno deve sottrarsi.

Bibliografia

Monografia

-Canevaro A. ( 1999), Pedagogia speciale. La riduzione dell’handicap, Bruno Mondadori, Milano;

-Cornoldi C., Zaccaria S. ( 2011), In classe ho un bambino che…L’insegnante di fronte ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Giunti Scuola, Firenze;

Riviste

-Contadin C., L’integrazione scolastica degli alunni disabili, in Psicologia e scuola, Settembre-Ottobre 2010 n. 11, Giunti Scuola Edizioni, Firenze;

Sitografia

-Tenuta A. (n.d.), L’accoglienza del bambino disabile nella scuola, in http://www.edscuola.it;

-Associazione Tutti a scuola ONLUS, in http://www.tuttiascuola.org;

-Rugiero A. (n.d.), Scuola e inclusione dei bambini in situazioni di handicap, in http://www.gli-esperti.it

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